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lunedì 14 Ottobre 2019

Kissinger e Putin amici a Mosca mentre Trump guarda

Prossimo faccia a faccia tra Putin e Trump al G20 in Germania. E alla vigilia, Henry Kissinger, il novantenne ex Segretario di Stato da Putin a Mosca. Quasi per caso, che rimane la versione ufficiale a cui non crede nessuno. Ad Amburgo Washington e Mosca parleranno di Siria e di sfere d’influenza. La valle dell’Eufrate torna spartiacque in Siria.

Trump Putin quasi per caso
Faccia a faccia tra Putin e Trump. Gli “sherpa” hanno lavorato bene, preparando un incontro più che mai indispensabile in un periodo in cui, almeno apparentemente, la tensione in Medio Oriente ha toccato il culmine. Giovedì scorso, ad Amburgo, il National Security Advisor della Casa Bianca, H.R. McMaster, ha annunciato il meeting, che si terrà nel corso del prossimo G-20, in Germania. Per la verità, il comunicato dell’alto funzionario americano non è proprio stato di una chiarezza cristallina, anzi, secondo molti osservatori rivela la fase di confusione mentale che attraversa la foreign policy a stelle e strisce. McMaster, infatti, mischiando funghi e carote, ha detto che occorrerà confrontarsi con la Russia che tenta di destabilizzare il Medio Oriente “come a suo tempo fece con i Balcani”.

Problema Russiagate
Contemporaneamente, però, il National Security Advisor ha detto che si cercherà di rafforzare la cooperazione con Cremlino. Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte. Tanto per far capire che Trump continua a cercare una sponda in compare Putin, anche se ci si guarda bene dal premere il piede sull’acceleratore. Dietro l’angolo, infatti, c’è lo scheletro nell’armadio del cosiddetto Russia-gate, che alimentato dall’FBI, rischia di portare il Presidente-tycoon a un rovinoso impeachment. Per questo i consiglieri di Trump lo stanno guidando per mano, imponendogli un’andatura lenta, molto lenta, quasi fatta con i piedi di piombo. Misurando i passi uno a uno. Da sottolineare, inoltre, che nell’ambito dell’offensiva diplomatica a tutto campo, Trump visiterà anche Varsavia, dove presiederà una sorta di mini-vertice dell’Europa Centro-Orientale.

Volpe Kissinger
Tornando al dialogo con la Russia, a chi gli chiedeva quale fosse l’agenda del confronto con Putin, il consigliere per la Sicurezza Nazionale americano ha risposto che non c’è un scaletta predeterminata. Bugia, perché, udite udite, Trump ha rispolverato dagli scantinati della diplomazia quella vecchia volpe di Henry Kissinger. E, nel caso specifico, a chi diceva che le vecchie volpi finiscono sempre in pellicceria, si potrebbe rispondere che questa volta sono finite addirittura al Cremlino, a chiacchierare con zar Putin di tutte le incombenze attuali, per cercare un’intesa a largo spettro che eviti catastrofici confronti. Chi consiglia Trump non è un fesso e si è messo da parte, chiedendo di chiamare chi sa fare bene il suo mestiere: quel Kissinger che ha dimostrato in ogni epoca di conoscere a menadito ogni angolo del Cremlino e ogni personaggio che si muove dietro le icone del potere russe.

Volpe Putin
La questione di fondo è che dall’Unione Sovietica alla nuova Santa madre Russia, il salto è stato grande, ma alcune costanti, nei rapporti di forza, sono rimaste inalterate. Insomma, Kissinger conosce bene i suoi polli e sa anche come cucinarli a fuoco lento o, comunque, come confrontarsi senza essere beccato. Certo, Putin pollo non è, anzi sembra più un falco in attesa di lanciarsi su qualche pecorella smarrita. Però, come dicevano i latini, “est modus in rebus”, cioè c’è modo e modo di fare le cose. E lui, vecchio ufficiale del Kgb, sfrutta tutta la sua esperienza per vincere senza stravincere. O, almeno, quando non si può arrivare a tanto, per pareggiare senza perdere. Tattica e strategia, teoria dei giochi, e “dilemma del prigioniero”, per citare solo alcuni passaggi cari agli studiosi di relazioni internazionali, per compare Putin sono solo giochetti quotidiani. Con i quali lui si trova a suo agio.

Inaffidabile Trump
Incredibilmente, alla veneranda età di 94 anni, Kissinger si sta rivelando invece il pezzo più forte dell’Amministrazione Trump. Segretamente, dietro le quinte, questo vecchio mostro sacro della diplomazia, sta mettendo tutta la sua esperienza al servizio del Presidente-palazzinaro, che con un tale formidabile adviser alle spalle può dormire sonni più tranquilli. A patto che tenga ben chiusa la bocca e la finisca di sparare fesserie a ogni pié sospinto. Ma questo, siamo sicuri, è il primo consiglio che il vecchio Kissinger gli avrà dato: “Caro Donald, quando vuoi dire qualcosa, addenta un hamburger e occupa la bocca in un altro modo. Fai parlare quelli che pensano per te. Fidati.” Ovviamente, dalle parti del Congresso, c’è chi rema contro lo sprovveduto tycoon catapultato alla Casa Bianca come l’asteroide che sterminò i dinosauri.

Minacce a vanvera
Così, a detta di molti esperti, Trump ha dovuto fare la voce grossa con Assad (e per la proprietà transitiva con i russi), minacciandolo di scatenare un’offensiva missilistica preventiva contro le forze governative “in procinto di usare i gas nervini”. Almeno per chi gli ha creduto. In effetti, il capo del Pentagono, James Mattis, si è affrettato a mettere le mani avanti, dicendo che l’avvertimento di Washington ha funzionato e che Assad se ne starà buono, a cuccia. La pantomima è servita per tacitare la marea di critiche rivolte contro la Casa Bianca a proposito della conduzione della guerra siriana. E dei presunti gentlemen’s agreement con il Cremlino. Quello che è sicuro è che gli americani, in questa fase, stanno porgendo un ramoscello d’ulivo ai russi, tornando a garantire la divisione in sfere d’influenza, con la valle dell’Eufrate utilizzata come spartiacque.

Problema Siria
Sembra di capire che a ovest di quella linea e che, quindi, tra il Golan e la Giordania, Bashar al-Assad potrà continuare a contare sul sostegno delle milizie sciite iraniane, afghane e di Hezbollah. Tutto ciò con l’obiettivo di evitare possibili incidenti di percorso con le forze aeree russe, che hanno l’esclusiva sui cieli del sud-ovest della Siria. Le uniche perplessità riguardano il fronte interno Usa. A qualcuno potrebbe saltare il ticchio, fino al punto da indurlo a sabotare senza mezzi termini questa nuova manifestazione di “volemose bene” tra Mosca e Washington. Molto dipenderà da quello che avrà saputo fare il vecchio drago, Henry Kissinger.

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