• 24 Febbraio 2020

Guerra alle ‘intenzioni di Assad’, dagli Usa sfide pericolose

Ci risiamo: pericolosi venti di guerra globale tornano a spirare nella tormentata regione del Medio Oriente. Secondo molti analisti, gli americani starebbero preparando un attacco preventivo contro le forze di Assad che operano nel sud della Siria, tra il Golan e il confine giordano. Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer ha messo le mani avanti, affermando che il Pentagono ha concrete notizie di movimenti “di armi chimiche” da parte dell’esercito di Damasco. E ha aggiunto: “Aspettatevi presto novità”.

Nell’area staziona la portaerei George H. Bush, che lo scorso aprile sparò 59 missili da crociera contro le truppe di Assad, dopo un presunto lancio di gas nervini. Nell’occasione si sfiorò lo scontro frontale con le forze russe che operano nell’area. Adesso la situazione, che sembrava essersi stabilizzata, torna al capolinea. Dopo gli ultimi blitz dei cacciabombardieri israeliani nella zona di Quneitra e dopo l’intervento degli aerei americani che hanno portato all’abbattimento di un “Sukhoi” di Damasco, Putin è stato molto chiaro.

Non saranno tollerati altri interventi della coalizione a ovest dell’Eufrate, una linea ideale che fissa due sfere di influenza tacitamente concordate da Mosca e Washington. Qualsiasi aereo Usa (o drone o missile) intercettato nello spazio aereo reclamato dai russi, sarà considerato un potenziale bersaglio e potrebbe essere abbattuto. Non bisogna avere studiato strategia militare per capire che si tratterebbe di una escalation sconsiderata, dagli esiti finali inimmaginabili. Ma dietro le accuse di Washington sui presunti preparativi di Damasco circa un prossimo attacco chimico, si nascondono forse altre verità.

I ribelli anti-Assad finanziati e sostenuti dalla coalizione hanno lanciato un’offensiva contro lo schieramento governativo siriano sostenuto dalle milizie sciite Hezbollah, iraniane e, addirittura, da gruppi d’assalto provenienti dall’Afghanistan. Il problema vero, secondo i russi, è che questi i ribelli antigovernativi sono zeppi di fondamentalisti islamici di derivazione qaidista (al-Nusra). Il Cremlino sostiene che gli americani stanno mettendo le mani avanti per lanciare un blitz aereo preventivo contro l’armata siro-sciita schierata ai confini di Israele e della Giordania.

La portaerei russa Admiral-Kuznetsov

In effetti, il governo di Gerusalemme negli ultimi giorni ha esercitato pressioni su Trump perché sostenesse un attacco diretto a “liquidare” le milizie di Hezbollah ormai giunte a soli 3 km dai confini del Golan. Anche le autorità di Amman temono infiltrazioni sciite lungo i loro confini. Insomma, parlami suocera e intendimi nuora, gli americani starebbero per intervenire pesantemente nel conflitto con la scusa di prevenire (o di punire) un ipotetico attacco chimico da parte di Damasco. Se fosse vero, sarebbe un gioco molto pericoloso, fatto sulla pelle di tutti.

Piero Orteca

Piero Orteca

Piero Orteca, giornalista, analista e studioso di politica estera, già visiting researcher dell’Università di Varsavia, borsista al St. Antony’s College di Oxford, ricercatore all’università di Maribor, Slovenia. Notista della Gazzetta del Sud responsabile di Osservatorio Internazionale

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