giovedì 18 luglio 2019

‘Esternalizzazione delle frontiere’, in Africa le guardie armate Ue

Il Consiglio europeo dei giorni scorsi doveva decidere anche sui migranti. Il ricollocamento fallito dei migranti tra i Paesi per l’opposizione dei paesi dell’est Europa. Ne dovevano accogliere 20 mila su 160. Adesso per loro (forse) le sanzioni. Molto ha discusso, poco ha deciso sulla riforma del sistema europeo di asilo, i principi di responsabilità e solidarietà.
Ma intanto, ‘Esternalizzazione delle frontiere’, che se anche vengono commesse crudeltà, non è colpa nostra

Anche per la sicurezza e il controllo delle frontiere nazionale e quelle d’Europa, ormai vale la ‘esternalizzazione’, l’appalto si diceva una volta.
Al Consiglio europeo le parole pesano, anche perché solo quello si produce: «Esternalizzazione del controllo attraverso il sostegno logistico militare alla Libia e ai paesi al bordo del Sahara». I Paesi del Sahel primo schieramento armato a difesa dell’Europa.
«Una cooperazione rafforzata con i paesi di origine e di transito dei migranti, e -per le belle parole e i buoni sentimenti- il rafforzamento nelle attività di ricerca e di salvataggio, che rimane una priorità».
Sul concreto, «Formazione ed equipaggiamento della guardia costiera libico è un elemento chiave dell’approccio dell’Unione Europea e dovrebbe essere accelerato». Così sappiamo di cosa si tratta.

Frontiere esterne dell’Europa
Federica Mogherini all’avvio del Consiglio, aveva puntato sul controllo delle frontiere esterne con l’esempio del Niger, snodo fondamentale dei flussi di migranti. «Nel maggio del 2016 avevamo 70mila immigrati irregolari che passavano attraverso Agadez, nel maggio di quest’anno siamo a 5mila. È chiaro che i risultati stanno cominciando a venire. Sarà un lungo lavoro, deve essere sostenuto da molti investimenti, soprattutto da tutti gli Stati membri».
L’Italia, per parte sua, il 6 luglio ospiterà a Roma alcuni Paesi ‘di transito’. «Abbiamo fatto l’accordo con la Libia, l’abbiamo fatto col Niger, adesso lo dobbiamo fare con altri Paesi africani», recitano dal ministero degli interni. Sbirri alterativi a quelli di casa, e non tenuti ad osservare regole ‘umanitarie’. Tutto questo mentre l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni ha aggiornava il macabro conteggio delle morti in mare. Dall’inizio del 2017 le persone affogate nel Mediterraneo centrale sono state 2.100.

Esternalizzazione per non vedere
In realtà la storia della cooperazione con i paesi del Sahel, dalla Mauritania fino all’Eritrea passando per nazioni chiave come il Niger e il Ciad, nasce nel maggio di quest’anno  i ministri dell’Interno italiano e tedesco hanno addirittura chiesto  alla Commissione Ue la possibilità di un contingente di soldati -si parlò di 500 militari- al confine fra Libia e Niger. Una ‘cabina di regia comune’, così amano chiamarla, con Ciad, Libia e Niger. Da quel 21 maggio a Roma, l’impegno a «Sostenere la costruzione e la gestione, conformemente a standard umanitari internazionali, di centri di accoglienza per migranti irregolari in Niger e in Ciad».
‘Standard umanitari internazionali’. Sulla Libia sappiamo molto e viene da inorridire. Vaghi accenni su chi dovrebbe controllare e con quali soldi questi centri, se non un riferimento ad organizzazioni internazionali. Altre belle parole, «Promuovere lo sviluppo di una economia legale alternativa a quella legata ai traffici illeciti in particolare al traffico di esseri umani».

Poche garanzie ma tanto soldi
Sul Niger pioveranno ben 610milioni di euro, 50 quelli promessi dall’Italia, affinché il presidente Mahamadou Issoufou si impegni, almeno provi a fermare i traffici illegali di persone e non solo. Nulla al confronto di ciò che è toccato alla Turchia. Ma una replica di quella intesa costata ben 6miliardi di euro, non sembra fattibile. Troppo differenti le situazioni nei due paesi. Nonostante ciò la Ue ha sbandierato trionfalmente la diminuzione del traffico di migranti glissando sull’invito alla cautela dell’OIM. L’organizzazione infatti fa notare come i trafficanti potrebbero aver cambiato rotte eludendo i controlli più severi.
I ricercatori Peter Tinti e Tuesday Reitano, del Global Initiative against Transnational Organized Crime, spiegano come il business dei migranti costituisca una parte importante del reddito per intere comunità.
Come in Libia dove, su questo commercio guadagnano tutti: proprietari di appartamenti, case, spazi qualsiasi dove ospitare e/o recludere migranti in attesa di imbarco, grandi e piccoli commercianti, cambia valuta, autisti, funzionari locali, e perfino esercito e polizia.

L’economia del traffico di esseri umani
In quella fascia di Africa, quel Sahel da est a ovest, di è formata una vera e propria classe di trafficanti di esseri umani. In Niger, ad esempio, i Tuareg ribellatisi sanguinosamente al governo centrale dal 2007 al 2010, e alle elites arabe poi incluse proprio nei posti di comando amministrativo dallo stesso presidente Issofou e ricompensati attraverso la partecipazione ai traffici. Se questi venissero sensibilmente ridotti la situazione politica potrebbe mutare radicalmente.
Ma il pericolo principale viene dalle forze armate che alternano una discreta passione per i golpe a quella irresistibile per le tangenti, ad esempio “offrendo” protezione ai convogli di migranti. Chiusi questi rubinetti il governo nigerino dovrebbe accontentare i militari attingendo ai fondi europei, dirottati -dicono- per sviluppare istruzione e sanità.

Esternalizzati anche i diritti umani
Delegare ad altri Paesi di statualità e democrazia incerte il controllo delle frontiere esterne, ha sovente risvolti drammatici. Quello che accade in Libia è ormai noto da tempo. Bande di trafficanti che spadroneggiano e la Guardia costiera che, formata e sostenuta dall’Italia e la Ue, si sta macchiando di episodi gravissimi oltre ad essere coinvolta in parte nel business dei trafficanti di uomini.
Amnesty International, sul settimanale Newsweek: «Queste politiche possono finire per incoraggiare o sostenere il rifiuto, le espulsioni collettive, la detenzione arbitraria, i maltrattamenti e altre gravi violazioni dei diritti umani. In assenza di alternative, le persone che fuggono dai conflitti, dalla persecuzione e dalla povertà cercheranno di scappare nell’unico modo possibile, mettendo la loro vita in mano di contrabbandieri senza scrupoli».
Affari loro? Sempre gli analisti su Newsweek a proposito della frontiere europea delegata in Africa ammoniscono: «L’investimento in tali misure potrebbe persino non raggiungere il risultato desiderato di ridurre gli arrivi irregolari».

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