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sabato 18 Gennaio 2020

Cosa spinge dei nostri giovani verso la Jihad?

La storia dei due giovani, Lara Bombonati di Tortona e Francesco Cascio di Trapani, che si convertono all’islam, ne adottano l’interpretazione più estrema, si recano in Siria per unirsi a milizie jihadiste, lui muore, lei viene arrestata una volta ritornata in Italia.
Titolo e sostanza da un articolo su La Stampa su cui riflettere.
Perché accade? si chiede Lorenzo Vidino.

Due giovani italiani come milioni da due pezzi d’Italia molto marginali, non noti per fermenti o inquietudini particolari. Lara Bombonati di Tortona e Francesco Cascio di Trapani, si innamorano e diventano coppia, si convertono all’islam, ne adottano l’interpretazione più estrema, si recano in Siria per unirsi a milizie jihadiste, lui muore, lei viene arrestata una volta ritornata in Italia.
Perché accade?
Una storia isolata o un fenomeno da investigare?
E che cosa può aver motivato i due giovani a scelta tento estreme?

L’Italia, sappiamo, rispetto al fenomeno terrorismo jihadista, non ha subito i feroci colpi di alcuni Paesi amici e vicini. Forse l’Italia si difende meglio, forse altro ancora (altro nostro pezzo in pagina) certo nel nostro Paese molti fenomeni visti in altri Paesi europei sono presenti per ora solo su scala minore.
Lorenzo Vidino, analizza per primo il fenomeno conversioni.
I convertiti rappresentano tra il 20 e il 30 per cento dei soggetti arrestati per terrorismo o che sono diventati foreign fighters. Alcuni di loro, esempio il cinquantaduenne attentatore di Westminster, hanno poi compiuto attentati in Europa.
Ma sono decine gli europei che hanno compiuto attentati suicidi in Siria e Iraq.

A questo proposito il collega cita le impressionanti immagini di alcuni adolescenti scandinavi, biondi e sbarbati, che dichiarano la loro fedeltà allo Stato Islamico prima di compiere azioni suicide. Ed anche il ruolo delle donne nel mondo jihadista non è nuovo.
Le autorità francesi hanno rivelato che il 25% dei soggetti arrestati per terrorismo sono donne, spesso giovanissime e convertite. E ci sono centinaia di musulmane europee, convertite e non, che hanno raggiunto la Siria, in alcuni casi insieme al marito in altre sposandosi con un soldato del Califfato conosciuto lì.
Le jihadi brides, spose della jihad.

Dunque anche in Italia esiste una piccola schiera di aspiranti del jihad italofoni attiva e visibile sul web, all’interno della quale alcuni soggetti, più motivati o più capaci di trovare «l’aggancio» giusto, fanno il passaggio dal jihadismo da tastiera alla militanza armata.
Già nel 2012, con operazione Niriya, l’antiterrorismo smantellava una rete di convertiti italiani che era attiva sul web.
Vi fu poi il caso di Giuliano Delnevo, il ragazzo genovese primo italiano morto in Siria. O i vari casi di donne italiane convertite, famoso quello di Maria Giulia Sergio, che hanno risposto alle sirene del Califfato. Di Maria Giulia si sono perse le tracce, forse uccisa in Iraq.

Cosa spinge questi ragazzi? Motivazioni varie e complesse.
Alcuni convertiti sono indicati come persone ingenue la cui genuina volontà di aiutare i propri neo-correligionari verrebbe carpita da reclutatori privi di scrupoli. Per i maschi più giovani, il fascino della guerra, l’avventura in Siria come estensione di certi videogiochi. Per alcune ragazze, forse l’idea di sposare un fascinoso guerriero barbuto è un’attrattiva. Queste le superficialità.
Motivi più profondi. L’ideologia jihadista diventata la più forte tra le ideologie «contro» la società occidentale.
La propaganda dello Stato Islamico batte questo tasto e fa vedere il Califfato come società giusta perché priva dei difetti degli altri model

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