giovedì 20 giugno 2019

L’Europa verso una difesa comune. Ma sui migranti?

Brexit e Trump, gli inciampi che fanno crescere.
Consiglio Ue, intesa su la difesa comune. Brexit, Theresa May uscente promette: “I cittadini Ue potranno restare in Gb. I leader europei d’accordo anche su una maggiore cooperazione per il contrasto dell’estremismo online e dell’azione dei foreign fighter europei. Sui migranti, pacche sulle spalle.

Molta enfasi, forse troppa
Il via libera alla difesa comune europea diventa “Un passo storico”. Così lo definiscono il presidente del Consiglio europeo Tusk e il capo dell’Eliseo Macron, al suo esordio con i ventisette colleghi capi di Stato o di governo, a Bruxelles. In effetti il via libera alla difesa comune europea firmato all’unanimità dai capi di Stato e di governo dell’Unione è il segnale politico più forte dopo la Brexit e l’arrivo di Trump alla Casa Bianca.
Si allarga la Manica e l’Atlantico torna ad essere un oceano con una Nato sempre più piccola ma più vorace nel mezzo. ‘Fronte difesa’ ritenuto necessario di fronte all’imprevedibilità del presidente Usa Trump, e alle minacce che gravano sull’Europa, scossa da attacchi terroristici e in tensione a fasi alterne con la Russia di Putin.

Progetto di difesa europea
Si parte con un «fondo» per favorire più cooperazione. Il fondo potrà contare su 500 milioni di euro l’anno e permetterà all’Unione di dotarsi delle armi più moderne senza dover più dipendere dagli Stati Uniti o da chiunque altro. A medio termine gli europei avanzano verso un’industria comune degli armamenti, sul modello di Airbus, e investimenti dell’ordine di 5,5 miliardi di euro l’anno.
Nella Ue attualmente esistono 178 sistemi diversi di armamenti (contro una trentina negli Usa), 17 tipi di carri armati, tipi di elicottero in numero maggiore di quanti siano i paesi che possono permettersi di comprarli. Europa della difesa significa razionalizzare costi e investimenti, mentre oggi l’80% delle acquisizioni e il 90% dei progetti di ricerca sono su base nazionale.

Protezione industriale e commerciale
La Francia avrebbe voluto maggiori controlli sulle acquisizioni estere nella Ue in settori strategici, in particolare da parte della Cina. «Il Consiglio tornerà su questa questione in una prossima riunione», è scritto nelle bozze del comunicato finale. Questione molto delicata, quanto la la distinzione tra «protezione» e «protezionismo», nel momento in cui la Ue si oppone alle scelte nazionaliste di Trump.
Non ‘First Europa’ dopo il trumpiano ‘First America’, ma alcune regole di difesa commerciale europea sono necessarie, sostiene Macron, per battere l’euroscetticismo. Anche se all’Europa il trauma Brexit sembra aver fatto bene. Sconfitta dell’estrema destra in Austria, in Olanda e in Francia.

L’ospite Theresa May
Priorità il futuro dell’Europa e Brexit in secondo piano. Non deve aver gradito molto la traballente premier britannica, che ha dovuto anche accettare l’ordine di discussione proposto da Bruxelles. Prima la protezione dei diritti dei cittadini europei residenti in Gran Bretagna e viceversa. Poi, secondo tempo, il tipo di Brexit da realizzare, salvo la rottura di una ‘Hard Brexit’. Quale modello? 1) Modello Turchia, accesso privilegiato al mercato unico, ma senza poter negoziare singoli accordi di libero scambio. 2) Svizzera: serie di accordi bilaterali, accesso totale o parziale al mercato unico ma libera circolazione delle persone, contributo al budget Ue e giurisdizione della Corte di giustizia. 3) Norvegia, adesione nello Spazio economico europeo senza diritto di partecipare alle istituzioni comunitarie.

L’unione che sa di dover cambiare
Brexit e Trump, gli inciampi che fanno crescere. Sul commercio come sulla difesa, l’Unione si evolve, ma i problemi da affrontare sono enormi e di portata planetaria. Con contraddizioni interne e inattese ‘conversioni’. Angela Merkel ora disponibile alla proposta francese per la creazione di un ministero delle finanze e di un budget comuni che permettano di valutare insieme investimenti strutturali. Ovviamente poi si litiga sugli spiccioli, che non sono esattamente pochi. Battaglia per aggiudicarsi le spoglie del Brexit, cioè la sede delle due Agenzie europee (Ema, medicinali e Eba, bancaria) che erano a Londra.
Si è parlato anche della crisi Ucraina e delle sanzioni alla Russia estese per altri sei mesi. Freno italiano: le sanzioni non possono essere automatiche e perenni, ma che ci vuole un dibattito approfondito e nel merito per il rinnovo delle misure.

Migranti, solo buone intenzioni
La riforma del regolamento di Dublino e riforma del diritto di asilo, che dovevano essere affrontate nel vertice, rimandate. Il Consiglio europeo resta ancora diviso sul fronte della gestione delle migrazioni. Dal 2012 l’Ue ha avuto oltre 3,5 milioni di domande di asilo, 2,5 milioni solo negli ultimi due anni. Con le regole attuali, pochi paesi di primo arrivo devono trattare la maggior parte delle domande. Ingiusto -denuncia l’Italia- lasciare solo a loro questa responsabilità, insieme al controllo del Mediterraneo e ai salvataggi in mare. ‘L’Italia può continuare a contare sulla solidarietà europea’, prova a rassicurare Juncker. Parole in assenza di impegni concreti. «Serve un maggiore impegno dell’Europa e delle autorità libiche», ha detto il Gentiloni, che chiede uno sforzo in più sia dal punto di vista economico che delle scelte politiche.

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