Privacy Policy
martedì 19 20 Novembre19

Le guerre nascoste che gli Usa combattono in Siria

Cosa sta accadendo tra Stati Uniti e Russia in Siria?
Troppi ‘incidenti’ per essere accaduti per caso.
Mentre il Califfato combatte le ultime disperate battaglie a Raqqa, Mosul e Deir ez-Zor, il conflitto sta assumendo sempre più la fisionomia di un confronto tra il fronte sciita appoggiato dai russi e quello sunnita che vede gli Usa schierati con Israele e Arabia Saudita nel contrastare l’Iran e i suoi alleati.

La partita strategica della Russia in Siria e Medio Oriente è nota e abbastanza trasparente.
Quali siano gli interessi politico militari degli Stati Uniti nel passaggio tra Obama e Trump, diventa molto più difficile da decifrare.
Strategia enigmatica, se esiste, e politica dell’amministrazione Trump ondivaga e contradditoria.
Di certo quindi, soltanto i fatti, ma difficili da interpretare anche perché le guerre in corso in Siria, sono molte di più di quelle ufficialmente dichiarate.

I diversi campi di battaglia

1. Settembre 2016, jet americani colpiscono ‘per errore’ le postazioni siriane a Deir ez-Zor,
uccidendo 62 militari e ferendone un centinaio. Tra le vittime 7 militari russi e 20 uomini delle milizie armate sciite sostenute dall’Iran.
2. In aprile Donald Trump ordina il lancio di 60 missili da crociera Tomahawk contro una base aerea siriana come rappresaglia per un discusso uso di armi chimiche da parte di Damasco.
3. Le milizie curde sostenute dagli Usa si scontrano con le truppe di Damasco sostenute da Mosca per il controllo dei dintorni di Raqqa.
4. Un caccia americano abbatte uno dei pochi jet di Damasco che stava attaccando formazioni ribelli ma amiche dagli Usa. Pochi giorni dopo tocca a un drone governativo.
5. La Russia rompe con i comandi statunitensi e avverte: aerei e droni della Coalizione a ovest del fiume Eufrate saranno considerati bersagli.
6. Jet Usa colpiscono sul confine giordano per impedire alle truppe di Assad di congiungersi con le milizie filoiraniane di Baghdad che hanno il controllo della frontiera tra i tre Paesi.

La Pax russa non piace a Washington
La Coalizione a guida Usa sta provando da tre anni a sconfiggere l’Isis, la cui disfatta è dovuta invece all’impegno bellico di Damasco, Baghdad, Teheran e Mosca. Obama, che aveva più volte minacciato Damasco, aveva però aperto a Teheran con l’accordo sul nucleare iraniano. Ma ora Trump sembra deciso a colpire l’asse sciita, come concordato con l’alleanza sunnita in Arabia Saudita.
La risposta sul campo da parte di Teheran è stata immediata. Sei missili balistici Zulfiqar contro Isis in Siria, ufficialmente come risposta all’attentato terroristico a Teheran, ma con ‘bersaglio’ plurimo. Washington e Riad, che non rinunciano a sostenere milizie in territorio siriano per impedire la vittoria di Bashar Assad e dell’asse sciita.
Sul campo di battaglia siriano la sproporzione di forze in campo a favore dell’asse sciita sta però di fatto vanificando l’escalation di Washington spinta molto/troppo vicino al rischio di confronto diretto tra i jet russi e statunitensi.

Dettagli nascosti e decisivi
Di fatto, e nessuno ce lo dice apertamente, l’area interessata ai combattimenti terra aria di questa recentissima crisi, fa saltare di fatto il tacito accordo di non-belligeranza fin qui rispettato. E la Russia, dell’ “amico Putin”, questa volta tuona sul serio.
“La presenza militare americana in Siria meridionale e’ assolutamente illegale”, ha detto Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri russo e rappresentante speciale di Putin per il Medio Oriente e l’Africa.
Il Cremlino esprime “seria preoccupazione” per le azioni della Coalizione e a chi gli chiedeva se Mosca tema che la crisi siriana possa portare a un aperto conflitto con gli Usa, il portavoce di Vladimir Putin si è limitato a replicare con un eloquente “no comment”.
Nei giorni scorsi Mosca ha accusato gli Usa di non cooperare nell’annientamento delle milizie qaediste dell’ex Fronte al-Nusra e ha denunciato il piano americano di lasciare una via di fuga ai miliziani dell’Isis a sud di Raqqa con la speranza che questi fuggano dalla città per andare a combattere le forze siriane su altri fronti.

Il Medio Oriente del ‘dopo Isis’
Protagonista silente ma super armato e minaccioso in campo, Israele. Che ha seguito con apprensione quei missili iraniani sulla Siria. Primi lanci iraniani in territorio straniero degli ultimi 30 anni, dalla guerra con Saddam, e sono stati precisissimi colpendo un piccolo bersaglio a 700 chilometri di distanza. Il premier Netanyahu ai Pasdaran.”Messaggio per l’Iran: non minacciate Israele”. Le forze aeree israeliane hanno già in più occasioni colpito le postazioni siriane sul Golan e bombardato obiettivi in Siria ufficialmente per impedire che armi sofisticate venissero fornite da Teheran e Damasco alle milizie Hezbollah libanesi.
Ad aggiungere tensioni nella crisi dalla Siria al Golfo Persico contribuiscono -rileva Analisi Difesa- anche le esercitazioni navali compiute da Cina e Iran nello Stretto di Hormuz. Manovre, riferisce l’agenzia ufficiale Irna, tra una nave da guerra iraniana e due cacciatorpediniere cinesi, un mezzo per il rifornimento logistico e un elicottero.
E tutto ciò accade nella incertezza assoluta delle strategie Usa e nello sbando dell’amministrazione Trump.

Potrebbe piacerti anche