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martedì 19 20 Novembre19

Divorzio alla britannica, 2 anni per l’addio

Ricorrenze cercate: a un anno dal giorno del referendum britannico per l’uscita dall’Unione europea, a Bruxelles, e nel ‘Berlaymont’, la ‘casa della Commissione europea’, altro simbolo su chi è il padrone di casa, l’inizio delle trattative per il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione europea.
Fissato il calendario dei lavori preparatori, e non è stato facile neppure quello.

Divorzio tra coniugi bene educati
Anche perché il coniuge uscente è in questo momento in difficoltà e non ha convenienza a fare troppo la voce grossa. Si sa che la partita più difficile è sempre quella della spartizione, i figli e i beni. Prima parliamo dei figli, dei rispettivi cittadini che restano un po’ sbandati dalla separazione dei genitori, o parliamo subito dei beni e dei soldi?
Fuori metafora, tra Ue e Regno Unito pare sia trovato un primo accordo sulle priorità del negoziato e sui tempi che dovrà seguire. Testimoni i due capi negoziatori contrapposti (gli avvocati dei divorziandi), il francese Michel Barnier per l’Ue, David Davis per il Regno Unito.

Calendario e non è stato facile
Negoziato organizzato, quattro sessioni di una settimana, tra il 17 luglio e il 9 ottobre, tra gli stessi Barnier e Davis, mentre gruppi di lavoro affronteranno le questioni aperte, le vere rogne, diritti dei cittadini, accordi finanziari e tutte le questioni nate dalla separazione. Quando ci saranno progressi concreti, si tirerà in ballo il Consiglio Europeo, gli Stati, e quindi la politica.
Ed esempio, sui diritti da garantire ai rispettivi cittadini, Theresa May presenterà una sua proposta al prossimo Consiglio europeo il 22 e 23 giugno a Bruxelles, per una messa a punto assieme agli altri leader. L’ammorbidente della politica, prima di far sapere qualcosa a tutti il 26.

Brexit tra l’Hard e l’incerto
Il ministro britannico per la Brexit ha annunciato l’intenzione della Gran Bretagna di “lasciare il mercato unico e l’unione doganale”, dunque la conferma della ‘Hard Brexit’. La Gran Bretagna non rimarrà’ nel mercato comune come la Norvegia e la Svizzera, e regolerà diversamente i rapporti commerciali con l’Unione. Comunque solo dopo aver trovato un accordo sui diritti dei cittadini, si discuterà dei conti da pagare. L’Europa impone le sue regole, con Barnier che ricorda, ‘E’ il Regno Unito che lascia l’Unione europea, non il contrario. Bisogna che se ne assumano le conseguenze umane, sociali, finanziarie, giuridiche, economiche e politiche’.

Debolezza May e controversie
La richiesta formale di addio, di divorzio, è arrivata solo lo scorso 29 marzo, giorno dal quale sono scattati i due anni per chiudere la pratica. Poi il voto anticipato, la débacle di Theresa May e l’incertezza con la quale il team guidato da David Davis, orfano di un governo che nemmeno si sa se nascerà. Pochi i tifosi europei per la premier attuale. Serve stabilità e governo forte per chiudere un negoziato difficile.  Timori che un governo debole possa irrigidirsi su posizioni di bandiera. Rischio di arrivare al 2019 senza accordo. Al contrario delle incertezza britanniche, a Bruxelles è tutto pronto da mesi: prima chiudere la pratica di divorzio poi trattare i futuri rapporti con Londra.

I tre punti dolenti per l’addio
Tre i punti delicati. 1) I diritti dei tre milioni di cittadini europei nel Regno Unito, con la Ue che per loro chiede un diritto di residenza a vita. 2) L’assegno di addio chiesto a Londra, dai 60 ai 100 miliardi di euro, somma destinata a coprire tutti gli esborsi ai quali Londra si era impegnata con i vari programmi europei. Oltre ai costi vivi per la Brexit, compreso il trasferimento delle due agenzie Ue (Ema ed Eba) da Londra, e le future pensioni dei funzionari britannici nelle istituzioni europee. 3) La gestione dei nuovi confini tra Gran Bretagna e Unione, a partire da quello irlandese, politicamente il più delicato con l’eventuale il ritorno di una frontiera fisica tra Dublino e Belfast.

Divorzio consensuale o no?
Obiettivo Ue, chiudere sui tre dossier entro ottobre-novembre 2017, per impiegare la prima metà del 2018 per trattare i futuri rapporti Ue-Uk. Domani peggio di oggi, l’incognita di chi guiderà il nuovo governo britannico. Se restasse l’impostazione di una Brexit dura, difficile il divorzio consensuale. Alternativa all’accordo, le relazioni tra i due ex coniugi regolate dal Wto, e sarebbe mezzo dramma per molti. Il nodo, spiegano gli specialisti, resta quello della City. Bruxelles minaccia di costringere le potenti ‘clearing houses’, le società basate a Londra che materialmente gestiscono i flussi finanziari, a trasferirsi in territorio Ue, con un danno enorme per l’economia della capitale inglese.

Ma se tornasse la soft Brexit
Ipotesi soft Brexit post Theresa May. Londra che resta nel mercato unico e nell’Unione doganale, accordo molto più semplice. Ma a Bruxelles e nelle Cancellerie continentali si teme che il pasticcio politico della May possa portare invece al temuto flop del mancato accordo. Quindi, segretamente ‘Pino B’, la via d’uscita per evitare quel disastro economico e politico per una rottura traumatica. Mesi difficili e decisivi i prossimo per l’Unione, costretta a ripensarsi per affrontare il futuro post Brexit. Dopo le elezioni tedesche del 24 settembre.  Temi rognosi noti ma decisivi, con l’Europa chiamata a decidere sulla difesa comune, politica estera e a più efficienti forme di governo dell’Unione.

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