martedì 25 giugno 2019

Rogo in Portogallo allarme estate, emergenza clima

La cronaca dell’inferno tra i boschi di Pedrógão Grande e l’ammonimento per l’estate torrida che si prepara e questa ricca parte del pianeta che si rivela comunque disarmata di fronte alle emergenze incendi, Italia compresa. Poi la questione clima negata da Trump.

Bilancio delle vittime che lascia senza fiato. Recuperato i corpi di 62 persone e non è finita la macabra contabilità. Molti di loro hanno trovato la morte nelle auto esplose come bombe. Soccorsi impotenti di almeno 700 vigili del fuoco, dispiegamento senza precedenti che ha però dovuto affrontare le fiamme su ben quattro fronti. Aiuti anche dai Paesi vicini. Spagna e Francia e Italia sono decollati aerei antincendio Canadair. Operazioni di spegnimento sono rese difficili dalla nuvola di fumo che limita la visibilità dei mezzi aerei.

I pompieri, che hanno parlato di «scenario orribile», stanno ancora cercando di capire come siano andate le cose. Il presidente Marcelo Robelo de Sousa, che ha parlato direttamente dalla zona del disastro «è stato fatto il massimo che si poteva fare. Non era possibile fare di più, ci sono situazioni imprevedibili. Quando si presentano non ci sono capacità di prevenzione che possano intervenire».

Come si è scatenato l’incendio
La polizia giudiziaria ha escluso con una certa sicurezza l’intervento umano, insomma non si tratterebbe di dolo. Le fiamme invece sarebbero state provocate dalla lunga mancanza di pioggia, bosco secco e la caduta di un fulmine nella vegetazione secca composta da specie infiammabili come pini, acacie, eucalipti. Infine le altissime temperature, al di sopra dei 40 gradi, superiori di 14 gradi alla media. Infine, i venti oltre i 200 km orari che hanno alimentato le fiamme.

Cause dirette e clima
Mancanza di piogge, alte temperature e venti forti, tre elementi che sembrerebbero a prima vista rientrare nella “normalità”, ma che fanno pensare al cambiamento climatico in atto. A pochi giorni dalla giornata internazionale contro la desertificazione noto che notevoli porzioni del pianeta soffrono la sete, inoltre la comunità internazionale non sta facendo molto per contenere l’innalzamento delle temperature.
Anche un debole accordo come quello sul clima, stipulato a Parigi, sta mostrando già la corda. Il colpo definitivo lo ha dato Donald Trump, ritirando gli Stati Uniti dagli accordi. La sollevazione contro questa decisione è stata generale ma anche tardiva rispetto a quello che è sempre stato l’atteggiamento statunitense anche prima du Trump.

Non solo Trump
Naomi Klein, scrittrice ed attivista canadese, su The Intercept: “il fatto che l’accordo impegni unicamente i governi a mantenere il riscaldamento al di sotto di un aumento di due gradi, piuttosto che di un obiettivo molto più sicuro di 1,5 gradi, è stato forzato e ottenuto dagli Stati Uniti. Il fatto che l’accordo ha lasciato alle singole nazioni decidere quanto sono disposte a fare per raggiungere quella temperatura obiettivo, consentendo loro di venire a Parigi con impegni che collettivamente ci pongono su una via più disastrosa di un riscaldamento di tre gradi, è stato forzato e ottenuto dagli Stati Uniti. Il fatto che l’accordo tratti persino questi impegni inadeguati come non vincolanti, il che significa che i governi non hanno nulla da temere se ignorano i loro impegni, è un’altra cosa che è stata forzata e ottenuta dagli Stati Uniti”.

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