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giovedì 24 Ottobre 2019

Mezza Francia sceglie Macron, ma senza esagerare

Francia disinnamorata, stravince l’astensione al 57%, insegue Macron con la maggioranza assoluta dei parlamentari ma non troppi elettori, ed è il dato con cui dovrà fare i conti.
E lasciano in vita gli altri partiti, quelli tradizionali, di schieramento, a dire che tra destra e sinistra, la differenza c’è.
Battuti e divisi, i Republicains con 130 deputati. Decimati i socialisti, e si dimette il segretario Cambadélis. Marine Le Pen ottiene per la prima volta il seggio ma solo una manciata di deputati.
Affermazione dei radicali di gauche di Jean-Luc Melenchon che avranno 26 rappresentanti.

I NUMERI – I pochi francesi che sono andati a votare, netta minoranza ormai, decidono che Macron deve poter governare, ma senza esagerare.

  • Battuti e divisi, i Républicains restano in piedi con 136 deputati.
  • I socialisti sono decimati ma non scompaiono come qualcuno aveva ipotizzato. 46 deputati e il segretario che si è dimesso.
  • Marine Le Pen, per la prima volta in Parlamento, ma il Front National non riesce a formare un gruppo parlamentare.
  • Affermazione significativa dei radicali di gauche di Jean-Luc Melenchon, con 26 rappresentanti.

Esilirante campionario di tuttologia sulla Francia di #Macron

A me pare una straordinaria OPA sulla politica, sulla crisi dei partiti, sul disagio profondo della societá francese che per metá non vota e che se si mobilita, dà dieci milioni di voti a una come Marine Le Pen e altri dieci all’estrema sinistra giacobina.
Emmanuel Macron, senza avere Casaleggio in casa, è stato bravissimo nel cogliere il momento, nel mobilitare in modo capillare la rete di consenso e sostegno (anche economico), nel catturare a suo vantaggi tutti i segnali di disperazione e voglia di riscatto della societá francese che si é aggrappata a lui come a un’ultima scialuppa. Il sistema maggioritario a doppio turno gli ha dato una spinta formidabile. Con il proporzionale avrebbe perso o vinto di misura o non governerebbe come capita sempre in Italia.

Oggi ottiene una schiacciante maggioranza all’Assemblea, mentre le opposizioni risultano dimezzate (centro destra) o marginalizzate (socialisti e sinistra radicale) e Marine Le Pen ci entra per la prima volta con una pattuglia di deputati.
Con il 30 per cento di un corpo elettorale che per piú della metá si é astenuto, Macron ottiene oltre il 70 per cento, ma la sua rappresentatività reale é meno del 20. Sono dati su cui riflettere. L’opposizione sará nelle piazze alle prime avvisaglie di riforme serie, come é avvenuto con tutti i predecessori di Macron.

La Francia che si é affidata a lui, la Francia che vuole entrare davvero nel futuro, si confronta (e spesso soccombe) con la Francia conservatrice, gelosa di privilegi e protezioni, aggrappato allo Stato centralista e ai servizi pubblici, quasi sempre alleata, quando c’é da alzare barricate, con la Francia povera, esclusa e arrabbiata. La storia si ripete. Vandea, giacobini, girondini….rivoluzione e conservazione….uomini del destino, da Bonaparte a de Gaulle e loro nipotini che durano meno di una stagione.

Fra i tanti commenti improvvisati, non ho letto un riferimento a un certo Sarkozy, che diceva le stesse cose di Macron, che prometteva riforme, che aveva una maggioranza schiacciante, che voleva introdurre una quota proporzionale, che ha cercato di ridare forza al Parlamento per bilanciare il potere enorme (ma spuntato) del presidente. Si sa come é finita. Macron ci riprova.
Auguri! Per la Francia e per l’Europa sarebbe bello che ce la facesse.

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