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martedì 15 Ottobre 2019

Londra, ancora veicolo sulla folla, ma è attentato anti islamico

La tecnica dell’attentato Jihadista ma con obiettivo rovesciato, modello vendetta folle ad altra follia.
Un veicolo si è lanciato sulla folla a Finsbury Park, nei pressi di una moschea nei giorni del Ramadan. Una vittima certa e almeno dieci feriti.

La tecnica dell’attentato Jihadista che Londra ha imparato dolorosamente a conoscere applicata come vendetta contro. Terrorismo modello jihadista contro l’Islam che a Londra convive con le altre religioni e festeggia la fine della giornata di Ramadan, il digiuno purificatore, attorno alla moschea.
Un furgone è piombato tra la folla nell’area di Finsbury Park a Londra. La notizia è stata data per prima dalla radio Lbc ed è stata confermata da comunicato della polizia che indica in Seven Sisters road la zona dell’attentato e riferisce di un arresto.

All’alba la polizia ha confermato che una persona è morta sul luogo dell’attentato. L’uomo che era alla guida del furgone è stato arrestato. Ha 48 anni. Testimoni riferiscono di averlo sentito gridare frasi di odio contro i musulmani.
La prima segnalazione alla polizia è arrivata quando a Londra erano trascorsi venti minuti dopo la mezzanotte, all’una e venti e in Italia.
Tra le prime persone ad accorrere sul luogo dell’attacco c’era Elena, una ragazza italiana che vive a pochi metri dalla moschea è che ha raccontato stanotte a Repubblica.

Elena riferisce sulle persone coinvolte: “Tre erano a terra, una aveva sangue sul volto e si lamentava: era rimasta sotto al furgone e le persone presenti l’avevano tirata fuori. C’era un altro ferito che non si muoveva: un’infermiera uscita dalla moschea ha provato a rianimarla aspettando l’ambulanza che però è arrivata solo dopo venti minuti”.
Nel frattempo era già accorsa la polizia. La persona a bordo del van è stata bloccata dalla folla che si è scagliata contro di lui e il suo volto appariva tumefatto quando gli agenti l’hanno portato via. Elena ha raccontato che altre due persone sarebbero state viste fuggire dal furgoncino. La polizia ha dichiarato che al momento non risultano altri complici ma le indagini continuano.

“Chiunque ha fatto questo, lo ha fatto per colpire delle persone e questo é terrorismo”. Così Mohammed Kozbar, leader della moschea di Finsbury Park, ha commentato al Sun online l’attacco a Seven Sisters road: “E’ un attacco terroristico, come lo abbiamo chiamato a Manchester, a Westminster e a London Bridge”.
Convocato il comitato di emergenza, come avvenuto per gli altri attentati londinesi. “Si indaga per terrorismo”, ha dichiarato Theresa May. Il leader dell’opposizione laburista britannica, Jeremy Corbyn, si è detto “totalmente scioccato” dell’episodio. Va ricordato che il sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan, è musulmano e figlio d’immigrati pakistani.

La moschea di Finsbury Park ha avuto in passato una pessima fama. Una decina di anni fa vi trovò la sua ‘tribuna’ Abu Hamza, predicatore d’odio poi arrestato ed estradato infine negli Usa, dove è in carcere per terrorismo. Finsbury Park fu frequentata anche da Richard Reid, l’uomo che nel 2001 cercò di far esplodere un ordigno nascosto nella sua scarpa su un volo American Airlines Parigi-Miami.
Tuttavia, dopo essere stato chiusa d’autorità per un periodo, la moschea ha riaperto con una nuova leva di leader religiosi che  si mostrano oggi impegnati nel dialogo interconfessionale. Quel dialogo contro cui s’è scagliato l’attentatore.

Il terrorismo razzista

Esattamente un anno fa, il 16 giugno 2016, nello Yorkshire

Helen Joanne Cox, 41 anni, parlamentare laburista è stata uccisa a coltellate e colpi d’arma da fuoco da un uomo che urlava frasi razziste e slogan nazionalisti britannici. Contraria alla Brexit, la parlamentare si era occupata di temi legati ai più deboli e all’accoglienza dei rifugiati siriani.

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