giovedì 18 luglio 2019

L’algida May dopo Grenfell Tower, fine del percorso

Il rogo della Grenfell Tower, l’orrore per le tante vittime, ma le polemiche successive bruciano anche la sempre più impopolare Theresa May. “Abbiamo fatto tutto il possibile” sostiene la Mey di fronte ad alcuni feriti ricoverati negli ospedali di Chelsea e Westminster. La folla grida: “Vergogna, codarda”.
Futuro politico molto incerto per la contestatissima premier a capo di un governo minoritario e alla vigilia dell’apertura di una difficile trattativa con l’Unione europea per l’uscita britannica.

Theresa May politicamente finita
Sconfitta politicamente dopo elezioni anticipate volute con arrogante sicumera, sconfitta umanamente per non aver capito la dimensione della tragedia che si stava consumando nell’incendio alla Grenfell Tower di Londra. La premier britannica probabilmente ancora per poco, ha promesso un’inchiesta sulle cause del rogo ma finora ha evitato il faccia a faccia con i residenti. La May ha poi fatto visita ad alcuni feriti ricoverati negli ospedali di Chelsea e Westminster. All’uscita dall’ospedale, alcuni manifestanti le hanno urlato: “Vergogna, codarda”.

Glaciale e senza cuore
Non è piaciuta l’intervista al programma televisivo della Bbc Newsnight. La May, incalzata dalla giornalista Emily Maitlis che le chiedeva per l’appunto del suo atteggiamento freddo, s’è limitata difendere l’operato del Governo. Freddezza, distacco, la lontananza dal comune sentire che ha unito la gente dell’altra metà di Kensington, il quartiere che coniuga le punte più alte dell’opulenza di Londra con le punte più basse della miseria metropolitana. La signora premier è stata contestata, accusata di codardia per essersi sottratta al confronto con la folla in stridente contrasto con la visita dell’anziana regina che s’è mossa fra i feriti e i sopravvissuti.

Non solo sdegno ma anche politica
E a giorni dovrebbe iniziare la trattativa per l’uscita britannica dall’Unione europea. Doveva essere una Brexit “dura”, con la quale il Regno Unito avrebbe lasciato sia il mercato interno dell’Unione europea, i cinquecento milioni di abitanti dei paesi Ue, sia l’unione doganale. Sarebbe finita anche la libertà di movimento. Ma poi Theresa May improvvida, ha organizzato delle inutili elezioni per avere una maggioranza più forte in parlamento, in modo da avere un mandato più forte nei negoziati con l’Ue. Invece, dopo una campagna raffazzonata incentrata unicamente su May, il Partito conservatore ha perso la sua maggioranza.

 Theresa May e gestire la Brexit?
Adesso è un primo ministro zombi, una “morta vivente” l’ha definita un esponente di spicco dei conservatori. Eppure il suo partito non può ancora disfarsi di lei poiché si trova in piena trattativa col piccolo Partito unionista democratico, l’ultradestra nordirlandese, per avere in parlamento i voti necessari a mantenere al potere l’attuale governo. Ma anche se May dovesse farcela, non sarà più la “Brexit dura”. All’ipotetico e fragile governo May, oltre ai voti degli 11 parlamentari nordirlandesi, deve anche mantenere quelli dei 13 deputati del Partito conservatore scozzese, che vogliono una Brexit molto più morbida, che prevederebbe sicuramente un’unione doganale e forse anche rimanere nel mercato interno. Sempre più improbabile, comunque, un governo May bis.

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