giovedì 18 luglio 2019

Trump inquisito scappa su Cuba, ‘regime brutale’. I sauditi no

Il sempre più incerto presidente Usa, ammette di essere inquisito personalmente nel Russiagate, ma depista l’attenzione -ci prova- su Cuba.
«Le politiche dell’amministrazione di Obama hanno arricchito il regime castrista» e Trump che annuncia che applicherà con maggiore vigore «l’embargo e il divieto del turismo». Soprattutto per gli alberghi Usa della concorrenza.

‘The Donald’ inquisito, ora è notizia ufficiale, ma nessuna intenzione da parte di Trump di seguire l’esempio di Nixon che alla notizia dell’apertura dell’inchiesta sul Watergate, si dimise. Lui non si dimette e rilancia, almeno nelle intenzioni.
Altro che Russiagate, lui sì che è un vero anticomunista!
Cuba, il nemico della porta accanto che ritorna nemico e gli Stati Uniti che tornano ad ‘esportare democrazia’. Un po’ sì, e a volte no, pare di capire.

Il presidente inquisito parlando a Miami tra i suoi elettori anti castristi, auspica libere elezioni a Cuba, chiede la liberazione dei prigionieri politici e invita L’Avana a fermare l’incarcerazione di gente innocente. Anflati di democrazia a fasi alterne.
A Cuba c’è un «regime brutale di Castro, brutale» e «ringraziamo i dissidenti» e chi «sta dalla parte della giustizia» aggiunge Trump.
Il comunismo «ha distrutto Cuba», così come «ha distrutto ogni Paese dove è stato provato. Noi non staremo in silenzio di fronte all’oppressione del comunismo» ha aggiunto Trump.

L’America che torna ad ‘esportare democrazia’, ma solo quando conviene. In Arabia Saudita lo stesso Trump aveva annunciato che gli Stati Uniti sotto la sua guida avrebbero pensato a soltanto all’interesse dell’America first, altro che diritti umani e democrazia.
Ognuno in casa propria pensi per se, disse in casa del regno assolutista più arretrato del pianeta, dove il nostro Medio Evo sarebbe Rinascimento.
Ma si sa che per il sempre più incerto e contestato presidente Trump, la coerenza non è affatto una virtù. E spesso neppure il comune buon senso.

Penna alla mano, il Presidente Usa ha così firmato una nuova direttiva. Torna l’embargo, tornano le sanzioni, e tornano gli Stati Uniti con modelli di democrazia a intensità variabile. ‘Cuba libera’, che non è Rum e CocaCola.
“Noi non rimarremo silenti di fronte all’oppressione del comunismo. Cuba è governata dalle stesse persone che hanno ucciso decine di migliaia di loro stessi compatrioti e che hanno sperato di espandere la loro ideologia nel nostro emisfero. Il regime di Castro ha inviato armi alla Corea del Nord e ha alimentato la violenza in Venezuela”. Applausi dal suo elettorato sempre più ristretto.

La direttiva Trump proibisce a turisti e imprenditori americani di effettuare transazioni con il “Grupo de Administracion Empresarial S.A.”, il braccio commerciale del governo – noto come Gaesa- guidato dal generale Lopez-Callejas, genero di Raul Castro. La Gaesa controlla il 60% dell’economia cubana e l’80% del settore turistico, gran parte degli alberghi e dei ristoranti dell’Avana e delle famose spiagge di Varadero.
Conseguenze anche per le società alberghiere americane che sono dei competitori degli alberghi Trump -guarda tu in caso- che avevano ottenuto dall’amministrazione Obama l’autorizzazione a firmare accordi con Gaesa per ottenere in gestione un albergo storico dell’Avana.

Argomenti di distrazione di massa. Trump l’inquisito distrae l’opinione pubblica e premia il suo elettorato di Miami, gli esuli anticastristi decisivi per la sua vittoria in Florida e alla Casa Bianca.
Dalla fase del disgelo avviata con lo storico annuncio del riavvicinamento bilaterale del 17 dicembre 2014, tra Obama e Raul Castro -Fidel Castro allora ancora vivente- la situazione ora potrebbe compromettersi nuovamente. Allora si faceva la storia, oggi si fanno solo affari o furbate politiche per aggirare gli ostacoli.

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