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venerdì 20 Settembre 2019

Al Baghdadi, 7 vite come un gatto?

A Pietro Orteca l’ipotesi avanzata del ministero della difesa russo di aver ucciso anche Abu Bakr al-Baghdadi nel raid aereo in cui hanno colpito a un bel gruppo di capi dell’Islamic State, non convince.
Orteca scettico spacca il capello in 4, ma saggiamente non esclude. Nessuno ne sa niente e dalla parti del Medio Oriente, ciò che non sa Israele, ad esempio, un po’ puzza.
E allora? La verità è che al-Baghdadi è semplicemente scomparso dalla circolazione. Cioè i servizi segreti di mezzo mondo ne hanno perso le tracce.

Abu Bakr al-Baghdadi ha la pellaccia dura. Ergo, la notizia diffusa dai russi (in maniera confusa e alquanto inusuale) relativa alla sua uccisione durante un raid di caccia-bombardieri di Mosca su Raqqa è un po’ difficile da inghiottire. Per carità, sotto questo cielo tutto è possibile, anche che i russi, per sbaglio, abbiano finito per liquidare l’uomo più ricercato del mondo. Ma…… i latini dicevano “est modus in rebus”. Una notizia di questo taglio è una bomba mediatica, che non può essere data via Facebook (Ministero della Difesa di Mosca), per poi essere sostenuta, mettendo pezze, con tanto di coperchio un po’ forzato, dal Ministro degli Esteri Lavrov.

Mentre il generalissimo a tante stelle, col petto pieno di medaglie, Vladimir Vladimirovic Putin, non dice una parola. Quale migliore occasione per prendersi una rivincita sugli odiati concorrenti, un po’ brachettoni, a stelle e strisce? In effetti, la notizia fa acqua da tutte le parti. I “notai” di ciò che accade in Medio Oriente, i servizi segreti israeliani, tacciono imbarazzati. Non ne sanno niente. Gli stessi 007 occidentali sono stati colti di sorpresa e si stanno affannando per cercare conferme a quella che sembra una rivelazione nata male (per caso) è cresciuta peggio.

La verità è che al-Baghdadi è semplicemente scomparso dalla circolazione. Cioè i servizi segreti di mezzo mondo ne hanno perso le tracce. E questo era pure ipotizzabile, visto che Raqqa dovrebbe cadere nelle mani degli alleati da una settimana all’altra. I russi dicono che i Sukhoi 34 e 35 avrebbero colpito il 27 maggio, seguendo una soffiata circa una riunione notturna di capi dell’Isis che si accingevano a scappare. Questo è anche possibile. Meno credibile è che al-Baghdadi, come Hitler, abbia aspettato nel bunker che i russi gli mettessero il sale sulla coda.

E infatti l’Osservatorio siriano sui diritti umani smentisce: “Il Califfo è da un’altra parte”. Mentre i blogger fondamentalisti, inviperiti, tacciano la notizia di essere una fandonia e ribadiscono che quando l’Isis perde un leader lo conferma subito, come nel caso di Abu Muhammad al-Adnani, il portavoce del gruppo ucciso nell’agosto del 2016. Comunque sia, nell’attacco vengono date per certe le morti di alcuni pezzi da 90 del Califfato, tra cui l’emiro di Raqqa Abu al-Haji al-Masri, il capo della Sicurezza al-Sawahi e l’emiro al-Naef al Haji. Vedremo se al-Baghdadi, invece, confermerà di avere sette vite, come i gatti.

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