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venerdì 22 Novembre 2019

Serbia, prima premier donna, gay e di origini croate

La Premier dei primati: per la prima volta in Serbia un primo ministro donna, ma anche gay, e per giunta di origini croate. E tutto ciò accade in quella che il nostro amico serbo Boban Radovanovic ci ricorda essere la Serbia ancora in gran parte omofoba e nazionalista spesso teatro di violenze contro gay e lesbiche

Ana Brnabic, attualmente ministra della Pubblica amministrazione, prossima premier serba su incarico del giovane presidente europeista recentemente eletto Aleksandar Vucic.

La premier dei primati

La prima ‘premier’ donna nella storia serba. Non solo donna, ma anche gay. Non solo lesbica ma anche di origini croate. Ed ecco che tutte le fobie della Serbia profonda sono centrate in un colpo solo. Quella Serbia ancora in gran parte omofoba e nazionalista spesso teatro di violenze contro gay e lesbiche

«Non è stata una decisione facile», ammette Vucic nella conferenza stampa in cui ha annunciato la sua scelta, «ma sono convinto che Ana Brnabic abbia le qualità e la preparazione per portare avanti il programma di governo, proseguire nelle riforme, progredire sulla strada dell’integrazione del nostro paese nell’Unione europea e continuare a migliorare l’immagine internazionale della Serbia».
Applausi certi nell’Europa più avanzata, ma in casa?

La scelta del presidente Vucic va approvata dal parlamento, ma il risultato del voto, visto che coalizione che ha sostenuto la presidenza occupa più del 60% dei seggi, non dovrebbe riservare sorprese.
Così Ana Brnabic diventerà la prima donna primo ministro in Serbia, e non solo.
Diventerà nei Balcani, la prima donna primo ministro dichiaratamente gay.
Scelta coraggiosa anche per l’Europa, dopo Islanda e Lussemburgo. Seconda donna, e il terzo gay, al capo di governo.

Per i Balcani conservatori una scelta decisamente audace.
Per la Serbia omofoba e nazionalista, ancora di più.
La dottoressa Brnabic, la descrive la stampa croata con una certa malignità, è giovane, ricca, gay, e croata, con origini nell’isola di Veglia, Dalmazia.
Nessuno mette in dubbio che la scelta del neo presidente serbo, ex nazionalista ora riformista Vucic fosse comunque difficile. La Serbia del dopo Milosevic ha cambiato diversi governi che si dichiaravano più o meno impegnati all’accesso nell’Unione europea.

Ma da allora, una economia inginocchiata, il fardello di accuse per crimini di guerra, Karadzic e Mladic, incapacità politica e corruzione diffusa, e l’enigma Kosovo che resta sospeso sui Balcani, hanno lasciato il paese nel limbo.
Limbo della ‘quasi Europa’ nel quale la maggioranza popolare pro europea si sta sciogliendo e l’accesso nell’UE si sta in realtà allontanando.

Il presidente Vucic doveva soddisfare molte pretese contrapposte. Il suo partito, gonfiato da ‘convensioni’ politiche e opportunismi, è diventato un composto di destra e centrodestra con proprie ambizioni e relative contraddizioni.
La chiesa ortodossa, ad esempio, che ha impegnato tutte le sue forze perché il nuovo primo ministro fosse un uomo con famiglia dentro la cornice canonica tradizionale.
L’Unione europea e gli Stati Uniti vogliono invece un primo ministro che dia una svolta nella trattativa con Pristina sul futuro del Kosovo, e una Serbia si allinei con politica estera dell’Ue sopratutto nei suoi rapporti con la Russia amica di Putin. Mentre la Nato provoca ai confini col Montenegro nell’alleanza.

Amnesty International ancora oggi identifica la Serbia come paese in cui manca la volontà per affrontare l’omofobia e la transfobia e Ana Brnabic è una scelta certamente coraggiosa e sorprendente su quel fronte.
Ben oltre e più significativamente oltre le sue scelte sessuali, il ‘chi è’ di Ana Brnabic.
Laureata all’Università Hull in Inghilterra, oppositrice di Milosevic e combattente per diritti umani, politicamente neo liberale. Garanzia, dicono molti, della continuità nella politica dell’ex premier Vucis che da presidente l’ha voluta come successore.
Per il partito ‘pigliatutto’ di Vucic è una scelta accettabile perché il vero potere rimane nelle mani del presidente, mentre diventano sempre più probabili elezioni politiche anticipate in autunno.

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