martedì 25 giugno 2019

Trump Presidente indagato, ‘ostruzione alla giustizia’

Non più soltanto i collaboratori, ma lui personalmente, il presidente Trump è sotto indagine.
Il procuratore Robert Mueller che indaga sul Russiagate vuole sapere se la Casa Bianca ha ostacolato in qualche modo la giustizia. E la minaccia per la presidenza Trump si fa pesante.

Sotto indagine adesso non è più il contesto elettorale attorno al candidato presidente Donald Trump, con collaboratori più o meno ingenui che avrebbero forse coltiva troppo facili amicizie con russi troppo interessati. Non solo Russiagate. Adesso sotto indagine, i comportamenti di Donald Trump alla Casa Bianca. Sotto indagine il Presidente.
Donald Trump indagato per “ostruzione alla giustizia”, rivela al mondo il Washington Post. Notizia-bomba da indelicato ‘cattivo compleanno’ per il Presidente più contestato della storia americana. La rivelazione poco dopo le sei del pomeriggio di Washington, la mezzanotte passata in Italia, il giorno stesso dei 71esimo compleanno di The Donald.
«Il procuratore speciale che sovrintende all’inchiesta sul ruolo della Russia nelle elezioni del 2016 interrogherà alti dirigenti dell’intelligence come parte di una più ampia indagine che ora include l’esame dell’ipotesi se il presidente abbia tentato di ostruire la giustizia».

Parole pesate col bilancino dell’orefice. Non una virgola di troppo per non dare spazio alla difesa, alla reazione della Casa Bianca, che sarà feroce. Entro la mattinata americana, il nostro pomeriggio, vedremo arrivare i primi colpi di reazione. La conferma ufficiale che ancora manca, aggiustamenti di tiro, le eventuali smentite.
Perché la scelta del superprocuratore, l’ex Direttore del Fbi Robert Mueller, è quanto di peggio temeva l’amministrazione Trump. Reato ipotizzato, ‘Obstruction of Justice’, che nel codice americano è considerato un crimine per cui è punibile anche il Presidente, il ‘Commander in Chief’.
Ed accadrebbe oggi ciò che a gennaio il presidente aveva cercato di esorcizzare nel famoso incontro privato con James Comey, il Direttore del Fbi licenziato in tronco. Sapere di non essere sotto inchiesta, allora, nelle indagini Russiagate.

L’inchiesta intanto macina testimoni eccellenti uno dopo l’altro. Dopo il ministro della giustizia Jeff Sessions, a sua volta sospettato di rapporti con Mosca, saranno sentiti diversi ‘senior intelligence officials’, alti funzionari dell’Intelligence già dalla prossima settimana. E sarà una gran bella sfilata.
Daniel Coats, attuale Direttore della National Intelligence, Richard Ledgett, suo vice, e Mike Rogers, capo della National Security Agency, la Nsa. Testimoni che verranno ascoltati, in quanto persone informate dei fatti.
Coats, Rogers e Ledgett compariranno volontariamente ma non si sa se potranno dire tutto sulle loro conversazioni con Trump o se il presidente userà il ‘privilegio esecutivo’ per mantenerle segrete. Durante il Watergate la Corte Suprema aveva comunque stabilito che i dirigenti di agenzie governative non possono usare tale privilegio per bloccare prove in indagini criminali.

Mueller potrebbe aver chiamato a testimoniare anche lo stesso Comey, l’ex direttore Fbi cacciato in malo modo, che giovedì scorso ha testimoniato davanti alla Commissione Intelligence del Senato, quando accusò la Casa Bianca di bugie.
Tra i rischi per l’inquilino attuale dello ‘Studio ovale’, la possibilità di finire indagato per “ostruzione alla giustizia” proprio per il licenziamento di Comey, che sarebbe stato cacciato da Direttore del Fbi con cinque anni di anticipo sulla scadenza del mandato.
La reazione alla notizia del Washington Post, racconta su Repubblica da Alberto Flores D’Arcais. «La fuga di notizie del Fbi riguardanti il presidente è scandalosa, ingiustificabile e illegale», dichiara Marc Kasowitz, l’avvocato che Trump nel Russiagate.
Ma la notizia dell’indagine sul presidente è vera o falsa?
Risposta non pervenuta.

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