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giovedì 19 Settembre 2019

Afghanistan, ritorno Usa e segreti italiani

Mani libere al Pentagono per rilanciare la guerra combattuta in Afghanistan. La nuova strategia militare di Trump. Altri soldati combattenti e il rischio di coinvolgimento italiano, oltre i 1000 istruttori attuali.
I segretissimi impegni italiani presi recentemente col segretario della Nato Stoltenberg.

«Più stivali sul terreno», traduzione del modo di dire americano di altri soldati mandati a combattere sul campo. Trump, l’uomo che aveva promesso il disimpegno dai fronti di guerra, ha dato l’autorità al titolare della Difesa James Mattis di decidere come e quanti soldati americani andranno a ingrossare le fila degli 8.400 militari americani che operano in Afghanistan.
Mattis ministro, ma soprattutto ex generale dei marine, già a capo dell’Us Central Command responsabile del teatro afgano e mediorientale numeri ne aveva già dati. Battuta a parte, tra i 3mila e i 5mila soldato in più, truppe combattenti e non semplici consiglieri e istruttori delle truppe afghane.

Attualmente in Afghanistan ci sono 8.400 militari, compresi 1000 soldati italiani nel contingente Nato. A gennaio del 2017, il Pentagono chiese l’invio di 3.000 nuovi soldati per l’addestramento e l’assistenza, ma la richiesta è rimasta sospesa in attesa della revisione della politica americana promessa dal nuovo presidente.
Adesso ci dicono che gli Stati Uniti hanno pianificato un’offensiva per sconfiggere lo Stato Islamico in Afghanistan entro la fine del 2017. Isis e non Taliban che sono l’islam autoctono che comanda la rivolta sempre più vincente. I capi militari americani reclamano da diversi mesi un rafforzamento dei soldati Nato, aiuti da casa e non soltanto.
In un recente intervento al Congresso, Mattis ha detto che gli Stati Uniti sono attualmente in una posizione di svantaggio in Afghanistan: «Non stiamo vincendo», che tradotto dal politichese, vuol dire che è guerra persa.

Secondo il think tank americano The Heritage Foundation, gli Stati Uniti dovrebbero restare in Afghanistan. «È nell’interesse americano rispettare l’impegno di negare ai talebani, Al Qaeda e Isis, la possibilità di contare di nuovo con un santuario in quel Paese». Da allora, segnali di attenzione da parte della Casa Bianca assieme ad esitazioni e passi indietro, senza attesi annunci, salvo chiedere più soldi e non soldati ai partner dell’Alleanza.
Ma a questo aveva già pensato il segretario della Nato Stoltenberg, con un giro tra i partner europei, Roma compresa, che avrebbe incassato alcune promesse incerte e qualche timido ‘ni’. Cosa gli abbiano detto gli italiani, il governo e la ministra Pinotti, non si sa e nessun parlamentare pare interessato all’argomento -non risultato interpellanze o interrogazioni- per avere indicazioni sul futuro dei nostri militari, il secondo contingente straniero presente in Afghanistan dopo quello degli Stati uniti.

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