giovedì 18 luglio 2019

Trump a Londra? No grazie

VISITATORE SGRADITO CON TROPPI PROBLEMI IN CASA
Donald Trump intende rinunciare al momento alla visita in Gran Bretagna finché non si placheranno le proteste contro di lui. Lo scrive il Guardian.
Per il presidente Usa problemi con la magistratura sui finanziamenti della sua campagna elettorale, mentre lui rilancia gli attacchi alla amministrazione mettendo in discussione ‘l’accordo con Cuba.

Visitatore sgradito con troppi problemi in casa
La notizia è riportata dal Guardian, che cita un consigliere di Downing Street presente durante la conversazione tra il presidente americano e la premier britannica. Il presidente americano intende rinunciare al momento alla visita in Gran Bretagna finché non si placheranno le proteste contro di lui. Trump, rileva il Guardian, aveva in effetti tenuto la visita in stand-by per diverso tempo. Proprio nei giorni scorsi, il sindaco di Londra Sadiq Khan ha chiesto al suo governo di cancellare la visita di Trump, che ha accusato il sindaco di sostanziale debolezza dopo l’attentato al London Bridge ed al Borough Market.

E le critiche a Trump in Gran Bretagna sono montate anche dopo la sua decisione di uscire all’accordo di Parigi sul clima. May aveva invitato Trump nel corso della sua visita alla Casa Bianca, a fine gennaio, come primo leader straniero dall’insediamento del presidente americano. L’invito era stato accettato, ma secondo diversi diplomatici britannici di lungo corso era stato considerato prematuro. «La Regina ha invitato il presidente Trump a visitare il Regno Unito e non c’è stato un cambiamento di programma», replica un portavoce di Downing Street alla Bbc. La smentita non parla di date e di rinvii possibili.

Quei soldi che gli piacciono tanto
I procuratori di Washington Dc e Maryland citeranno Trump: “Ha ricevuto soldi da governi stranieri per le sue aziende”. Oggetto della controversia il ‘Trump International Hotel’, aperto l’anno scorso a 800 metri dalla Casa Bianca affittando l’ex ufficio postale centrale. Donald Trump avrebbe violato le clausole anticorruzione della Costituzione accettando milioni di dollari da governi stranieri per le sue aziende. Lo rivela il Washington Post, che ricorda che Trump ha deciso di “mantenere la proprietà delle sue imprese” dopo aver assunto l’incarico di presidente. Trump ha trasferito il controllo delle sue aziende a due dei suoi figli, Donald Jr ed Eric.

Tuttavia, i due procuratori generali ritengono che il presidente “abbia violato molte promesse di mantenere separati il dovere pubblico dai suoi interessi privati, tra cui quella di non ricevere aggiornamenti regolari sulla salute finanziaria della società”. Oggetto della controversia il ‘Trump International Hotel’, aperto l’anno scorso a 800 metri dalla Casa Bianca affittando l’ex ufficio postale centrale. La causa, la prima intentata da enti governativi, si fonda sul fatto che Trump ha scelto di mantenere la proprietà della sua società una volta diventato presidente.

Dal Russiagate a Cuba
Sotto pressione per il Russiagate, dopo aver annunciato di essere pronto a testimoniare sotto giuramento contro l’ex capo del Fbi James Comey che lo ha accusato davanti al Senato di essere “bugiardo”, Donald Trump mette in campo ciò che gli riesce meglio: distogliere l’attenzione. Così il presidente annuncerà a Miami, in Florida, cambiamenti nelle politiche nei confronti di Cuba, che potrebbero tra l’altro irrigidire le condizioni sulle relazioni commerciali e sui viaggi degli statunitensi nell’isola. Lo hanno riferito fonti del governo, del Congresso e di organizzazioni di attivismo politico.

Quando si era insediato alla Casa Bianca a gennaio, Trump aveva ordinato al suo team una revisione della politica di apertura promossa dal suo predecessore democratico, Barack Obama. Tra le modifiche ci potrebbero essere il divieto alle imprese americane di far affari con enti legati a Cuba e maggiori restrizioni ai viaggi dei cittadini americani nell’isola. Secondo le fonti, si tratterà di modifiche tutt’altro che simboliche. L’ufficializzazione è attesa venerdì 16 giugno, quando il presidente farà rotta su Miami accompagnato dal vice Mike Pence e dal segretario di Stato Rex Tillerson.

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