sabato 20 luglio 2019

Fronte della Manica, fu Hard Brexit

Francia e Gran Bretagna elettorali e vigilia di Brexit.
Francia, primo turno elezioni politiche: boom di Macron con 415-445 seggi. Crollo del Front National di Le Pen e dei socialisti.
Oltremanica, l’ex cancelliere dello scacchiere, il conservatore George Osborne: «Theresa May è una morta che cammina, è solo di quanto tempo rimarrà nel braccio della morte».

Francia, Macron piglia tutto

577 deputati dell’Assemblée Nationale e il movimento inventato tre mesi fa del presidente Emmanuelle Macron, ‘En Marche!’, probabilmente se ne piglia da 415 a 445. Molto più dei trionfi di Da Gaulle cinquanta anni fa, salvo possibili successivi e simili precipizi.
In sistema elettorale alla francese consente questo. Una specie di sfida all’OK Corral per ogni seggio parlamentare: uno vince, gli altri muoiono.
Astensionismo record, del 50,2% nella storia della Quinta Repubblica. Altro dato rilevante, il crollo del Front National che aveva conteso a Maron la presidenza. Il partito di Marine Le Pen considerava un risultato negativo non arrivare a 15 deputati per formare un gruppo parlamentare, ne otterrebbe fra 1 e 4.

La nuova Assemblée Nationale. Secondo partito i Republicains, i ‘gollisti’ con il 20,9 (80-100), dalla France Insoumise, la sinistra radicale, con l’11% e tra i 10 e i 20 deputati, e dal Partito socialista con il 9% ma forse più deputati (30-40). Al ballottaggio è sfida a due, uno vince l’altro muore, e quindi questa possibili oscillazioni.
Il Partito socialista, in questo primo turno, ha realizzato il peggior risultato della sua storia e potrebbe ottenere soltanto fra 20 e 35 seggi all’Assemblea nazionale.
Jean-Christophe Cambadelis, il segretario, ha ammesso la sconfitta “senza precedenti” e ha lamentato l’avvento di un Parlamento “quasi senza opposizione”.

GB, Theresa May sulla graticola

Solo chiacchiere con gli ultra destri nord irlandesi, e per la premier Theresa May a rischio persino il sostegno ad un governo conservatore di minoranza. Lapidario l’ex cancelliere dello scacchiere, il conservatore George Osborne, alla Bbc: «Theresa May è una morta che cammina, il dubbio è solo di quanto tempo rimarrà nel braccio della morte”. Agonia, insomma, «A metà della prossima settimana e tutto crollerà per lei», sempre l’impietoso Osborne.
La concorrenza. «Posso ancora essere primo ministro. Assolutamente». Così Jeremy Corbyn in un’intervista al Mirror nella quale il leader laburista ritiene a sua volta che la caduta di Theresa May sia “una questione di giorni”. Programma labour? «Fine all’austerità e investire in questo Paese ed è quello che faremo. Quasi 13milioni di persone ci hanno votato per farlo».

Sola, assediata e senza amici, Theresa May. E un ipotetico governo di minoranza è atteso dagli interlocutori europei per l’avvio dei negoziati sulla Brexit, senza molte tenerezze fra poco più di una settimana. Brexit dura voleva Theresa, e durezza raccoglierà. Il timing non cambia, ha avvertito Angela Merkel dal Messico. Con Macron vincitore assoluto dall’altra parte della Manica, oltre Calais, che avrà a suo volta molto da chiedere all’isola che ha scelta la sponda atlantica tra i suoi mari.
Ma per assurdo, è proprio la distanza ravvicinata da un appuntamento tanto cruciale a diventare la maggiore garanzia di sopravvivenza al potere per May. L’unica, prima di un addio a Downing Street data da tutti gli osservatori come “solo questione di tempo”.

Tra Hard e Soft Brexit

“Meglio nessun accordo che un cattivo accordo”, aveva tuonato la premier prima delle elezioni, minacciando appunto una ‘hard Brexit’, piuttosto che accettare le condizioni di Bruxelles. La sconfitta elettorale rende però molto difficile, probabilmente impraticabile, questo percorso e dunque il cammino del negoziato dovrebbe diventare più ‘soft’.
Non esiste una definizione rigorosa, entrambi i termini sono utilizzati per indicare la natura delle relazioni post-Brexit del Regno Unito con la Ue. Quindi, da una parte ‘hard’ Brexit potrebbe comportare che Londra abbandoni l’Unione Europea, tutti i trattati e le istituzioni europee di cui fa parte, nonché il ‘mercato unico’ e interrompa la libera circolazione delle persone.

Dall’altra parte, con una Brexit ‘soft’ potrebbe seguire un percorso negoziato, più morbido, al limite simile a quello della Norvegia, che è un membro del mercato unico e deve accettare la libera circolazione delle persone.
Nel negoziato tra Londra e Bruxelles uno dei punti più controversi è il conto tra i 60 e i 100 miliardi di euro che la commissione Ue intende imporre ai britannici per l’addio all’Europa, in cambio dei mancati contributi comunitari che Londra si era impegnata a versare e che, avendo deciso di andarsene, non verranno sborsati. La cifra, ovviamente, è oggetto di trattativa. David Davis, il ministro britannico per la Brexit, ha detto che Londra intende pagare quanto è “legalmente dovuto” e “non quello che vuole l’Ue”.

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