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venerdì 20 Settembre 2019

Comunali all’antica, o a destra o a sinistra e basta scherzi

Elezioni comunali, delusione M5s: fuori da capoluoghi di Regione e dalle grandi città. Effetto Raggi. Il Movimento di Beppe Grillo escluso dal ballottaggio anche a Genova. A Parma Pizzarotti sfiderà Paolo Scarpa del centrosinistra, mentre a Palermo Leoluca Orlando, primo cittadino uscente, riconfermato al primo turno.

A Roma in tanti avevano scherzato. O meglio, avevano dato sfogo al giramento di scatole nei confronti della politica ‘tradizionale’, dei partiti classici. Voto contro e Virginia Raggi 5Stelle sindaca. Non è andata affatto bene, e le piroette politiche del leader Grillo e le consultazioni web del movimento nell’amministrare città e metropoli, aiutano poco.
Una sconfitta dai contorni pesanti per M5S dalle urne dei 1.004 comuni chiamati al voto.
Il Movimento è escluso dai ballottaggi di tutte le maggiori città al voto. Compresa Genova, la città di Beppe Grillo. Peggio, osservano gli specialisti, in quasi tutti i grandi centri il distacco dei candidati M5s dai primi due che andranno al ballottaggio -quasi ovunque di centrodestra e centrosinistra- è abissale.
Anche nella Parma di Pizzarotti, il 5Stelle cacciato, ha comunque lasciato il candidato grillino sotto il 5%. A consolazione parziale, sul piano della beffa personale, la vittoria a Rignano di un altro ex, il sindaco Lorenzini, escluso dal Pd da Tiziano Renzi, segretario del circolo, e riconfermato a pieni voti sindaco di Rignano sull’Arno. Guai di famiglia.

Le città vanno amministrate, e adesso basta scherzi

Dunque, per ciò che possono valere elezioni di queste dimensioni, la prima seria battuta d’arresto registrata da Grillo, con percentuali minime da nord a sud, troppo scarse che si propone come alternativa al sistema. Gli osservatori più attenti rilevano però che per i Cinque Stelle non c’è quasi mai omogeneità fra voto amministrativo e voto politico. Più a loro agio nelle elezioni legislative dove tutto puoi dire e poco puoi verificare, mentre le vittorie nei comuni maggiori, da Parma a Livorno, il vertice inarrivabile di Roma e ora persino Torino, non hanno portato loro fortuna.

La rincorsa alla vittoria permanente, valutano gli studiosi di cose politiche. Un movimento radicale e populista ha bisogno di continui rilanci nel favore popolare. Stefano Folli su Repubblica, ricorda i precedenti dell’Uomo Qualunque nell’immediato dopoguerra italiano e di ‘Poujade’ nella Francia degli anni Cinquanta. Il boom e poi altrettanto rapidamente il flop.
Conti politici saldati dagli elettori? Aver dato copertura al patto Renzi-Berlusconi sul falso modello tedesco. Roba da ‘casta’. Ma sui sindaci, la gestione Raggi a Roma che prima o poi doveva presentare il conto. E l’infortunio di Chiara Appendino a Torino, con il disastro di piazza San Carlo avvenuto alla vigilia del voto.

Qualcuno osserva che la sconfitta grillina arriva il giorno in cui la Francia offre al neo presidente Macron una vittoria alle De Gaulle, quasi troppo, anche se i votanti sono stati meno della metà dei francesi. In Francia sono stati sconfitti e persino umiliati i nazional-populisti di Marine Le Pen. Senza voler generalizzare situazioni e storia molto diverse tra di loro, è di fatto evidente che il populismo ha conosciuto una serie di brucianti sconfitte in giro per l’Europa. Eppure, sino a pochi mesi fa, dopo la Brexit e la vittoria di Trump, sembrava in procinto di conquistare l’Occidente.
Provano a rianimare le truppe, Grillo e Casaleggio: «Puntiamo alla Sicilia (le imminenti regionali, NdR) e all’Italia. È su quelle battaglie che ci spenderemo». Verificheremo presto.

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