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mercoledì 16 Ottobre 2019

Iran-Persia, mondo arabo, islam: la storia che Trump ignora

L’Iran erede dell’impero persiano e la intricata storia dei suoi rapporti col mondo arabo oltre un millennio fa, le conquiste territoriali, i nuovi imperi, le conversioni religiose, l’Islam di obbedienza sciita o sunnita.
Tutto ciò che il presidente Usa ignora nella sua politica mediorientale. Cultura ignota.

Per spiegare i complessi e non tranquilli rapporti tra Iran sciita e Arabia Saudita sunnita limitarsi alla sola questione religiosa o geopolitica appare un po’ riduttivo: essa si intreccia con la storia dell’espansione territoriale dell’islam e la conquista dell’impero persiano che – vale la pena di ricordarlo – fino alla metà del V secolo d.C. occupava uno spazio vastissimo, poiché si estendeva dal corso dell’Indo a est alla penisola anatolica ad ovest e, da nord a sud, dal Caucaso alle sponde del nord Africa. Al contrario di altre entità del tempo l’impero persiano era organizzato in maniera solida, retto dalla dinastia Sasanide attraverso un sistema amministrativo che concedeva autonomie e un sistema di caste separate formate da guerrieri, sacerdoti, grandi burocrati e scribi che sottometteva il popolo minuto. La principale religione – sebbene non avesse grande seguito tra i ceti inferiori – era lo zoroastrismo, ma ci sono testimonianze anche della diffusione del cristianesimo soprattutto riguardo l’eresia nestoriana, che negava l’attribuzione divina alla figura di Cristo.

L’impero persiano, che si era scontrato più volte con l’impero romano o meglio bizantino, preferiva però i cristiani nestoriani agli altri, in quanto ne considerava con sospetto i legami con Bisanzio. Pur non trattandosi inoltre di una vera e propria protezione ufficiale e nemmeno di un incoraggiamento al culto, tuttavia molti zoroastriani si convertirono al nestorianesimo, comprese intere tribù uigure, antenate remote degli uiguri che vivono nella Cina occidentale, ma praticano oggi la religione islamica. Le prime scosse all’impero Sasanide vennero da Occidente: l’imperatore di Bisanzio Flavio Eraclio, dopo aver subito da Sasanidi la conquista di Calcedonia (antica città molto vicina a Costantinopoli) nel 616 d.C., mosse contro l’impero persiano che nel frattempo aveva occupato anche l’Egitto privando l’impero d’oriente delle risorse agricole e provocando perfino una pestilenza. Eraclio, tra il 622 e il 627, dopo aver messo a ferro e fuoco l’Anatolia e l’Armenia sconfisse i persiani nei pressi dell’antica Ninive (e della Mosul di oggi)

La battaglia di Ninive ebbe anche un’interpretazione che oggi a noi potrebbe sembrare quantomeno curiosa: poiché il Corano considera comunque i cristiani discendenti dalla comune stirpe di Abramo, e sebbene si sia trattato di una vittoria bizantina sui persiani Sasanidi ritenuti al contrario ‘pagani’, i testi dell’islam considerano la battaglia come ‘vittoria dei credenti’. A queste vicende seguì la conquista vera e propria dell’impero persiano da parte dell’islam che si attuò grossomodo dal 635 al 650 d.C., ma a questo punto si deve ricordare la morte di Maometto avvenuta a Medina nel 632 e la lotta alla successione di una carica politica e religiosa. La maggior parte dei suoi seguaci appoggiò allora Abu Bakr, amico del profeta e padre della moglie Aisha. Una minoranza invece, avendo sostenuto Ali, cugino e genero, assunse in seguito la denominazione di ‘shiiat Ali’, ovvero seguaci di Ali. Nella battaglia di Kerbala del 680 (oggi in Iraq) i seguaci di Ali furono sconfitti dalle truppe del califfo sunnita e la spaccatura si fece sempre più marcata.

Le lotte per il potere del califfato furono contemporanee alle grandi guerre di espansione e basti pensare che, mentre le truppe del califfo raggiungevano l’Azerbaigian dopo aver sottomesso la Persia, nel 644 scoppiò anche la rivolta persiana contro gli arabi che sarebbe durata più di cinque anni, fino alla morte cioè dell’ultimo discendente della dinastia dei Sasanidi. Benché oggi queste vicende complesse sembrino oggetto di mera erudizione, la loro eredità vive ancora nelle memorie dei popoli islamici. Il grande impero persiano si dissolse dunque per la sconfitta militare e politica, ma fu la cultura iraniana a dare una svolta all’islam (soprattutto nell’arte di governare) permettendo nuove conquiste, ivi compresa quella della penisola Anatolica (la Turchia) che avrebbe dato origine all’impero ottomano, ma anche di parte dell’India. Sull’altro versante, ovvero all’interno dell’Iran, chi sottolinea che la fede musulmana costituì la grande svolta non manca di osservare che l’accettazione dell’islam non significa affatto quella della cultura araba.

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