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sabato 18 Gennaio 2020

Frana Trump: Fbi-Russiagate e altalena estera

Donald Trump tentò di fermare l’Fbi sul Russiagate. Le rivelazioni dell’ex direttore Fbi Comey:
Trump pesca dalla vecchia amministrazione Bush e nomina Christpher Asher Wray nuovo capo dell’Fbi.
Il ministro della Giustizia, Jeff Sessions, è pronto a dimettersi
Qatar, marcia indietro, Trump telefona all’Emiro.
Isolamento internazionale Usa sul clima. Inaffidabilità della presidenza

Più che un sommario, un atto d’accusa:

  • Donald Trump tentò di fermare l’Fbi sul Russiagate. Le rivelazioni dell’ex direttore Fbi Comey: «Donald Trump mi ha chiesto di lasciare andare le indagini su Flynn».
  • Trump pesca dalla vecchia amministrazione Bush e nomina Christpher Asher Wray nuovo capo dell’Fbi.
  • Il ministro della Giustizia, Jeff Sessions, è pronto a dimettersi sulla scia delle crescenti tensioni con il presidente Donald Trump.
  • Qatar, marcia indietro di Trump, telefona all’Emiro e offre l’aiuto Usa per mediare con l’Arabia Saudita che aveva applaudito
  • Nel resto del mondo, isolamento internazionale sul clima e sulla sostanziale inaffidabilità della attuale presidenza

Fbi-Russiagate

Donald Trump chiese di insabbiare il Russiagate e di ‘lasciare andare’ le indagini su Mike Flynn, allora Consigliere per la sicurezza nazionale del presidente americano, costretto poi alle dimissioni per aver mentito proprio sui suoi rapporti con la Russia. ‘È un bravo ragazzo’, mi ha detto”.
La rivelazione è dell’ex capo dell’Fbi, James Comey, licenziato dal capo della Casa Bianca il 9 maggio scorso, nella dichiarazione scritta in sette pagine con cui aprirà domani la sua audizione in Senato.
Una testimonianza le cui anticipazioni sono state definite ‘inquietanti’ dal senatore repubblicano John McCaine che potrebbe dare l’avvio all’impeachment, e che arrivano a poche ore dall’annuncio fatto da Trump su Twitter del nome del sostituto di Comey alla guida dell’Fbi, Christopher A. Wray.

Da Bush all’Fbi

Christpher Asher Wray è nato nel 1967, sposato, con due figli e vive in Georgia. Dal 2001 al 2003 è stato assistant attorney general al Dipartimento di Giustizia con Larry Thompson e poi, 2003 al 2005, ha capitanato la divisione penale del Ministero. Erano gli anni della presidenza di George W. Bush. E a quel tempo Wray seguiva le direttive impartite dal numero due del dipartimento di Giustizia: quel Jim Comey, poi capo dell’Fbi sgradito a Trump, di cui oggi prende il posto
Secondo il New York Times, la scelta di un uomo ‘affidabile’, in grado di ridurre i timori degli agenti dell’Fbi, sarebbe ‘un tentativo di Donald Trump di indebolire o politicizzare l’agenzia di intelligence’. Qestione delicata, ricorda il sito The Hill, è il fatto che uno dei partner dello studio legale di Wray è consigliere sulle questioni etiche per il trust che amministra i beni di Trump.

Ministro in fuga

Il ministro della Giustizia, Jeff Sessions sarebbe pronto a dimettersi a causa delle crescenti tensioni con il presidente Donald Trump. Lo riporta Abc. Trump sarebbe frustrato per la decisione di Sessions di astenersi sulle indagini sul Russiagate, avendo aperto di fatto la strada alla nomina del procuratore speciale. La tensione sarebbe salita a livelli talmente alto da spingere Sessions a ipotizzare le sue dimissioni.
Non è chiaro se le abbia minacciate o abbia offerto di dimettersi. Secondo il Washington Post che cita fonti vicine alla Casa Bianca, Trump non sapeva che Sessions si sarebbe astenuto riguardo al Russiagate e ora lo accusa dei successivi sviluppi come la nomina di un procuratore speciale, Robert Mueller, per supervisionare il caso.

Isolamento planetario

Da un G7 catastrofico al No al trattato sul Clima, alla quasi guerra all’Iran schierando gli Usa con la ‘Nato araba’, in realtà l’alleanza Sunnita dei Paesi petroliferi del Golfo che dichiarano oggi di combattere il terrorismo che avevano sostenuto sino a ieri. Una figuraccia via l’altra, ultima la marcia indietro proprio sul Qatar che Trump stesso aveva provocato. Una telefonata di Donald direttamente con l’emiro, ex buon amico, nel cui territorio gli Stati Uniti hanno la principale base militare in Medio oriente.
E a proposito di basi militari strategiche Usa, anche la Turchia (bare aerea di Incirlik), si arrabbia. Il superpresidente turco Erdogan è il primo capo di un Paese sunnita a prendere le distanze dalla rottura col Qatar. Ankara e Doha sono unite nel sostegno alla Fratellanza Musulmana e ad Hamas. E lo strappo tra i regni del Golfo ed il Qatar, favorito/voluto da Trump, si rivela una delle faccende più intricate e complicate che abbiano mai interessato il medio oriente negli ultimi anni.

 

CATTIVI PENSIERI
di Mimmo Lombezzi

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