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martedì 15 Ottobre 2019

Raqqa, battaglia finale per la Siria

Annuncio dell’alleanza curdo-araba sostenuta dagli Usa. Il comandante Rojda Felat: «Le nostre forze sono entrate in città dal quartiere Mechlab, ad est della città». Molte vittime tra i civili.
I timori della Turchia per il ruolo militate vincente delle formazioni curde.

È dunque iniziata la ‘grande battaglia’ preannunciata per la liberazione di Raqqa, dall’Isis. La ‘capitale’ del Califfo in Siria, e sarà dura. Sperando assieme sia anche molto meno sofferta della liberazione di Mosul, ‘capitale’ islamica in Iraq. L’attacco curdo del bastione jihadista è portato da circa cinquemila miliziani delle ‘Forze democratiche siriane’, l’Sdf, struttura militare guidata dall’ala siriana del Pkk e composta anche da elementi arabi della zona. Gli Usa per armamenti, soldi e appoggio aereo.

«Dichiariamo oggi l’inizio della Grande battaglia per liberare la città di Raqqa, la cosiddetta capitale del terrorismo e dei terroristi», ha detto ai giornalisti dal villaggio di Hazima a nord di Raqqa, Talal Sello, portavoce delle Sdf. Le Forze democratiche siriane sono impegnate da mesi in un assedio dei combattenti dell’Isis asserragliati all’interno della loro roccaforte, dopo essere riusciti ad arrivare a pochi chilometri da Raqqa da nord, est e ovest. A sud la trincea naturale del fiume Eufrate.

«Le nostre forze sono entrate nella città dal distretto orientale di Al-Meshleb», ha detto a France Presse il comandante di Sdf Rojda Felat. Anche l’Osservatorio siriano per i diritti umani, la ong vicina all’opposizione, ha riferito che i combattenti dell’alleanza curda-araba hanno conquistato “un certo numero di edifici in Al-Meshleb”. L’avanzata si muove in direzione della città industriale e dell’antico recinto murario di Raqqa oltre il quale si apre il centro storico con i suo vicoli da massacro.

L’offensiva finale
Dunque l’inizio di una grande offensiva che potrebbe decretare la fine dell’Isis, riducendolo solo -parliamo della Siria- a un gruppo terroristico attivo solo nelle aree desertiche. Negli ultimi sette mesi l’operazione “Ira dell’Eufrate”, ha centrato l’obiettivo di assediare su tre lati – nord, est e ovest – Raqqa, proprio sul fiume Eufrate. I militari curdo-arabi dello Sdf stanno cercando di entrare anche dal versante orientale della città, una volta resi in qualche modo agibili i ponti sul grande fiume.

Non sarà una battaglia facile, né breve. Soprattutto quando si dovrà combattere strada per strada, casa per casa. Mosul insegna. E il rischio che siano ancora una volta i civili a farne le spese è molto alto. Intrappolati dai jihadisti dell’Isis, che non di rado li utilizzano come scudi umani, e impossibilitati a scampare dai pesanti bombardamenti che l’aviazione americana sta effettuando per facilitare l’offensiva di terra, la loro situazione è drammatica. Scudi umani in città, senza rifugi nella fuga.

Già ieri la tv di Stato siriana ha denunciato l’uccisione di 43 civili a Raqqa, in un raid avvenuto nella notte tra venerdì e sabato nel quartiere di Jumailiya. Secondo altri rapporti un raid aereo della coalizione guidata dagli Usa avrebbe colpito un edificio scolastico che ospitava famiglie di sfollati. Da tempo la scuola, situata nel quartiere orientale di Mashlab, dove è avvenuta l’offensiva, era un centro di accoglienza dei civili senza casa. I crudeli ‘effetti collaterali’ di ogni guerra.

Le proteste della Turchia
Problema politico sul ‘Fronte occidentale’: i curdi dello Ypg gli alleati vincenti scelti dagli Usa per condurre la guerra sul terreno. Per Washington, e non solo, sono la milizia più organizzata, pià disciplinata e più affidabile all’interno del caotico e frammentato universo dell’opposizione siriana. Loro, i curdi siriani (ma non solo siriani) hanno conseguito decisivi successi militari contro Isis, cacciandoli da un’area di 2.500 chilometri quadrati nella Siria settentrionale.

Eroi a occidente, terroristi per il regime turco di Erdogan, sempre più isolato internazionalmente. Per Ankara le Ypg sono terroristi, una costola del Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan. Ovvero il peggior nemico di Ankara, che lotta da anni per l’autonomia di un’ampia regione della Turchia. Quando, nell’agosto del 2016, il governo turco ha dato il via all’operazione “Scudo dell’Eufrate”, era proprio per evitare che ciò che sta accadendo avvenisse. Adesso c’è anche la Siria curda.

Decine di carri armati e centinaia di militari turchi in territorio siriano, proprio per impedire alle milizie curde di conquistare una ininterrotta zona curda lungo il confine turco, creando così le basi per uno Stato indipendente curdo alle porte di casa. «Sia lo Ypg che il Pkk sono organizzazioni terroristiche, non c’è nessuna differenza. Ogni arma che finisce nelle loro mani è una minaccia per la Turchia», dichiarava un mese fa il ministro degli Esteri turco Cavusoglu.

Prima sarà la sconfitta di Isis, ma già si preparano altre guerre.

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