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sabato 18 Gennaio 2020

Unità. Se una bandiera gloriosa s’è sporcata per strada

Sulla questione Unità e sul dibattito che anche su Remocontro si sta sviluppando, molti i dubbi sollevati e perplessità di vario genere. Primo dubbio ed osservazione critica diffusa, che c’entra ancora Gramsci con la recente versione del giornale e, per logica, cosa c’entra l’attuale Pd con la tradizione della sinistra di cui quel giornale è […]

Sulla questione Unità e sul dibattito che anche su Remocontro si sta sviluppando, molti i dubbi sollevati e perplessità di vario genere. Primo dubbio ed osservazione critica diffusa, che c’entra ancora Gramsci con la recente versione del giornale e, per logica, cosa c’entra l’attuale Pd con la tradizione della sinistra di cui quel giornale è stato una delle bandiere.
Non ho mai lavorato in un giornale di partito, ma certo, per quel tanto di mestiere che conosco, non dev’essere sempre facile leggere i fatti sempre da un punto di vista politico. Come una lente, a volte aiuta a capire, ma a volte deforma la realtà.
Un tempo, l’Unità e l’allora Pci si laceravano sull’invasione dell’Ungheria, o sul ruolo dell’Unione Sovietica nel mondo. Oggi, sotto la stessa testata, vorrebbero si litigasse di porcello o rosatello, di Alfano alla tedesca. Così gira il mondo.
Non è colpa quindi della testata, della ‘bandiera’, ma di chi la sventola.

Sul Pd e sulla sua leadership preferisco astenermi a nome di ‘Remocontro’ e per scelta editoriale. Se proprio di politica nazionale siamo costretti a parlare, capita, che sia almeno ‘politica alta’ che toccai cittadini e non aria fritta di palazzo.
La chiusura dell’Unità è questione che ritengo di interesse generale.
Ogni giornale che muore è un pezzetto di democrazia in meno, e non basta il web a supplire.
E i posti di lavoro. Tutti ‘cattivi, servi di Renzi e dintorni’, quelle lavoratrici e quei lavoratori? Non credo, visto anche il modo in cui sono stati trattati del segretario Pd ed ex premier in corsa per un incerto e periglioso bis.

Giornale che nessuno legge. Attenti che le leggi di mercato non sono esattamente regole di democrazia. L’Unità, il Popolo, l’Avanti, l’Osservatore Romano e il Manifesto (sintetico florilegio), dovevano essere morti da mo’. Ma anche gran parte dell’editoria colta e scientifica. Ed anche il Corriere della Sera, Repubblica, il New York Times e il Guardian.
I giornali di partito sono solo la classica eccezione che conferma la regola: il web è esploso sul mondo dell’informazione come il meteorite che colpendo la terra milioni di anni fa, cambiò il clima del pianeta ed estinse i dinosauri.
I giornali di partito, l’Unità, tra i dinosauri più deboli. Ma alla fine, si estinsero tutti.
E non sarà il web a poter supplire a tutte quelle assenze.

A colpirmi, e chiudo queste considerazioni molto personali, la gestione della crisi editoriale da parte dell’Editore, che, non contino belle e mascherature societarie, è e resta il Partito Democratico e la sua segreteria politica.
Ebbene signori ‘editori’, vergognatevi. Comportamenti semplicemente ignobili, ricatti da peggior padronato dell’Ottocento. Vergogna, vergogna, vergogna.
Dopo di che, confesso, l’Unità ho smesso di leggerla da un bel po’.
Prossimamente i conti elettorali di molti con il Pd.

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