domenica 24 marzo 2019

Trump il fossile

USexit dal clima e dal buonsenso. Trump cestina l’accordo di Parigi sul clima e riporta gli Stati uniti all’era dell’energia fossile. La lobby del carbone ringrazia. Obama: «Così rifiuta il futuro». Anche Putin si defila: «Senza Usa, intesa inutile». Ma Cina e Ue tirano dritti.
La fine del secolo americano

Contro tutto e tutti
Contro i fatti, la scienza, il buon senso, il futuro, il mondo. Trump contro il clima di tutti. Gli Stati Uniti della presidenza Trump cestinano l’accordo sul clima formato meno di 2 anni fa a Parigi.
Il Paese  che è il maggior responsabile dell’inquinamento dopo la Cina, che ha però una popolazione cinque volte superiore a quella degli Stati Uniti.
Trump dà i numeri: 3.000 miliardi di dollari e 2,5 milioni di posti di lavoro che l’accordo costerebbe all’economia americana, numeri contestatissimi da tutti gli studi più avanzati. Frottole, denunciano gli scienziati. Dubbi nello stesso staff della Casa Bianca.

‘Truffa’ riscaldamento globale
I «nazionalisti» di Steve Bannon e i «moderati» guidati dal genero Jared Kushner. I primi hanno vinto ottenendo un ritiro immediato dagli accordi sul clima, a conferma della linea dura della campagna elettorale secondo cui il riscaldamento globale era una «truffa» diffusa dai cinesi per danneggiare l’economia americana. Già il via libera agli oleodotti su terre indiane non lasciava dubbi, ne lo faceva la rottamazione dell’ente per la protezione ambientale, messo in mano al lobbista petrolifero Scott Pruitt.
Utile ricordare che sull’intero pianeta solo i governi del Nicaragua e della Siria si sono dichiarati contrari all’accordo.

Quale capitalismo Usa?
Oltre l’isolamento internazionale degli Usa-Trump che ormai si sta definendo, problemi anche in casa. Un’opinione pubblica al 70% favorevole all’accordo, ma anche pezzi importanti del capitalismo americano che ormai si muovono nella logica di una riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Perfino di parte dell’industria petrolifera, per esempio la Exxon da cui proviene il suo Segretario di stato Rex Tillerson.
Quale capitalismo si svilupperà nei prossimi anni negli Stati Uniti, si chiede Fabrizio Tonello su il manifesto. La coalizione del «vecchio» (finanza, petrolio, armamenti) o quella del «nuovo» (energie rinnovabili, sharing economy)?

Minaccia climatica in casa
Tra i minatori di carbone del West Virginia, e che vuole portare l’uomo a colonizzare Marte. Trump ha scelto il vecchio, scelta costosa non solo per l’ambiente. I danni dovuti a fenomeni climatici estremi, come i tifoni, negli Stati Uniti sono già pesanti. E nessuno ha calcolato quanto potrebbe costare l’aumento del livello medio dei mari a città immerse nell’acqua come Boston, New York, San Francisco o Seattle. Nei giorni scorsi -ci ricorda sempre Tonello- si è aperta una faglia nel ghiaccio dell’Antartide che potrebbe liberare un iceberg, un pezzo di Polo Sud, di dimensioni mai viste prima, equivalenti a quelle dello stato del Delaware.

La California si ribella
In rotta di collisione con la Casa Bianca, lo stato ha fissato l’obbiettivo di ridurre l’inquinamento fino a 40% sotto i livelli del 1990 entro il 2030. La maggior parte delle normative ambientali vengono in fin dei conti applicate a livello statale e locale. California-Hollywood: ‘Inconvenient Sequel’ di Al Gore, il seguito del documentario Oscar in cui il premio nobel dipinge la governance ambientale come una sorta di ‘internazionalismo ambientalista non più reversibile’.
Invece fu Trump e gli Usa regrediti alle posizioni ostruzionistiche quando per anni bloccarono il protocollo di Kyoto.

Follia revisionista di Trump
La settimana scorsa il New York Times ha definito la California «il negoziatore di fatto» in tema di ambiente -racconta Luca Celada da Los Angeles- con i ministri di Canada e Messico che avevano appena firmato a San Francisco un nuovo accordo trilaterale sui rispettivi mercati delle emissioni.
Ieri, mentre Trump rompeva, il senato Californiano ha approvava un nuovo disegno di legge. Se passerà alla camera, imporrebbe allo stato -1/8 della popolazione Usa- l’uso di fonti energetiche esclusivamente rinnovabili entro il 2045. La California in rotta di collisione con l’oscurantismo ecologico di Trump che preannuncia di voler togliere allo stato la facoltà di imporre norme proprie.

Fine del secolo americano
«L’annuncio del ritiro dall’accordo di Parigi sul clima arriva proprio cento anni dopo l’adesione degli Usa alla Prima guerra mondiale: è il segnale che Trump ha fatto abdicare l’America dal ruolo di perno del pianeta». La valutazione impietosa di Vittorio Zucconi su Repubblica.
Gli Stati uniti del ‘superpalazzinaro di Queens’, che «sembra un attore in cerca di ruolo, non più il regista, un piccolo Paese con un formidabile forza armata, una piagnucolosa, vittimista e paranoica nazione che si vede assediata da nemici decisi ad “approfittare” di lei, come lamenta Trump con il tono del bottegaio che protesta per la concorrenza sleale del negozio accanto».

Soli contro tutti
Il no di Trump, comunque, di per sé non basta a far saltare l’accordo favorito due anni fa dalle Nazioni Unite. La Cina, che proprio Obama aveva convinto ad aderire, ha assicurato che andrà avanti con l’Europa. E proprio dall’Unione le reazioni più dure: Francia, Germania e Italia, hanno espresso ‘il rammarico per la scelta degli Usa’. La britannica Theresa May il dissenso l’ha comunicato direttamente a Trump che le aveva telefonato. Il presidente della Commissione  Juncker, parla di populismo, avverte: “Il vuoto lasciato dagli Usa verrà riempito”. Dalla Germania la sintesi più netta: “Gli Stati Uniti danneggiano loro stessi, noi europei e tutti gli altri Paesi del mondo”.

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