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venerdì 20 Settembre 2019

Ayse ‘Cappuccio Rosso’ eroina curda uccisa a Raqqa

Ayse Deniz Karacagil, combattente curda di Turchia raccontata da Zerocalcare in “Kobane Calling” Siria è morta combattendo contro Isis per la conquista di Raqqa. La ragazza, nota come Cappuccio Rosso dopo essere stata condannata a un secolo di galera dal regime di Erdogan per le dimostrazioni di Gezi Parka, ad Istanbul, aveva sposato la causa dei curdo-siriani arruolandosi nelle formazioni di guerriglia.

In Turchia la conoscevano come ‘Kirmizi fularli’, “Cappuccio rosso”, per via del copricapo che portava sulla testa. In Italia era stata resa celebre dal fumettista Zerocalcare, che in ‘Kobane Calling’, aveva raccontato la sua resistenza, insieme con tanti altri curdi, contro i tentativi di avanzata dello Stato Islamico. Ayse Deniz Karacagil aveva 24 anni ed è stata uccisa due giorni fa in una sparatoria vicino a Raqqa.
Era la mattina del 29 maggio, annuncia l’International Freedom Battalion, le formazioni combattenti curde in cui militano giovani giunti da tutto il mondo per combattere l’Isis, celebrando come un’eroina la studentessa che divenne combattente. Ayse, caduta alle porte di Raqqa quando i ruoli sono ormai invertiti rispetto ai tempi di Kobane. Ora gli assediati sono gli assassini del Daesh.

Zerocalcare dedica un post su Facebook al ricordo di Ayse Deniz Karacagil, combattente morta a Raqqa, che la sua matita aveva disegnato e raccontato in Kobane Calling.
«E’ sempre antipatico – scrive l’autore – puntare i riflettori su una persona specifica, in una guerra dove la gente muore ogni giorno e non se la incula nessuno», quasi a chiedere scusa della commozione del suo ricordo di fronte a tante altre morti.
Ed ecco la descrizione che ne fa l’ormai noto fumettista: «Turca, condannata a 100 anni di carcere dallo stato turco per le proteste legate a Gezi Park, aveva scelto di andare in montagna unirsi al movimento di liberazione curdo invece di trascorrere il resto della sua vita in galera o in fuga».

Gezi Park e la Turchia di Erdogan
Le proteste pacifiche degli studenti nel cuore di Istanbul, in piazza Taksim, e la repressione durissima della protesta. Otto manifestanti rimasti uccisi, tantissimi i feriti. La maggior parte degli arrestati processata e condannata a pene di poco superiori ai due anni per “danneggiamento della pubblica proprietà”, “oltraggio a moschea”, “interruzione di servizio pubblico”.
Ayse, invece, era stata travolta da un’accusa ben più grave: militanza in organizzazione terroristica, i separatisti del Pkk, il Partito Curdo dei Lavoratori. Tra le prove depositate contro di lei, ricorda Marta Ottaviani su La Stampa, non un cappuccio ma una “sciarpa rossa, simbolo del socialismo”. Con Ayse in cella, era stata sua madre a protestare: quella sciarpa dimostrava solo che tutto si reggeva su un castello accusatorio retto da prove fabbricate a tavolino.

Poi era arrivata la condanna a un secolo di galera. Ma la ‘terrorista’ era stata scarcerata prima del verdetto e la ragazza aveva capito che la nuova dirigenza turca imponeva scelte radicali. Ad esempio andare nella allora assediata città siriana di Kobane, e sostenerla e difenderla nell’assedio Isis che si stava compiendo sotto gli occhi del mondo e con la complicità turca.
Il fumettista ‘Zerocalcare’ l’aveva conosciuta durante Il suo viaggio al confine con la Siria, dove migliaia di curdi siriani hanno difeso per mesi, fino a salvarla, la città di Kobane, divenuta da quel momento il simbolo incontrastato della resistenza a Daesh e da alcuni paragonata alla città di Stalingrado.

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