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lunedì 16 Dicembre 2019

La strage di Manchester sul G7 di Taormina

Le bombe del terrorismo anche sulle pianificazioni dei vertici dei cosiddetti Grandi della terra. Calendario stravolto anche a Taormina, ci racconta Piero Orteca, partendo dal lavoro preparatorio dei ‘sherpa’, i funzionari e gli adviser incaricati di preparare i vertici internazionali, che fissano le agende e individuando i punti critici che dovranno essere trattati nel corso degli incontri. Per il G7 di Taormina questo è vero, ma ci sono state delle correzioni in corsa.

Calendario G7,
dopo Manchester
correzioni  in corsa

Questa volta la parolina magica “sherpa” c’entra fino a un certo punto. Convenzionalmente, in diplomazia gli “sherpa” (i portatori tibetani) sono i funzionari e gli adviser incaricati di preparare i vertici internazionali, fissando le agende e individuando i punti critici che dovranno essere trattati nel corso degli incontri. Per il G7 di Taormina questo è vero, ma ci sono state delle correzioni in corsa.
L’economia, il caos finanziario internazionale e la crisi delle grandi banche restano nel “backstatge” l’argomento principe.
Ma l’attentato di Manchester ha fatto salire di quota il tema del terrorismo internazionale e, più in generale, della sicurezza.
Abbiamo già scritto che la società civile e la tecnologia corrono molto più velocemente delle strutture politiche e degli organismi sovranazionali, che arrivano puntualmente in ritardo a cercare di organizzare uno straccio di strategia politica condivisa. In effetti, il vertice serve più che altro a fissare un calendario di incontri “specialistici”, che saranno organizzati e preparati proprio dagli “sherpa” della diplomazia.

La strage avvenuta al concerto inglese ha cambiato però l’ordine dei lavori e ha imposto anche un mutamento per quanto riguarda, probabilmente, il documento finale, che conterrà una dichiarazione di intenti, dai toni forti, sulla lotta al terrorismo. Come già abbiamo avuto modo di sottolineare, l’estrema vastità degli argomenti che devono essere affrontati, in buona misura annacqua l’efficacia dei provvedimenti che potrebbero essere presi.
In genere, si tratta di dichiarazioni programmatiche, di una sorta di lettera di intenti, a cui spesso non seguono azioni sostenute dai fatti. Resta comunque, l’impianto organizzativo originario che fissa in anticipo gli argomenti che dovranno essere approfonditi in successive riunioni ristrette. Possiamo quindi dire, che in linea generale a Taormina verrà riproposto il calendario di incontri “per compartimenti stagni” che serviranno a preparare una linea politica comune (almeno si spera) a partire dal prossimo anno.
Da marzo in poi si sono sviluppati incontri preparatori, che proseguiranno fino al prossimo novembre.

Si tratta dei meeting specialistici nel corso dei quali sono organizzati, proposti e discussi alcuni degli “hotspot” che riguarderanno, in generale, i lavori del G7 e i suoi ulteriori incontri, che potremmo definire di “rifinitura”. A Firenze, Roma, Lucca e Bari sono stati discussi temi riguardanti i programmi culturali, la politica estera, l’energia e la crisi finanziaria.
Nei prossimi mesi, a Bologna, Cagliari e Torino, si terranno vertici ristretti, su ambiente trasporti e industria. Sempre a Torino (due volte), Bergamo e Milano ci si confronterà su topics relativi a scienza, lavoro, agricoltura e sanità.

A giudizio dei commentatori internazionali, finora l’incontro collaterale più importante è stato quello tenuto a Bari, in cui si è discusso di economia, crisi del risparmio e ruolo delle banche. Alla presenza dei governatori delle banche centrali nazionali e dei vertici della BCE sono stati fissati alcuni paletti che serviranno da indirizzo per la politica finanziaria dei prossimi anni. Una politica che sarà tesa a diminuire in maniera significativa il rischio sistemico.
Naturalmente, dall’incontro di Taormina, si aspetta anche qualche parola forte, come detto, sulle strategie di sicurezza e sulle politiche per fronteggiare e gestire le ondate migratorie internazionali. Magari utilizzando modelli e parametri già individuati dall’Onu per prevedere la quantità dei flussi che ci interesseranno nei prossimi anni e per non farsi trovare impreparati.

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