Privacy Policy Trump da Gerusalemme a Roma senza convincere -
giovedì 5 Dicembre 2019

Trump da Gerusalemme a Roma senza convincere

Ricordate l’ambasciata Usa in Israele che Trump aveva promesso di spostare da Tel Aviv, dove ha le sue rappresentanze diplomatiche tutto il mondo, a Gerusalemme occupata in attesa di pace e di accordi? Per fortuna Trump ha fatto finta di essersene dimenticato, come per il muro col Messico.
E da questa sera l’ingombrante personaggio ci arriva in casa.

Molta scena e voglia di speranza ma anche molte contraddizioni, sul primo volo diretto tra l’Arabia saudita e Israele che ha portato a Tel Aviv il presidente americano, osserva il sempre acuto collega e amico Eric Salerno. Le speranze e le contraddizioni. Speranze: la pace e la convivenza tra Israele e Palestina è possibile, ha insistito Trump arrivando in Israele e ripete nei suoi colloqui col premier Netanyahu e il presidente Abbas. Contraddizioni, la politica Usa di sostegno all’attuale governo israeliano sulla colonie, di fatto una occupazione pianificata e sistematica dei territori palestinesi che cancella la stessa ipotesi di ‘due popoli due stati’.
Indicative le parole del presidente israeliano Rivlin che dopo aver parlato con Trump ha messo le mani avanti sostenendo che quel “sogno (di pace) potrebbe diventare un incubo” per colpa di Iran e Isis, e dunque, prima di accettare uno stato palestinese indipendente accanto a Israele, bisogna ottenere una vittoria schiacciante sui “terroristi”.
Campa cavallo che l’odio cresce.

Theran l’utile cattivo, ma il nucleare non si tocca
Trump e il suo atteggiamento bellicoso nei confronti di Teheran, annunciato a Riad e ribadito più volte in Israele, trucco di distrazione di massa, sostengono molti osservatori. Distrarre dalla sua promessa elettorale di stracciare l’accordo sul nucleare con l’Iran e rimettere tutto in gioco. Il trattato non sarà stracciato. E l’altra promessa demagogica, spostare l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. Poi qualcuno ha provato a spiegargli che nel frattempo era diventato presidente e che certe scemenze potevano creare crisi planetarie. Ultimo, il sogno dichiarato di portare israeliani e palestinesi a un accordo di pace o almeno al tavolo delle trattative. Quindi, l’ambasciata Usa resta per ora dove sta.
Sempre Eric Salerno su il Massaggero, ricordat come in questi giorni gli israeliani festeggiano i cinquanta anni della conquista della parte orientale della città che fino al 1967 era in mano araba e che racchiude tutti i maggiori luoghi santi. I palestinesi vogliono la parte orientale come capitale del loro stato; gli israeliani respingono l’idea di dividere la città che considerano loro capitale “eterna e indivisibile”.

L’ambasciata fantasma
Mossa preventiva della segreteria di Stato sull’ambasciata a Gerusalemme, la settimana scorsa, con Rex Tillerson che ‘ha lasciato intendere’ senza dire, di un ripensamento sulla promessa elettorale di trasferire da Tel Aviv a Gerusalemme l’ambasciata.Salvo trucchi e furberie.
Il Congresso Usa deliberò nel 1995 il trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme entro il 1999. Avvalendosi, però, delle prerogative riconosciute alla Casa Bianca, tutti i presidenti succedutisi da allora, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama, hanno reiterato -di semestre in semestre- una sospensiva tuttora in vigore. L’ultima firmata da Barack Obama cesserà di produrre effetti il primo giugno prossimo. A Trump basterebbe non firmarne un’altra per dare il via al trasferimento dell’ambasciata.
Ovviamente Netanyahu ripete di essere a favore. Non sono d’accordo gli Stati arabi inclusi i più stretti alleati degli Usa nell’area, Egitto e Giordania.
Va ricordato che le bozze di accordi di pace che prevedono la nascita di uno Stato di Palestina includono anche la clausola che considera Gerusalemme Est capitale palestinese.

E a Roma, si salvi chi può
E da questa sera, Roma e altri problemi per tutti. Per chi vive a Roma, città assediata, ma anche per la diplomazia alle prese con un personaggio come Trump, non facilmente prevedibile né controllabile. Grande attenzione per l’incontro di Trump con papa Francesco, due personaggi di grande spontaneità. Sarà molto interessante leggere i resoconti del loro incontro domani. Per oggi, i problemi che arrivano da Gerusalemme bastano ed avanzano.

Potrebbe piacerti anche