martedì 20 Agosto 2019

Russiagate-Fbi-Watergate. Ricordate ‘Gola profonda?

‘Russiagate’ sempre più simile all’ormai storico scandalo Watergate che portò alle dimissioni del presidente statunitense Nixon. A partire dal coinvolgimento Fbi, oggi, con la cacciata del direttore da parte di Trump. Ma di questo parliamo in altri articoli.
‘C’era una volta’ torna alla ormai mitica inchiesta giornalistica condotta dai due reporter del Washington Post, Carl Bernestein e Bob Woodward, a cui si attribuisce il merito delle rivelazioni decisive per far esplodere lo scandalo.
Ma anche lì c’era lo zampino dell’Fbi, ci racconta Giovanni Punzo.

Il Federal Bureau of Investigation e i suoi altalenanti rapporti con il potere politico nella storia statunitense dalla sua fondazione, il 26 luglio del 1908. Dopo morte di John Edgar Hoover nel 1972, e i 48 anni del suo potere, all’Fbi seguì un anno di direttori ‘pro tempore’. Fino al 9 luglio 1973, quando fu nominato un poliziotto vero, Clarence Kelley, capo della polizia di Kansas City che in precedenza aveva servito per ventuno anni nell’FBI, nel pieno dell’era Hoover, dal 1940 al 1961. Quattro giorni dopo quella nomina, la notizia dell’uso di intercettazioni in varie sedi di governo e non, e lo stillicidio delle dimissioni di numerosi collaboratori di Nixon. Esplodeva lo scandalo Watergate e Kelley si trovò a cercare di rilanciare l’immagine del Bureau e riconquistare la fiducia perduta in mezzo a illazioni, articoli critici della stampa e il duro confronto tra poteri istituzionali. Le udienze pubbliche della commissione d’inchiesta sul Watergate –trasmesse anche in televisione– nel corso del 1974 costrinsero infine Nixon a gettare la spugna il 9 agosto, ma ridiedero anche prestigio ‘ai federali’.

In questo quadro di rapidi cambiamenti al vertice, sconvolgenti dopo il lungo regno di Hoover, si colloca la vicenda di ‘Gola profonda’. Assieme ai due giornalisti Woodward e Bernstein del ‘Washington Post’ si tratta del terzo grande protagonista dell’affare Watergate perché furono le sue rivelazioni a fornire i maggiori argomenti all’inchiesta giornalistica: solo nel 2005, a trentatre anni dalla vicenda, si seppe che si trattava di un vicedirettore dell’FBI; non fu una grande sorpresa perché la qualità delle informazioni aveva sempre fatto sospettare di una persona al corrente di fatti che rivestiva una posizione di rilievo.

‘Vanity Fair’ rivelò ufficialmente che ‘Gola profonda’ era in realtà il vicedirettore Mark Felt pubblicando uno scritto del suo avvocato. Sui motivi reali della disponibilità a collaborare con i giornalisti si è discusso molto, ma – a parte la ‘nobiltà della causa’ sottolineata in tante ricostruzioni – sembra che Felt fosse anche molto critico nei confronti delle nuove gestioni e dei cambiamenti del Bureau.

Felt infatti – come Kelley – aveva trascorso un lungo periodo di lavoro nell’agenzia federale e ne conosceva bene la prassi, tanto bene da essere implicato in una vicenda di abuso nel corso di un’indagine svolta nei confronti del gruppo radicale dei ‘Wethermen’ che si erano opposto alla guerra del Vietnam anche con attentati dinamitardi e intimidazioni armate. Una commissione d’inchiesta aveva però accertato che numerose attività del Bureau svolte ‘sotto copertura’ avevano provocato gli attentati invece di impedirli.
Felt, che nella sua difesa aveva cercato di attribuire queste responsabilità a Gray, fu condannato comunque, anche se tra i testi della difesa comparve l’ex presidente Richard Nixon che confermò che sin dai tempi di Franklin D. Roosevelt l’uso di agenti provocatori infiltrati era praticato normalmente. Nel 1980 Felt fu infine graziato dal presidente Gerald Ford.

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