lunedì 25 settembre 2017

Macedonia, il presidente scopre che governa chi vince le elezioni

FINE ERA GRUEVSKI – Dopo l’assalto al Parlamento macedone, il Presidente Ivanov si rassegna a dare mandato al governo di socialisti e albanesi che avevano vinto le elezioni. Il via libera dopo cinque mesi e una settimana di tensioni, scontri e caos.
L’equivoca figura dell’ex premier Gruevski. Clamorosi problemi di corruzione

Ci sono voluti cinque mesi e una settimana di crisi profonda e lacerazioni interne culminate con l’assalto degli oltranzisti di destra al Parlamento di Skopje, per convincere il Presidente macedone Ivano a dare incarico per la formazione del nuovo governo alla maggioranza emersa dalle elezioni dello scorso dicembre. Era suo dovere da subito, ma questo può accadere nei Balcani.
«Gli ostacoli che impedivano la formazione del nuovo governo macedone sono stati rimossi», ha detto nella cerimonia di consegna del mandato al leader dei socialisti Zoran Zaev.
Gli ostacoli erano suoi personali e di partito, nazionalisti del VMRO e del loro discusso ed inquisito leader Gruevski, da 10 anni al potere.

Lo scorso marzo il dubbioso presidente aveva affermato di non poter, in coscienza, dare il via libera ad un esecutivo formato da socialisti e partiti albanesi. Questi ultimi, sostenuti dal blocco etnico del quarto di popolazione albanese, avrebbero secondo lui minacciato l’integrità del paese progettando la creazione di una «Grande Albania» coi confratelli di Pristina e Tirana.
Per gli osservatori internazionali, dati documentati del «Balkan Investigative Reporting Network», la vera ragione dell’ostruzionismo era il tentativo di ostacolare la commissione d’inchiesta che si occupa dello scandalo intercettazioni del 2015. Il gruppo dirigente del governo Gruevski finito nei guai con accuse di corruzione, che ha poi cercato di risalire la china invocando una presunta minaccia all’«identità nazionale». Sino al punto estremo dell’assalto al Parlamento di Skopje, ferendo numerosi deputati fra cui i leader dei partiti di opposizione.

Un attacco alla democrazia che è parso davvero troppo anche al Presidente Ivanov. L’incaponirsi contro il nuovo governo -scrive Davide Lerner su La Stampa– non valeva il prezzo dell’isolamento internazionale e della nuova fama della Macedonia come «moderna polveriera dei Balcani».
«Ora la vita non sarà facile per il nuovo governo, dopo undici anni di dominio politico le destre si sono radicate negli apparati statali. Ma sicuramente si chiude un capitolo nero della storia dello stato macedone».
I principali protagonisti delle vicende sono l’ex primo ministro Nikola Gruevski, leader nazionalista e conservatore della VMRO-DPMNE, i suoi compagni di partito e i partner di coalizione, che vedono al primo posto l’ex fedele alleato, il partito etnico albanese DUI.
Per più di un mese, manifestazioni anche violente di piazza mentre all’interno del Parlamento la VMRO cercava di impedire – tramite un’interminabile sequela di botta e risposta – l’insediamento della nuova maggioranza parlamentare, la prima dopo 11 anni senza il partito di Gruevski.

Gruevski ora rischia seriamente il carcere.  Resta da capire se la nuova possibile maggioranza favorirà la giustizia tramite azioni penali contro i reati commessi dal tandem VMRO-DUI, o se invece si accontenterà della stabilità, evitando di provocare ulteriori incidenti.
Di certo una seconda “amnistia” per il DUI, dopo quella seguita alla breve guerra civile del 2001, sarebbe un pessimo auspicio. L’opposizione non ha portato alla luce alcun materiale controverso o incriminante nei confronti del partito e del suo leader Ali Ahmeti.
E’ fuori dubbio che ad appropriarsi dello stato e delle istituzioni non siano stati solo Gruevski e gli amministratori di secondo livello, ma l’intera coalizione che ha governato e -scrive Osservatorio dei Balcani– “ha svuotato lo stato di diritto e si è impadronita dello Stato”.

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