lunedì 25 settembre 2017

Afghanistan, il ritorno di nascosto

Afghanistan va e vieni. L’invasione occidentale alla fine del 2001, i contingenti Usa e Nato fino a 140 mila uomini per sconfiggere i talebani, poi, con Barack Obama, il ritiro delle truppe perché le forze governative afghane -diceva la Nato- avevano le capacità per contrastare i talebani da soli.
Ora un nuovo contrordine dall’Amministrazione Trump che s’è accorta di aver perso ormai mezzo Afghanistan: stop al ritiro e alla missione di addestramento e arrivo di nuove forze USA da combattimento.

In Afghanistan, tornano soldati americani da combattimento. Per la prima volta dal 2010 Washington ha deciso l’invio di altri soldati, almeno 3 mila riferiscono fonti del Pentagono, annunciando che si potrebbe arrivare anche a 5 mila uomini. L’anno scorso Barack Obama aveva fermato il piano di riduzione ulteriore delle forze americane a Kabul. Adesso il controdine: si torna indietro, e per combattere.
Nella prima metà del 2016 -dati da Analisi Difesa- il governo afgano ha perduto il controllo del 5% del paese, arrivando a controllarne solo il 65,6%. I talebani, denuncia anche lo ‘Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction’, sono arrivati a controllare più territorio come mai dopo il 200, quando l’Operazione anglo-americana Enduring Freedom fece cadere il loro regime.

Questo situazione così critica aveva imposto a Barack Obama di rinunciare al piano di ritiro di altri 5mila soldati. Nella seconda metà del 2016 altro terreno è stato perso, con il governo afgano che perdeva progressicamente pezzi di territorio: recentissima la caduta del distretto di Sangin, perdita simbolica per tutta la coalizione anti-talebani.
“L’unica buona notizia per Kabul -Gianandrea Gaiani- giunge dal fronte della lotta allo Stato Islamico afghano, gruppo jihadista nemico di governo e talebani assieme, basato soprattutto nelle province orientali di Nangarhar e Kunar. Il capo del gruppo armato, ritenuto responsabile di una serie di sanguinosi attacchi tra cui quello all’ospedale militare di Kabul che nel marzo scorso provocò oltre 50 morti, sarebbe stato ucciso in Afghanistan a fine aprile”.

Ma il rischio vero, analisi dell’intelligence militare, la Defence Intelligence Agency, è che “l’attuale situazione di stallo potrebbe alla fine degenerare a favore del nemico”. Rischio che ogni metro conquistato finora nella più lunga guerra della storia Usa vada perduto e alla fine a Kabul tornino al potere i talebani.
Ancor più pessimista il direttore della National Intelligence, che coordina le 17 agenzie di spionaggio Usa, Dan Coats per il quale “la situazione politica e la sicurezza in Afghanistan quasi sicuramente peggiorerà nel 2017 anche con il modesto incremento di truppe Usa e dei loro alleati”. Per Coats, ascoltato dalla commissione Intelligence del Senato, “l’Afghanistan continuerà a non riuscire a ridurre la dipendenza dalle forze esterne fino a quando non riuscirà a contenere o raggiungerà un accordo di pace con i talebani”.

Un tema, quello dei negoziati coi talebani, che si trascina da almeno dieci anni senza risultati concreti. Per il futuro il coordinatore dell’intelligence Usa non è certo ottimista. “La prestazione delle forze di sicurezza afghane probabilmente peggiorerà per il combinato disposto delle operazioni dei talebani, delle vittime dei combattimenti, per le diserzioni, lo scarso sostegno logistico e l’inefficienza dei vertici”.
Grave e non detto apertamente, che in un simile contesto, 3mila o 5mila soldati in più, non faranno la differenza nè appare immaginabile un ritorno in forze degli alleati in Afghanistan sui livelli del 2010.
Attualmente gli Stati Uniti schierano 8.400 soldati in Afghanistan, sui 13.300 totali del contingente Nato di cui gli italiani sono 950 e altrettanti i tedeschi.

Di rinforzi da inviare nuovamente in Afghanistan ne parlerà anche a Bruxelles, Alleanza Atlantica, Trump tra qualche giorno. Potrebbero servire “alcune migliaia di soldati in più” in Afghanistan ha già detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg -voce delle esigenze Usa- al termine dell’incontro a Londra con la premier britannica Theresa May, pur precisando che non saranno impegnati in combattimento.
Il segretario ha affermato che una decisione definitiva sarà presa nelle prossime settimane e che tutti i Paesi dell’alleanza, inclusa la Gran Bretagna, sarebbero invitati a dare il loro contributo.
Memoria indispensabile prima di tornare sul terreno con forze da combattimento, gli oltre 3.500 soldati alle caduti nell’ondivago percorso politico militare occidentale in Afghanistan. Tra quei morti anche i 54 italiani che non possiamo dimenticare.
Missione italiana in Afghanistan tutta da ridiscutere.

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