giovedì 21 settembre 2017

Russiagate-Fbi, nuovi e grossi guai per Trump

I guai di Trump non finiscono mai. L’accusa del giorno rivolta al presidente degli Stati Uniti è di aver chiesto al numero uno dell’FBI di insabbiare l’indagine sul Russiagate. In particolare l’inchiesta che la polizia federale (che ha anche responsabilità di controspionaggio) stava svolgendo sul generale Michael Flynn. I Repubblicani lo mollano, i democratici attaccano ma soprattutto negli Usa si pensa che la presidenza Trump possa finire prima del previsto.

Una nuova e pesante accusa pende sul capo di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto al numero uno dell’FBI di insabbiare l’indagine sul Russiagate. In particolare l’inchiesta che la polizia federale (che ha anche responsabilità di controspionaggio) stava svolgendo sul generale Michael Flynn.

La vendetta di Comey

Secondo il New York Times, che dice di aver letto un documento scritto da James Comey, l’ex capo dell’FBI licenziato la settimana scorsa, Trump a febbraio ha chiesto a Comey di chiudere l’inchiesta su Flynn. Il New York Times non ha visto il documento, che è stato letto al telefono a un giornalista da una fonte vicina a Comey; altre testate americane, consultando altre loro fonti, hanno confermato l’esistenza e il contenuto del documento.
La vendetta di James Comey arriva in un dossier, insomma, in cui l’ex-capo dell’Fbi vuota il sacco e inchioda il presidente. L’accusa è grave: in un incontro fra i due a febbraio in cui Donald Trump chiese al capo dell’Fbi d’insabbiare l’indagine sul Russiagate.

Il caso Flynn

Nei primi mesi di presidenza, Trump affido al generale Flynn il ruolo di massimo consigliere per la sicurezza nazionale, cioè capo del National Security Council che all’interno della Casa Bianca è la cabina di regìa di politica estera, difesa, anti-terrorismo. Ma Flynn aveva nascosto una serie di rapporti con la Russia, incontri clandestini con l’ambasciatore di Vladimir Putin durante la campagna elettorale, perfino pagamenti ricevuti. Di fronte alle rivelazioni Trump lo caccia ma la posizione di Flynn ha continuato ad aggravarsi, ora è stato convocato dalla commissione d’inchiesta parlamentare e su di lui pende l’obbligo di testimoniare sotto giuramento.

Le richieste di Trump

Comey ha appuntato e classificato ogni appuntamento e ogni telefonata che ha avuto con Trump. Non è chiaro se ha denunciato al ministero della Giustizia la conversazione avuta con Trump e la sua richiesta e l’esistenza degli appunti. Comey ha incontrato Trump il 14 febbraio, il giorno dopo le dimissioni di Flynn, costretto a lasciare l’incarico perché, si era scoperto che aveva mentito al vicepresidente Mike Pence assicurandogli che non c’era nulla di male nella telefonata con l’ambasciatore russo. Quel giorno Comey era nello Studio Ovale con Trump ed altri vertici della sicurezza nazionale per un punto sul terrorismo. “Quando la riunione si concluse Trump disse ai presenti di lasciare la stanza per restare da solo con Comey”. Trump contro le fughe di notizie suggisce a Comey di “considerare (l’opzione) di mettere in prigione i reporter per pubblicare informazioni classificate prima di affrontare l’argomento Flynn” riferisce una delle due persone vicine all’ex capo dell’FBI, che hanno parlato con il Times.

Comey ha consultato  i suoi più stretti consiglieri sull’accaduto e tutti hanno confermato l’impressione che Trump avesse cercato di influenzare l’indagine, un accusa che potrebbe porre la fine della sua presidenza. La guerra dell’intelligence contro il presidente, a colpi di dossier e fughe di notizie, diventa sempre più spietata.
La Casa Bianca nega tutto. Nessuno ha chiesto a Comey di fermare l’indagine su Micheal Flynn. Trump “ha il più alto rispetto per le nostre agenzie delle forze dell’ordine e per tutte le inchieste – si sottolinea nel comunicato – questa non è una presentazione vera o accurata della conversazione tra Trump e Comey”.

Potrebbe piacerti anche