lunedì 25 settembre 2017

L’uniforme del ‘macronismo’

‘In Europa, anche l’arcobaleno parla tedesco’. Massimo Nava che qualche volta fugge dalla Parigi seriosa della politica per dedicarsi a note di costume, insegue l’improbabile divisa dei leaders mondiali per tendenza, per ‘marketing politico’. Tailleur delle signore e blu più o meno nereggiante per presidenti e premier, con variante di quanta caviglia esposta e di color cravatta.
Per fortuna che c’è lei. ‘Lei con le sue giacche rosa, violette, gialle, rosse, verde pistacchio o pisello, azzurro cielo e crema pasticciera’. E dopo Brexit non è Elisabetta d’Inghilterra.

Le giornaliste di moda si sono dilettate sul tailleur carta da zucchero di Melania Trump, Brigitte Macron e Jackie Kennedy, insomma sullo stile elegante/rassicurante delle first ladies. Ma c’é una nuova uniforme che dovrebbe colpire l’immaginario collettivo. Non perché sia un’espressione della fantasia, bensì un prodotto di marketing politico.
Abito blu di taglio moderno, giacca corta e pantaloni senza risvolto a sfiorare la caviglia, camicia bianca (con polsini nei momenti solenni) cravatta nera o blu scurissima: fateci caso, da Sarkozy a Macron, da Fillon a Renzi, questa é la divisa sobria del potere, adatta ad ogni situazione, persino conforme al posizionamento politico/ideologico.

Esemplare, il passaggio di poteri a Matignon. “Sono un uomo di sinistra” diceva l’ex premier socialista Cazeneuve, “Sono un uomo di destra” diceva il nuovo premier Eduard Philippe.
Ma erano vestiti ugualmente, come se fossero usciti dalla stessa boutique, in una perfetta messa in scena per ribadire, come in effetti hanno detto, che occorre superare le divisioni, andare al di là delle famiglie politiche, collaborare per il bene della Francia.

Anche i presidenti americani, salvo che nella spigliata e sportiva sacralità del week end, si vestono allo stesso modo, ma almeno cambiano la cravatta.
Rossa in genere per Trump, blu o azzurra per Obama, che talvolta indossava anche abiti grigi. Francesi e italiani hanno invece scelto il rigore, l’abito che in questo caso dovrebbe….fare il monaco.
Il tutto blu nero é sintesi di eleganza e semplicità, rispetto per le istituzioni, impegno totale, anche se a volte si rischia di assomigliare al proprio autista o alla propria guardia del corpo.
Addio comunque al passato, agli “spezzati” e al grigio di Chirac, alle cravatte di Marinella e al doppio petto di Berlusconi.

Con Renzi/Macron la sovrapposizione d’immagine é totale, complici il fisico e l’età.
Lo stile del presidente o premier riflette anche una stessa visione della politica?
Al di là degli abiti e delle osservazioni di costume, li accomuna di sicuro la volontà di superare gli steccati di partito, di apertura alla società civile, di sbloccare le energia creative e imprenditoriali bloccate dalla burocrazia e dai vecchi riti della politica. Macron, e prima di lui Renzi, sono il simbolo di una svolta, di una nuova generazione politica, di un nuovo modo di fare politica.

Peccato che le fasi temporali e la dimensione istituzionale non coincidano. La parabola di Renzi é probabilmente già finita. Quella di Macron comincia adesso. Macron é in sella grazie a un sistema maggioritario che Renzi avrebbe voluto introdurre nel proprio Paese e che gli italiani hanno bocciato con il referendum.
Per le note di colore, dobbiamo quindi continuare ad andare a Berlino. Angela Merkel si prepara a una quarta investitura, se, come é probabile, in settembre, batterá il socialdemocratico Martin Schultz.
Sará ancora lei a ricevere i leader europei in abito blu. Lei con le sue giacche rosa, violette, gialle, rosse, verde pistacchio o pisello, azzurro cielo e crema pasticciera.
In Europa, anche l’arcobaleno parla tedesco.

Potrebbe piacerti anche