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mercoledì 16 Ottobre 2019

Boris Johnson ministro dà i numeri e vuole soldi dall’Ue per la Brexit

Potrebbe essere Bruxelles a dover pagare il conto per la Brexit. Straparla in una intervista al Daily Telegraph il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson. La Gran Bretagna potrebbe andarsene senza pagare “un penny”.
Una selezione delle “migliori” figuracce dell’ex sindaco di Londra: dagli insulti a Obama al paragone tra l’Ue e Hitler

L’estroso ministro degli esteri britannico, ormai alla vigilia del suo annunciato licenziamento da parte della premier Theresa May, ne spara un’altra delle sue. Il conto della Brexit potrebbe essere a carico della Ue e non della Gran Bretagna, come è convinta Bruxelles. La scemenza in un’intervista al Daily Telegraph.
Secondo i calcoli effettuati dal quotidiano inglese Financial Times, Londra potrebbe dover sborsare una cifra fino a 100 miliardi di euro in seguito alla decisione di lasciare l’Ue. Di tutt’altro avviso Johnson che accusa Bruxelles di volere dissanguare il Regno Unito. Si tratta di cifre “assurde”, attacca il ministro che minaccia di lasciare il tavolo del negoziato “senza pagare nulla”, denunciando le “tecniche brutali di negoziato da parte di Bruxelles”. Negoziato neppure iniziato.

Johnson, uno dei principali artefici della campagna pro-Brexit, aggiunge che è l’Ue che rischia alla fine di dover aprire il portagoglio. “Noi co-deteniamo alcuni beni per i quali abbiamo pagato per anni il cui valore bisognerà valutare accuratamente”, spiega.
Secondo quanto riportato dal Telegraph, il Regno Unito avrebbe il diritto ad un rimborso di 9 miliardi di sterline (10,6 miliardi di euro) dalla Banca europea di investimenti (Bei) e di altri 14 miliardi di sterline, in liquidità e beni immobiliari.

Versione britannica della capigliatura Trump forse in giallo naturale, Boris Johnson denuincia anche un Russiagate isolano. #Russiansdidit è l’hastag che descrive qualsiasi situazione spiacevole in cui potrebbe essere implicato il governo russo.
Sempre con il Telegraph, Johnson ha espresso preoccupazione per il fatto che la Russia possa influenzare lo svolgimento delle elezioni nel Regno Unito “come avvenuto già negli Stati Uniti e in Francia.
Nei giorni scorsi un articolo del Times dal titolo “Bruxelles interferisce nelle nostre elezioni, avverte May”.
L’Ambasciata russa aveva dichiarato: “Grazie a Dio questa volta non è la Russia”. E invece no, grazie al creativo Boris.

Una selezione delle “migliori” figuracce dell’ex sindaco di Londra: dagli insulti a Obama al paragone tra l’Ue e Hitler

Nel luglio scorso la sua nomina a ministro degli esteri britannico del nuovo governo May, a stupire il mondo.
E il mondo della politica e della diplomazia aveva reagito «con un misto di divertimento, sdegno e orrore», scrisse allor il Guardian.
Incline alle gaffe, poco posato, Boris Johnson si è lasciato dietro, durante gli anni come primo cittadino londinese, una serie di figuracce che hanno fatto parlare il mondo intero.
Fronte francese.
Le sparate dell’ex sindaco londinese sui francesi, e in particolare sulla presidenza Hollande si sprecano: secondo Johnson la Francia è dal 2012 «ostaggio dei sanculotti», ed è in corso, in Francia, «una tirannia e uno stato di terrore che non li si vedeva dal 1789», anno dell’inizio della rivoluzione francese.
Una farsa l’invasione nazista del 1940 e il regime di estrema destra del maresciallo Philippe Petain.
L’Unione mai amata.
L’Ue, definita, durante la campagna referendaria, «un tentativo fallito simile a quello di Hitler e Napoleone, con metodi diversi».
Fronte americano a razzismo.
Nel 2007, quando paragonò Hillary Clinton a «un’infermiera sadica su una clinica psichiatrica», mentre Barack Obama è diventato un «mezzo americano e mezzo kenyano che disprezza, a livello ancestrale, la Gran Bretagna».
Si sprecano le uscite xenofobe: da una parte le lotte intestine del partito Tory vengono paragonate alle «orge di cannibalismo della Papua nuova guinea», dall’altra i bambini africani vengono apostrofati con la parola «piccaninnies», letteralmente, in gergo coloniale ,“faccetta nera“.
E ovviamente, i «negri hanno sorrisi come le angurie», dice Johnson.
Mandela invece diventa un «tiranno negro»: dopotutto il vero problema dell’Africa è che «l’Europa non la governa più».
L’episodio politicamente più grave, lo scorso aprile, quando Johnson scrisse una poesia con protagonista Recepp Taypp Erdogan, in cui il Presidente turco era descritto prima come «segaiolo», poi nell’atto di fare sesso con una capra.
Il poema fu scritto per un concorso della rivista The Spectator, competizione che poi il neo ministro vinse, assieme alla somma di 1000 sterline.
E il Presidente Russo, Vladimir Putin.
«Strano, nonostante assomigli a Dobby l’elfo domestico -un personaggio della saga di Harry Potter – in realtà è uno spietato tiranno».
Ma non tutti i despoti stanno antipatici al biondo canarino. Anzi, Johnson si è più volte speso in elogi e omaggi al Presidente siriano Bashar Assad. Questione di gusti.
E anche di caratura politica di un Paese che è costretto a darsi come ministro degli esteri certi personaggi, questi sì, alla Harry Potter. Chi che nella saga recita la parte del fuori di testa?

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