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lunedì 20 Gennaio 2020

Russiagate, il capo Fbi cacciato errore fatale

L’autore del memorandum contro il capo dell’Fbi, il viceministro alla Giustizia convocato al Senato.
Il leader della maggioranza repubblicana e quello dei democratici assieme hanno chiesto a Rod Rosenstein di presentarsi a parlare del licenziamento di James Comey. Pressioni sulla Casa Bianca: si nomini un procuratore per il Russigate.

Se con il licenziamento di James Comey da direttore dell’Fbi Donald Trump sperava di calmare le acque, il risultato è tempesta, e potrebbe rivelarsi l’errore decisivo della sua presidenza. Il licenziamento atto di guerra. Da adesso in avanti tutto potrà accadere in risposta.
Ad esempio, rivoltando come un calzino il dipartimento di giustizia americano, per arrivare poi alla Casa Bianca.
Il leader della maggioranza repubblicana al Senato Usa, Mitch McConnell, ha concordato con il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, di convocare il numero due del dipartimento di Giustizia, Rod Rosenstein, a parlare del licenziamento del direttore dell’Fbi.
Non è una convocazione ufficiale, ma molto vi assomiglia.
La notizia arriva all’indomani della decisione, da parte del Senato di un mandato di comparizione all’ex consigliere per la Sicurezza Mike Flynn.

Rod Rosenstein è l’imprudente che avrebbe firmato l’appunto che avrebbe chiesto alla Casa Bianca la rimozione di Comey. Verbi al condizionale d’obbligo. Così almeno la versione ufficiale, tutta da verificare. Rosenstein il suggeritore del clamoroso licenziamento. Rosestein, ha smentito la versione fornita dalla Casa Bianca secondo la quale Trump avrebbe cacciato Comey solo per seguire il suggerimento contenuto. È stato lo stesso Trump a scavalcare l’ufficio stampa della Casa Bianca e a dire che lui aveva già deciso da solo di far fuori Comey, “a prescindere” dalle raccomandazioni di Rosenstein.
Versioni contrastanti, imbarazzi e forse anche un po’ di paura.

Il New York Times ha scritto che sette giorni dopo il suo insediamento alla Casa Bianca il presidente Donald Trump invitò a cena il direttore dell’Fbi James Comey. Richiesta di garanzie di ‘onestà’, con Comey che distingue tra onestà, garantita, e ‘lealtà’ al nuovo capo, che era altra cosa, affermando di non poter/dover essere “affidabile” nel senso politico convenzionale.
Comey ritiene adesso quella circostanza sia la causa di quanto accaduto nei giorni scorsi.
La Casa Bianca contesta la ricostruzione riferita dal New York Times: “Non crediamo sia accurata”, -‘accurata’ e non falsa- ha detto la vice portavoce Sarah Sanders, affermando che il presidente Trump “non lascerebbe mai intendere di aspettarsi lealtà personale, soltanto lealtà verso il nostro Paese”.

Intanto i ministri della Giustizia di 20 Stati americani su 50 hanno scritto allo stesso viceministro per chiedergli di nominare un procuratore speciale, un inquirente indipendente dall’amministrazione Trump e non un funzionario del governo, che indaghi sul cosiddetto Russiagate. Pasticcio nel pasticcio, la richiesta è stata inviata a Rosenstein perché il suo capo, il ministro Jeff Session si è dovuto astenere dalle indagini sul Russiagate perchè potenzialmente coinvolto.
La Casa Bianca ha sostenuto che la nomina di un procuratore speciale non sia necessaria.
Ma non è detto. Tempi di tempesta per la meteorologia politica, su Washington.

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