Privacy Policy Kosovo enigma politico, elezioni anticipate -
domenica 8 Dicembre 2019

Kosovo enigma politico, elezioni anticipate

In Kosovo è caduto il governo. Il presidente ha sciolto il Parlamento dopo un voto di sfiducia. Le elezioni politiche anticipate si terranno l’11 o il 18 giugno prossimo. Storie di inquisiti eccellenti al Tribunale Speciale per i crimini dell’UÇK insediato all’Aja e impegni internazionali disattesi con Montenegro e Serbia.

Pasticcio Kosovo, lo Stato che c’è per metà del mondo, e che non c’è per l’altra metà che non lo riconosce all’Onu. Stato o non Stato, il Kosovo dove quai tutto funziona poco e spesso male. Parlamento compreso, sciolto ieri dal presidente Thaci.
Il governo del Kosovo, il piccolo stato dei Balcani che è riconosciuto da 111 dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite e che ha ottenuto l’indipendenza dalla Serbia nel 2008, è caduto mercoledì dopo una mozione di sfiducia presentata dall’opposizione.

Il presidente della Repubblica Hashim Thaci, ex capo militare dell’Uck nella guerra contro lo Stato serbo ed inquisito dal tribunale internazionale dell’Aja per sospetti crimini di guerra, ha sciolto l’unica camera del Parlamento kosovaro. Per legge entro 45 giorni si dovranno tenere nuove elezioni parlamentari, molto probabilmente il 18 giugno in concomitanza con in voto in Albania. Nella polemica politica che ha portato alla crisi di governo, le opposizioni e il PDK, il partito maggioritario di Thaci, accusavano il governo di non aver mantenuto le promesse elettorali e di aver perso il sostegno popolare.

Nell’ultimo anno e mezzo in Kosovo ci sono state molte proteste, in particolare contro alcuni accordi raggiunti dal governo kosovaro con la Serbia e il Montenegro: nel primo caso, per accordare alla minoranza serba maggiori diritti e poteri, nel secondo per risolvere una disputa sul confine tra i due stati. L’opposizione sostiene che i due accordi siano in contrasto con la Costituzione. In particolare, l’accordo con i serbi è malvisto per via dei pessimi rapporti con la Serbia, dagli scontri armati di opposizione armata sostenuta dall’estero che giustificarono poi l’intervento della Nato.

Per contro, la recente incriminazione dell’attuale presidente Hashim Thaci e il capo del parlamento Kadri Veseli, da gennaio ufficialmente sotto inchiesta da parte del Tribunale per i crimini commessi dall’Esercito di liberazione del Kosovo, l’Uck, prima, durante e dopo le azioni di guerra. Sul fronte dei conti storici aperti, il ritorno, politico dell’ex-premier Ramush Haradinaj, rientrato in patria dopo l’arresto in Francia, sempre per crimini di guerra. Con la crisi di governo, nuovo stop alle trattative che si trascinano da due anni per la disputa territoriale con il Montenegro. Stabilire confini riconosciuti tra i due paesi è una condizione posta dall’Unione Europea per concedere ai kosovari il diritto di entrare nei suoi paesi membri senza visto per periodi fino a 90 giorni.

L’accordo sul riconoscimento della minoranza serba, invece, era già stato in parte bocciato dalla Corte Costituzionale del paese.
In realtà, non c’è solo la questione dei confini con il Montenegro e dei diritti della minoranza serba che resiste nel Paese, ad agitare la politica del Kosovo. Una questione cruciale è l’istituzione del Tribunale Speciale per i crimini dell’UÇK, che si è insediato all’Aja e che a breve inizierà i procedimenti contro gli ex-combattenti macchiatisi di crimini nella guerra del 1998-99.
Dato che molti di loro sono oggi parlamentari e leader politici.

Potrebbe piacerti anche