martedì 16 luglio 2019

Troppo Trump fa male al populismo

Elezioni in Francia, test del dopo Trump. Deriva populista planetaria dopo le presidenziali Usa? In molti ci contavano e in molti oggi hanno da riflettere, anche in Italia. Perché tra gli sconfitti di queste elezioni francesi non c’è solo Marine Le Pen, ma anche Donald Trump e Teresa May. E qualche italiano che all’estero neppure nominano.
Poi la questione del ‘Macron italiano’, con i tentativi -in assenza di nuovo minimamente credibile- di riciclare un po’ di ‘usato sicuro’.

La battuta più efficace, come spesso accade, quella di Vittorio Zucconi, che riempie sempre le sue arguzie di significati politici veri: «Il vento del trumpismo si è fermato in Normandia».
Lo sbarco americano dalla sponde britanniche sul continente europeo questa volta non è riuscito.
Infatti Zucconi: «Fra gli sconfitti di queste elezioni non c’è solo Marine Le Pen, ma anche Donald Trump e Teresa May. Sono stati sconfitti tutti quelli che credevano che l’Europa fosse la terza rotaia, invece no. Macron ha vinto proprio puntando su un cavallo che sembrava perdente, cioè sull’Europa».

La frenata dei populismi europei nasce da Trump?

Ricordate l’interventismo di Obama anche un po’ fastidioso sulle questioni politiche europee? In Italia le pressioni per il Sì al referendum renziano che, sappiamo, è finiti con una debacle.
Trump lo ha evitato, o almeno, ha fatto finta che così non fosse.
Trump si è guardato da tifare apertamente per un candidato francese. Mai una sua sponsorizzazione per Marine Le Pen, anche se tutti i media gliel’hanno attribuita in un processo alle intenzioni. E Trump, che sta imparando il merstiere, è stato velocissimo a twittare domenica sera le sue congratulazioni a Macron, bruciando sul tempo molti leader europei.

Eppure, una vittoria della Le Pen avrebbe segnato una nuova tappa nell’ondata dei populismi anti-élite, anti-establishment, anti-immigrazione, anti-globalizzazione. Dall’America first di Trump, alla ‘Europa first’, di molti e riscoperti nazioanalismi nostrani da incasso elettorale.
«E’ legittimo avanzare l’ipotesi che sia stata proprio la vittoria di Trump a segnare l’apice dei populismi, e che dopo di lui, forse anche per causa sua, sia iniziato un riflusso», considera Rampini su Repubblica. Che bene ricorda come, già la vittoria di Brexit aveva provocato più di un “pentimento”, anche in casa britannica.
«Vedere Trump in azione ha fatto misurare con mano agli europei quale può essere l’impatto di un iper-populista al governo».

Lo spettacolo dei primi 100 giorni di Trump, salvo gli applausi della tifoseria mobilitata, ha spaventato molti altri.
«L’incompetenza, l’improvvisazione, i primi rovesci subiti, tutto ciò ha fatto uscire i populismi dalla realtà virtuale e li ha resi terribilmente concreti. Dopo Trump abbiamo avuto l’Olanda e la Francia, due battute d’arresto dei populismi europei. E in Germania si direbbe che ci sia il ritorno ad un’alternativa tradizionale, tra cristiano-democratici e social-democratici».
Le ragioni e i mal di pancia che stanno dietro i populismi sono tutti problemi reali e terribilmente concreti. La questione che s’è posta in Francia (e si porrà prima o poi anche in Italia) è quella della credilità del personale politico che quei disagi esprime.

Il Macron ‘de noantri’
Massimo Nava da Parigi, ragiona sulla caccia, un po’ provinciale, al “Macron italiano”. Da un Di Maio di fantasiosa immaginazione ad un Renzi usato ma che più somiglia ad un Macron.
Tifoserie a parte, sul tema populismi e Trump, Nava ci propone un riflessione chiave : «Dal punto di vista mediatico, Renzi e Macron hanno in comune anche una ricerca del consenso che appartiene ai fenomeni del nostro tempo e che ha portato in alto anche Trump e Grillo. Ossia il movimento dal basso che attraverso la rete si sbarazza di apparati e mette al centro della scena il leader salvifico, con tutti i limiti che questo comporta alla prova dei fatti. Giustamente, infatti, si riflette sull’utilitá dei partiti, della formazione delle decisioni, della partecipazione popolare, ma al tempo stesso siamo prigionieri della velocitá, dei tempi dettati dai media e dai social, dal bisogno di delega e di carisma».
Quindi, populismo comunicativi trasversali, verso quali risultati politici reali?

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