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venerdì 13 Dicembre 2019

La Francia vota l’Europa trema

Vincerà la rabbia e l’ignoto o l’usato sicuro più rassicurante? La partita elettorale che si gioca oggi in Francia è questa. Il filosofo francese Pascal Bruckner la racconta con più eleganza, ma sempre a far paura: “Se Le Pen vince le elezioni in Francia, sarà la fine dell’Europa. E, quindi, la fine della democrazia”.
Ma i sondaggi con Macron vincente senza timori? Meglio qualche timore in più che qualche cattiva sorpresa questa sera. Perché, ci ricordava ieri Massimo Nava, l’astensionismo vota Le Pen.

UNA DIVERTENTE ED EFFICACE ‘RECLAME’ ELETTORALE FRANCESE CHE MOLTO SPIEGA

Votano i francesi e trema l’Europa. Sì, perché i britannici in Europa c’erano un po’ soltanto, ma sono sempre rimasti isola e adesso che se ne vanno, ad essere isola ritornano. La Francia, la Germania, l’Italia, sono la stessa Europa continente, per non parlare dell’Unione. Lo dice meglio di così il filosofo francese Pascal Bruckner: “Se vince le Pen, sarà la fine dell’Europa e della democrazia”. Fidarsi o non fidarsi dei sondaggi che dicono di un Macron vincente? “L’Europa ha di nuovo tendenze suicide”, osserva ancora il filosofo. Come negli anni ’30 nei nazionalismi esasperati. Ai tempi nostri, dopo Trump la prudenza è consigliata.

Massimo Nava, su Remocontro spiegava ieri che il rischio Le Pen, sondaggi o non sondaggi, è quello di una bassa partecipazione al voto dei cittadini non schierati, gli astenuti contrari alla Le Pen ma che non votando Macron, l’estrema sinistra ad esempio, che di fatto danno spazio all’estremismo dei sostenitori militarizzati di Marine. Ancora Pascal Bruckner, che avverte, “vincerà Macron. Ma attenzione, non è ancora fatta”. “Macron, in quanto ex banchiere ed ex ministro dell’Economia, rappresenta il capitalismo ‘cattivo’ e il denaro. E il denaro è la cosa che più odiano i francesi”. Bruckner e Nava delle nostre ansie.

Massimo Nava ovviamente oggi si occupa di Corriere della Sera, e noi non ci offendiamo. E sul ‘corrierone’ racconta come, prima che scattasse il silenzio elettorale, la Francia che non vuole precipitare nel buio del populismo xenofobo e antieuropeo ha fatto sentire la sua voce. “Un tambureggiante appello al voto utile per Emmanuel Macron da parte della società civile, dei media, di intellettuali e artisti, di associazioni culturali e religiose”. Nonostante Macron sia accreditato al 63 per cento e la Le Pen abbia perduto terreno nel confronto televisivo. “Dunque, si «tocca legno» come dicono i francesi, ma non è solo scaramanzia.

“Ci si interroga su quanti, fra i «Republicains», sceglieranno il Front o la scheda bianca e quanti nell’estrema sinistra seguiranno la libertà di voto suggerita da Mélenchon, peraltro in sintonia con il programma antieuropeo e anti-establishment della Le Pen. C’è indecisione in ambienti cattolici e nella comunità ebraica, al di là delle posizioni ufficiali”. “A complicare le cose, il lungo ponte dell’8 maggio (anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale), l’atteggiamento di coloro che non ritengono necessario andare alle urne, nella convinzione che il risultato sia ormai acquisito, e infine i veleni circolati in seguito al pirataggio delle mail di En Marche”.

Se la vittoria di Macron è comunque molto probabile, avverte ancora Nava, conta anche come vincerà. “Emmanuel Macron si propone di riformare in profondità la macchina dello Stato, il mercato del lavoro, il sistema pensionistico, la scuola e di rilanciare la competitività perduta di un Paese afflitto da crescita molle e spesa pubblica a livelli insostenibili. Come i suoi predecessori di destra e di sinistra, si scontrerà con le immense resistenze delle corporazioni e con il mito offuscato dello Stato protettore cui restano aggrappati gli elettori della Le Pen e di Mélenchon. Il clima della vigilia racconta quanto sia importante anche la dimensione del successo”.

Aneddoti finali, su Melancon probabile presidente molto napoleonico. Ancora Nava: “Emmanuel Macron, trentanove anni, potrebbe essere il più giovane presidente e uno dei più giovani «condottieri» della Storia francese moderna, se escludiamo i re di ere lontane. Più giovane di Giscard d’Estaing e poco più anziano di Napoleone, imperatore a trentacinque. La suggestione dei paragoni va oltre l’anagrafe. È la sfida per l’Eliseo a suggerire accostamenti celebri. Nessuno resiste al mito di Bonaparte a ridosso del più celebrato anniversario, il 5 maggio. Nessuno resiste anche perché il presidente, quando entra all’Eliseo – un po’ per i poteri costituzionali e soprattutto per i riti e le simbologie che accompagnano il suo incarico – tende ad assomigliare a un monarca e qualche volta finisce per crederci lui stesso”.

Speriamo di non scoprire, questa sera dalle 20 in poi, che la Francia per la prima volta nella sua storia, ha incoronato una regina al posto del re.

 

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