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martedì 15 Ottobre 2019

Ecco Trump: controriforma sanitaria e solo amici utili

Nell’America di Trump, se hai in soldi ti curi, altrimenti crepi. Passa la legge contro l’Obamacare, ora tocca al senato.
Nel mondo di Trump, la nuova geopolitica parte dall’Arabia Saudita, primo viaggio all’estero di Trump. Gli amici utili.
Tillerson: “La politica estera Usa non sarà subordinata ai diritti umani”

Diritto alla salute, vergogna americana

E alla fine, dopo diverse figuracce, Trump ce l’ha fatta: può cominciare a smantellare l’Obamacare, la riforma simbolo dell’ex presidente. La Camera americana ha approvato (ma con appena quattro voti di scarto, 217 sì contro 213 no) il progetto di legge della nuova amministrazione repubblicana che abolisce e sostituisce la riforma sanitaria voluta dai democratici basata sul principio, che la Sanità è un diritto inalienabile di tutti, senza distinzioni di reddito. Era rivoluzione e Trump cancella.

Cosa accadrà ora, se il Senato fa passere l’attuale proposta di contro riforma. Una parte del racconto ironico come sempre ma assieme indignato di Vittorio Zucconi su Repubblica.
– «I giovani sani, i benestanti senza problemi cronici di salute potranno fare a meno dell’assicurazione medica e risparmiare un sacco di soldi, fino a quando staranno bene. Poi, che Dio li aiuti al momento di accendere una polizza. L’assicurazione non è più obbligatoria
– I meno giovani, i portatori di patologie croniche e di varia gravità, potranno scegliere se restare senza alcuna copertura e andare al fallimento (un protocollo di terapie oncologiche per tumori in stato avanzato raggiunge i 172 mila dollari) o pagare premi astronomici, nel nome del “diritto di scegliere”».

Conclusione: la nazione più ricca del mondo rimane la sola nel cosiddetto Occidente, incapace di offrire a tutti i propri cittadini un servizio sanitario nazionale. Obamacare era un tentativo.
«E tutto questo -ancora Zucconi- per diminuire le tasse alle corporation e ai più ricchi, per ostinazione ideologica contro tutto quello che somiglia vagamente a un intervento dello Stato».

America first, sicurezza nazionale prevarrà sui valori

Chi ha mai detto che l’Arabia Saudita sia uno Stato medioevale dove i diritti umani semplicemente non esistono?
Rex Tillerson, il segretario di Stato, ex Exxon ed ex capo dei Boy Scout d’America, c’aveva avvertito due giorni fa: “La sicurezza nazionale prevarrà sui valori. La politica estera non sarà subordinata a diritti umani”.
Gli Usa, non decideranno più le loro relazioni con i paesi stranieri adottando come criterio i valori americani, come ad esempio i diritti umani, perché a prevalere sarà l’interesse della sicurezza nazionale. America First, insomma e il resto del mondo, chi se ne frega. Soprattuto se non siamo amici.
Trump solo un po’ meno ipocrita dei suoi predecessori e avversari?

Comunque sia, prima missione estera di Trump presidente, in Arabia saudita, amica utile. Poi in Israele e Palestina, la grana principale, infine a Roma da papa Francesco, a completare i simboli, la successione delle tre religioni monoteiste. Poi andrà al summit Nato di Bruxelles a chiedere soldi, e chiuderà la trasferta con il G7 sotto la presidenza italiana a Taormina.
Trump il 24 maggio a Roma, il 25 a Bruxelles e il 26-27 a Taormina.
Poco di rituale, c’è da aspettarsi, e chi sa quali sorprese perché da Trump puoi aspettarti di tutto.
Tutto e il contrario di tutto.

America First, fine gendarme del mondo, il raddrizzatore dei torti. Diceva un tempo.
Adesso è il generale McMaster, capo del National Security Council a spiegarci che America First è perfettamente compatibile con una “leadership americana nel mondo”.
Ed ecco i 59 missili sulla Siria o la inutile superbomba fatta esplodere sull’Afghanistan per esibirla al mondo.
E non è detto che in questo primo viaggio a zig zag non solo geografico, non possa uscire una ulteriore sorpresa.
La Casa Bianca non ha risposto alle domande su un possibile incontro bilaterale con Vladimir Putin.

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