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giovedì 17 Ottobre 2019

Ma che combinano quei due matti?

Il dramma di una minaccia nucleare poco credibile con quella faccia. Una faccia o l’altra. La crisi coreana contiene tutti gli ingredienti di una escalation stile Guerra Fredda ma non riesce ancora a far paura al mondo. Bombe atomiche nord coreane e missili per fortuna ancora poco affidabili da una parte. Appelli al dialogo ma anche portaerei e sottomarini pronti all’azione al pari di droni, bombardieri e “scudi” antimissile dall’altra parte. Crisi seria o sceneggiata?

C’è qualche analista di geopolitica che, forse esagerando, l’ha definita una sorta di via di mezzo tra la crisi di Cuba del 1962 e l’incidente del Golfo del Tonchino che due anni più tardi consentì al presidente Lyndon Johnson di autorizzare attacchi militari contro il Vietnam del Nord.
Con la differenza che, in Corea i protagonisti sarebbero almeno 5, commenta Gaiani su Analisi Difesa, ma tutti impegnati a perseguire obiettivi diversi da quelli dichiarati.
La Casa Bianca parla di improbabili incontri tra presidenti ma assieme schiera un sottomarino a propulsione nucleare, il Michigan, con 154 missili da crociera, altre centinaia sono imbarcati sulle navi statunitensi tra il Giappone e la Penisola coreana mentre ai 200 aerei da combattimento già operativi nell’area si sono aggiunti bombardieri B-1 e droni da ricognizione strategica.
L’obiettivo di Donald Trump non sembra però essere un attacco, preventivo o di rappresaglia, contro Pyongyang ma solo di esercitare una tale pressione sul regime comunista da indurre Pechino a gestire direttamente il suo riottoso alleato. E per farlo schiera in Corea del Sud il sistema antimissile THAAD in grado di intercettare i missili balistici a medio raggio nordcoreani, ma non proprio tutti.
Ma allora a che servono?

THAAD – ha il compito di provocare i cinesi poiché il suo radar a lungo raggio può penetrare in profondità lo spazio aereo cinese e lambire quello russo nella regione di Vladivostok, sempre Analisi Difesa. Di fatto svolge lo stesso compito strategico ricoperto in Europa dalle basi in Repubblica Ceca e Polonia dello scudo antimissile statunitense, nato ufficialmente per fermare i “missili balistici iraniani” ma in realtà concepito per tenere il “fiato sul collo” alla Russia penetrandone lo spazio aereo in profondità.

CINA – L’iniziativa militare e politica di Trump mette con le spalle al muro Pechino. Ma il regime di Pyongyang non è disposto a porre la sua sicurezza sotto “l’ombrello atomico” cinese e ogni opzione di intervento politico militare per rovesciare Kim rischia di diventare disastrosa per la Cina. Un “golpe” a Pyongyang, ammesso che sia nelle possibilità di Pechino -sempre Giandomenico Gaiani- potrebbe non riuscire a far cadere Kim mentre un’invasione militare della Corea del Nord garantirebbe alla Cina il “suo Vietnam”. Al tempo stesso Pechino non può accettare il collasso della dittatura nordista che consenta a Seul di unificare la Penisola coreana portando i 30 mila militari americani a schierarsi lungo il confine orientale cinese.

COREA DEL NORD – Al di là delle provocazioni il regime di Kim Jong-un sembra voler perseguire lo sviluppo di missili balistici e armi atomiche per testate missilistiche. Sul piano politico-militare, la Corea del Nord continua a giocare una partita di difficile equilibrio puntando sul fatto che sia i cinesi che i sudcoreani temono le conseguenze di un crollo improvviso del regime che possiede 20 bombe atomiche e migliaia di tonnellate di armi chimiche e che potrebbe determinare la fuga verso il ricco sud di oltre 20 milioni di nordcoreani.

COREA DEL SUD – Seul sembra essere stata colta di sorpresa dall’improvviso dichiarato bellicismi di Trump, nel timore che il braccio di ferro tra Usa e Cina nel Pacifico possa determinare un elevato prezzo da pagare per la popolazione sudcoreana esposta direttamente alle rappresaglie di Pyongyang. Per questo anche lo sconfinamento nello spazio aereo del Nord di una coppia di bombardieri statunitensi B-1 in esercitazione viene considerato una inutile provocazione a Seul. E non è un caso che il direttore della CIA, Mike Pompeo, sia giunto a Seul per fornire dettagli e chiarimenti circa le reali intenzioni degli Stati Uniti.

GIAPPONE – Tokyo ha tutti i motivi per temere un attacco nucleare nordcoreano ma al tempo stesso l’attuale crisi offre al governo nipponico l’opportunità/scusa per migliorare un apparato militare già considerevole. Grazie alla minacce nordcoreane e ai confronto con la Cina per il controllo di alcuni arcipelaghi, il Giappone ha potuto modificare la Costituzione “pacifista“ del 1945 inviando forze militari all’estero per esercitazioni, offrendo cooperazione militare agli alleati e riservandosi il diritto di aprire il fuoco per primo per proteggere alleati in contesti multinazionali.

«Kim Jong-un, per tutti “nemico pubblico numero uno”, consente in realtà ad ogni attore in questa crisi di perseguire i propri interessi nazionali», considera ancora Analisi Difesa. Un contesto in cui potrebbe ritagliarsi uno spazio anche la Russia, in allarme come i cinesi per il potenziamento statunitense nell’area ma da sempre in buoni rapporti con Pyongyang.
Putin mediatore possibile sorpresa.

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