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domenica 15 Settembre 2019

Mille giorni di guerra aerea all’Isis

UCCISI 70 MILA JIHADISTI, 3200 VITTIME CIVILI –
Il rapporto di Airwars: 21 mila raid a partire dall’8 agosto 2014, al costo di 13 milioni al giorno. 12.552 raid in Iraq e 8502 in Siria. Sganciate almeno 76 mila bombe.

Il sito specializzato Airwars ha pubblicato il bilancio dei primi mille giorni di guerra aerea all’Isis, cominciata l’8 agosto 2014 con raid americano vicino a Erbil, in Iraq, allora minacciata dall’avanzata dei jihadisti del Califfato. Una delle più lunghe e sanguinose campagne della storia dell’aviazione dopo il Vietnam. Al costo medio di 13 milioni di dollari al giorno, quindi 13 miliardi in totale, gli aerei della coalizione a guida statunitense hanno condotto 21.064 raid, e sganciato almeno 76 mila bombe.

Tante vittime civili
Secondo le ultime stime del Pentagono, la campagna aerea ha ucciso o messo fuori combattimento circa 70 mila terroristi dell’Isis, cioè i due terzi delle loro forze, in base alle stime più alte. Airwars ha però anche calcolato le perdite fra i civili, che ammonterebbero a oltre 3200.
Di mille è stata anche ricostruita l’identità. Il dato dopo le polemiche per le centinaia di vittime in un raid statunitense a Mosul Ovest, lo scorso mese.
Le perdite nella coalizione ammontano a 7, compreso un pilota giordano catturato e bruciato vivo dagli islamisti nel gennaio 2015.

Le operazioni
La prima bomba, a guida laser, è stata lanciata da un F-18 americano l’8 agosto 2014. Da allora la coalizione ha condotto 12.552 raid in Iraq e 8502 in Siria. Gli americani hanno condotto il 95 per cento dei raid in Siria, e il 68 per cento in Iraq. Al secondo posto arrivano i britannici con 1214 raid in Iraq e 92 in Siria. Seguono poi l’Olanda, che però si è ritirata nel giugno del 2016, con 493 bombardamenti e l’Australia con 489 azioni. Il numero di ordigni usati era di 76.649 a fine marzo 2017. Nei primi tre mesi del 2017, +58 per cento nel numero di bombe rispetto al 2016.

I raid russi
Airwars ha anche analizzato i raid russi in Siria in particolare ad Aleppo, che non fanno parte del conteggio. Fra il 30 settembre 2015 e il 30 aprile 2016 avrebbero causato fra 2210 e 2984 vittime civili, a fronte delle 3294 causate dalla coalizione occidentale in quasi tre anni di guerra. Ovviamente questi dati vengono contestati da fonte russa e siriana governativa.

Conseguenze sul terreno
Nei mille giorni di campagna aerea, assieme alle offensive delle forze curde in Siria e Iraq, e delle forze regolari irachene appoggiate da milizie sciite, l’Isis ha perso il 57 per cento del territorio che controllava nell’autunno del 2014, all’apice della sua espansione e il 73 per cento della popolazione sotto il suo dominio, da 11 milioni di persone a meno di 3.
Nelle battaglie, oltre a migliaia di vittime civili, sono caduti anche almeno 1200 guerriglieri curdi e fino a 8 mila soldati e miliziani iracheni, secondo le stime più alte, smentite però dal governo di Baghdad.

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