• 27 Febbraio 2020

L’Europa che vuole Marine Le Pen e la ‘postdemocrazia’

Le Pen Macron in tv
Chi ha vinto chi ha perso il faccia e faccia, tra analisi inutili e tifoserie taroccate, dove le diverse partite politiche interne ai singoli Paesi dell’Europa si specchiano. Quesito chiave, la post fascista Marine Le Pen può diventare presidente della Francia, e cosa accaderebbe nella piccola Europa comunitaria se ciò accadesse?
Un interrogativo che s’è posto anche il collega Pierre Haski, attento e apprezzato giornalista francese che lavora all’Obs, l’ex Nouvel Observateur in un pezzo che rilancia Internazionale.
«Quell’Europa che spera nella vittoria di Marine Le Pen» è il titolo vetrina.
Ovviamente Pierre Haski parla di cose serie e non dei populismi nazional lombardi nostrani.
Polonia, ad esempio, o Ungheria, che poi vorrebbe la fallimentare integrazione degli ex paesi comunisti nella costruzione europea.

Polonia Ungheria strana copia
La Polonia, ingabbiati dal governo ultraconservatore del partito Diritto e giustizia (Pis) di Jarosław Kaczyński, che più forcaiola e bigotta di così proprio non si può.
Ovviamente il governo polacco è tra i tifosi ufficiali alla vittoria di Marine Le Pen, anche se i flirt della candidata d’estrema destra con l’autoritarismo di Vladimir Putin spaventano molto la Polonia che, accantonata la paura sul fronte tedesco, privilegia quella per l’orso russo.
Poco più lontano, in Ungheria, il presidente Viktor Orbán litiga ancora una volta con l’Unione europea per il suo tentativo di chiudere l’Università d’Europa centrale finanziata dal miliardario americano d’origine ungherese, George Soros.
«Varsavia e Budapest hanno tutto l’interesse in una vittoria di Marine Le Pen che getterebbe l’Unione europea in una crisi profonda», scive Haski.

La democrazia illiberale
Kaczyński, Orbán e Le Pen esponenti di una “democrazia illiberale”, espressione formulata dall’ americano Fareed Zakarya e rivendicata dal presidente ungherese per darsi un alibi. Di fatto, Varsavia e Budapest -nei governi attuali- hanno tutto l’interesse in una vittoria di Marine Le Pen che getterebbe l’Unione europea in una crisi profonda, allontanando l’attenzione dai loro problemi.
Molto peggio l’europeista, Macron, non solo favorevole a un rilancio del progetto europeo e quanti alla rivendicazione forte di certo valori liberali, ma scontato sostenitore guida, se eletto, di un’Europa a diverse velocità, che marginalizzerebbe inevitabilmente entrambi i paesi.
Kaczyński e Orbán trovano invece nel progetto di Marine Le Pen di un ritorno alle sovranità nazionali che lascerebbe loro carta bianca per completare la distruzione dei contropoteri essenziali in una democrazia. Esempio clamoroso, il tribunale costituzionale polacco messo sotto il controllo del governo, eccetera.

La strada della ‘Postdemocrazia’
Condivise nei fatti o nei progetti, una progressiva erosione dello stato di diritto e nuove strutture di controllo delle istituzioni e del pensiero. In Polonia, l’esempio del nuovo museo dedicato alla seconda guerra mondiale. In Francia, pensare a rivalutare Petain. Ma dopo Trump nulla si può considerare impossibile. Secondo il filosofo Edgar Morin, su Le Monde, “Anche in Europa, la politica reazionaria ha dato vita a delle postdemocrazie autoritarie, malamente definite ‘populiste’, e in questo momento storico noi stessi siamo minacciati. Sappiamo dove ci porta il Front national. La postdemocrazia autoritaria, quella di Putin, di Orbán, avanza sul continente”.
Pierre Haski: «La costruzione europea aveva fatto miracoli accompagnando il ritorno alla democrazia di dittature durate decenni, Grecia dei colonnelli, Spagna di Franco, Portogallo di Salazar. Pensavano che lo stesso sarebbe accaduto con i paesi ex comunisti dell’Europa centrale e orientale. Ma sta accadendo l’esatto contrario, con la crescita dei populismi e delle dottrine autoritarie».
Con Marine Le Pen sulla strada della “postdemocrazia”.

rem

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