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martedì 15 Ottobre 2019

La vispa Theresa per niente giuliva

Theresa May con toni sull’isterico accusa politici e burocrati europei di voler influenzare il risultato delle elezioni britanniche dell’8 giugno, che il suo partito conservatore spera di vincere.
Niente castigo, ma Londra onori impegni, replica l’Ue con conti in mano da far paura. I soldi che il Regno Unito dovrà versare ai 27. Finora si parlava di una cifra intorno ai 50, 60 miliardi di euro, ma il FT ipotizza un conto molto più salato, a 100, ed il Brexit si fa amaro.

Per fortuna che c’era il Fair Play britannico. Decisamente aggressiva Theresa May quando, facendo finta di fare la premier, apre di fatto la campagna elettorale per il suo partito conservatore. Perfida Bruxelles. In Downing Street la May dichiara che “alcune persone a Bruxelles vogliono sabotare i negoziati tra Londra e la Ue ancora prima che inizino”. Peggio, “atti commessi per influenzare il risultato delle elezioni politiche dell’8 giugno”. La Spectre dell’Unione?
La May non ha specificato chi siano i suoi oppositori in Europa, e che tipo di influenza sperino di avere sul voto britannico. Una signora un po’ tesa pareva Theresa.

E tornano in mente i commenti attribuiti dalla stampa tedesca a Jean-Claude Juncker sulla scarsa preparazione e mancanza di senso della realtà della May che tanto irritarono due giorni fa la signora. Ed ecco che la inattesa deriva nazionalista tentata da Theresa May per i negoziati sulla Brexit, trova qualche spiegazione. Quei conti da paura che solo adesso Londra ha iniziato a fare?
O mosse furbe per cercare lo sconto passando per lo scontro?
I partiti di opposizione hanno aspramente criticato i commenti della May. La premier scozzese Nicola Sturgeon: “irresponsabile avvelenare l’atmosfera per motivi faziosi, dato che la Gran Bretagna ha bisogno del migliore accordo su Brexit possibile e ha un margine di manovra limitato.”

Intanto, Michel Barnier, capo-negoziatore Brexit per la Ue, in perfetto aplomb inglese, lui, illustra la bozza del suo mandato per la Ue di negoziare con Londra. Sullo sfondo la richiesta dei soldi che il Regno Unito dovrà versare ai 27. Finora si parlava di una cifra intorno ai 50, 60 miliardi di euro, ma il Financial Times ipotizza un conto molto più salato.
Il quotidiano della City stima il ‘conto del divorzio’ che la Gran Bretagna dovrà pagare all’Unione Europea in circa 100 miliardi di euro, e la premier in campagna elettorale s’è turbata.
La cifra che verrà richiesta a Londra considera la percentuale britannica di progetti a lungo termine concordati nell’ambito della Ue, il contributo del Regno Unito al pagamento di pensioni e benefici per i dipendenti dell’Unione e altre spese comuni.

Come capita tra due coniugi, nel momento della separazione, che devono decidere chi deve pagare cosa a chi e quanto. La stima rivista al rialzo tiene conto in particolare di contributi per l’agricoltura che da soli aumenterebbero di 10-15 miliardi di euro il totale di quanto la Gran Bretagna dovrà versare alla Ue. Prima l’uscita, i conti della separazione, poi nuovi accordi tra ex coniugi, dice la notarile Bruxelles
In sostanza, la Ue ha già reso noto che non inizierà a discutere con il governo britannico dei futuri accordi commerciali, dazi e altre forme di cooperazione, fino a quando Londra non avrà risolto le questioni in sospeso. E non è la formula preferita da Theresa May che già minaccia, sarà una negoziatrice ‘bloody difficult’, maledettamente difficile.

Intanto uno dei negoziatori britannici, il ministro della Brexit David Davis: “Una cosa è certa, non pagheremo 100 miliardi di sterline”. “Pagheremo quanto è ‘legalmente dovuto’, non ‘semplicemente ciò che l’Ue vuole'”. E sempre ai conti da fare si torna. E il negoziato vero e proprio sulla Brexit, o meglio la guerra tra Isola e Continente con tali premesse, non è nemmeno cominciato. Se ne parlerà solo dopo le elezioni anticipate britanniche del prossimo 8 giugno.

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