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mercoledì 16 Ottobre 2019

Neonazisti in Slovacchia crescono

Il partito ‘Nostra Slovacchia’, filo nazisti della Slovacchia. Viaggio de La Stampa dove l’estrema destra cresce nei consensi. Ronde anti immigrati e rabbia contro comunità rom e politici corrotti “Vinceremo noi, l’Europa sparirà”. Marian Kotleba, si è autoproclamato “Vodca”, Duce, alla guida del movimento neonazista

«La strada che allontana la Slovacchia dall’Europa è quella che da Bratislava corre verso Banska Bystrica attraversando Nitra, Vranov, Ziar nad Hronom, l’est rurale del Paese dove il partito popolare di estrema destra Slovacchia Nostra governa dal 2013 e dove alle elezioni parlamentari dello scorso marzo ha incassato la maggior parte di quell’oltre 8% con cui ha guadagnato i suoi primi 14 deputati».
Reportage di Francesca Paci su La Stampa, quotidiano torinese di levatura nazionale, che con la direzione Molinari presta molta attenzione all’estero.
Cronaca ma non soltanto. La storia molto spesso lacerante di quelle terre coinvolte nel nazismo capostipite che lacerò il continente. Oggi è nazionalismo populista che conosciamo parzialmente anche in Italia. In Slovacchia, ‘neo’ per età e nazisti per convinzione, rimpiangono monsignor Tiso, il primo cattolicissimo presidente slovacco nonché il collaborazionista sotto cui furono deportati 70 mila ebrei, ci ricorda Francesca Paci.

L’analisi economica del territorio e del Paese, partita svantaggiata in una corsa al benessere dell’est europeo ormai ad ostacoli. La destra nazi-fascio-populista demagogica e velleitaria, che litiga con la destra figlia del posto comunismo vicino, ad esempio i bulgari del BnoShpka su chi è più a destra nella destra. E su chi è più vergine e incontaminato dal sistema, nonostante rimpianti storici da vergogna.
Strategia slovacca, con ulteriori similitudini italiane. Milan Uhrik, 32 anni, numero 2 del partito
‘Nostra Slovacchia’: «Non entreremo in nessuna coalizione, se tra due o tre tornate avremo la maggioranza e se l’UE esisterà ancora faremo un referendum per uscire e poi un altro contro i criminali dell’Alleanza Atlantica».
Un pizzico di Salvini e molto di Le Pen e via populisteggiando.

Cosa sta accedendo in Slovacchia (che è la metà a sud della ormai lontana Cecoslovacchia)?
Partiamo dal Duce, Marian Kotleba, 40 anni, leader del partito di estrema destra Comunità Slovacca – Partito Nazionale (Slovenská pospolitosť – Národná strana), bandito nel 2008 dal Ministero dell’Interno slovacco, ma poi riammesso l’anno dopo. Piccoli aggiustamenti nel nome ed i camerati sono serviti.
In qualità di leader del partito, Kotleba si è autoproclamato “Vodca”, Duce, e spesso si presenta in pubblico indossando un’uniforme militare, è un convinto ammiratore di Josef Tiso, il già citato sacerdote che divenne presidente della Repubblica Slovacca filo-nazista.
Nel 2013 Kotleba alle elezioni regionali della Banská Bystrica, riesce a vincere a sorpresa contro il governatore socialdemocratico uscente Vladimir Maňka.

Come è potuto nascere un simile personaggio?
La controcultura giovanile degli anni ’90, il rock, gli skinheads neri moltiplicati dopo la caduta del comunismo, spiegano all’inviata de La Stampa. I vertici giurano che la simpatia per Tiso non c’entrano con l’Olocausto ma è ‘devozione per il primo presidente slovacco’, minimizzano il passato da miliziani dei compagni di partito e tacciono sul fatto che tra i candidati non eletti del partito ci fosse il cantante della band ‘Juden mort’, morte agli ebrei.
«Due vettori danno linfa a questi nazi-fascisti, la rabbia contro quella parte di sistema corrotta che è passata indenne dagli anni ’30 al socialismo alla democrazia mantenendo tutti i suoi privilegi e il problema reale dei rom, il 10-15% della popolazione divenuto in tempo di crisi il paradigma dello straniero» nota lo studioso del radicalismo di destra Radovan Branik.

Il tema migranti in Slovacchia, esplosivo e platealmente strumentale. L’identità cristiana minacciata dall’islam che quasi non esiste? Una trentina di richieste d’asilo l’anno fanno ridere noi, ma non loro. 5 mila musulmani in tutto il Paese e neppure una moschea, ma una una delle rarissime ragazze velate di Bratislava è stata attaccata sei volte nel 2016.
Fuga di cervelli, denunciano i sociologi, e molti cervelli vuoti tra quelli che rimangono.
Cresceranno, domanda chiave da paura? Che combina la Russia da quelle parti? Anche da loro sostegni ‘di semplice cortesia’ di Putin ai populisti come l’incerto M5S e gli ormai schierati fascioleghisti di Savini?
Un rapporto dei servizi segreti polacchi parla di soldi arrivati a Kotebla da Mosca, ma per ora di certo ci sono solo i fondi pubblici ottenuti con il governatorato e con le ultime elezioni, 5 milioni di euro, che non sono fronzoli.
Dovremo prestare attenzione e tornare ad occuparcene. Per ora grazie a La Stampa.
(http://www.lastampa.it/2017/04/04/blogs/oridente/lo-spettro-neonazi-che-agita-i-sonni-della-slovacchia-vinceremo-noi-e-leuropa-sparira-Dfr7YpVC327PV2mJO6wxXL/pagina.html)