lunedì 18 dicembre 2017

Ensa, nome maschile di uomo nero, Gabriele color latte da lui dipende

Una delle tante storie di povertà rese più tragiche le leggi pensate per i ricchi. Ensa, la esse e non la zeta, un sorridente ragazzone fuggito dal Gambia, da una delle dittature più feroci del mondo. Gabriele, un ragazzo di 25 anni con una grave forma di autismo nato e cresciuto alla Storta a Roma Nord; lì sono i suoi riferimenti di vita assieme a Ensa, giovanotto nero nero. Ora Gabriele rischia di perdere in un colpo solo, casa, quartiere e Ensa.
Leggere soltanto se sopravvive alla bruttura del mondo, la pietà che ci rende umani.

Chi, più di persona che la sua casa e il suo mondo ha dovuto lasciarli di là dal mare, può capire il dramma di chi la sua casa sta per perderla… Come sta per accadere alla famiglia di Gabriele, un ragazzo di 25 anni con una grave forma di autismo…
Per la cronaca, la casa dove Gabriele abita da sempre, a La Storta, periferia di Roma Nord, sarà perduta per via di un mutuo non pagato, acceso sull’appartamento da parenti ai quali la casa è formalmente intestata. Questione di rapporti familiari distratti e mai chiariti, impicci, intrighi, scorrettezze… che capita si nascondano nelle pieghe delle nostre spesso faticose relazioni. E i genitori di Gabriele non hanno gli 80mila euro necessari per comprare quella casa che per il loro figlio segna il perimetro di tutta l’esistenza..
La vita… a volte si accanisce con sgambetti improvvisi, quando pure già tutto è fatica e dolore
E per fortuna che almeno, ora, accanto a Gabriele, insieme ai suoi genitori, a proteggerlo da una verità che non può sapere, c’è Ensa…

Li avevamo incontrati, lo scorso anno, raccontando delle relazioni nate fra i ragazzi del centro richiedenti asilo di Casale San Nicola, a Roma Nord, e molte famiglie dei dintorni. Come non ricordarli… Gabriele e il suo amico Ensa, un sorridente ragazzone fuggito dal Gambia, da una delle dittature più feroci del mondo.
“Sei sempre nero!”, gli aveva detto Gabriele la prima volta che l’ha incontrato. “Però mi piaci…”.
Ha la voce che ride, Ensa, mentre racconta di quel primo ridere insieme che da allora ancora li lega.
Da allora, ogni giorno, Ensa è andato a trovare il suo amico italiano. E continua a farlo, anche adesso che Casale San Nicola è chiuso e con altri è stato trasferito in un centro di Subiaco.
“Ma Gabriele non lo sa – mi dice- e tutti i giorni mi chiama”.
E lui lo rassicura, gli risponde che è vicino e che arriverà presto, che sta già arrivando… perché Gabriele, che non tollera i cambiamenti, si perderebbe nell’idea insopportabile di nuove distanze. E poi, perché c’è quest’altra brutta storia dalla quale, oggi, va tenuto al riparo. La sua casa sta per andare all’asta…

Così era ancora lui, Ensa, accanto ai genitori di Gabriele, Maria Grazia e Fabrizio, qualche sera fa, in collegamento con una trasmissione televisiva, lì a raccontare la loro straziante vicenda. “Nostro figlio non sopporta i cambiamenti, lo distruggono. Se andremo via da questo quartiere dove è nato e cresciuto, morirà di depressione”. Per Gabriele, che vive di poche certezze, e che se tutto dovesse cambiargli intorno non capirebbe perché, sarebbe la fine…
Quando la disperazione è tanta e non si sa da che parte cominciare, ci si rivolge al Tutto… I genitori di Gabriele chiedono aiuto al paese, al Papa, al sindaco della città… Cosa che fa strazio e tenerezza.
Eppure, eppure,… insieme ad Ensa intorno alla casa di Gabriele si muovono amici, bianchi come mozzarelle o neri neri come cioccolatini… ma che di tutti Gabriele pensa “però mi piace!”
E così frugando frugando, Daniela Morandini, che dell’amicizia di Ensa e Gabriele per prima mi aveva parlato, ha tirato fuori da quel mare a volte confuso, spesso prezioso che è internet, una foto di Virginia Raggi, scattata un due novembre. A baciarla, in quella foto che compare sul profilo FB del sindaco di Roma con la scritta “nessuno deve rimanere indietro”, è proprio Gabriele. Che non sia solo uno spot, manda il suo messaggio Daniela…

E così, accanto alla cassa del tabaccheria Cassia de La Storta, compare un manifesto con l’invito a una raccolta di soldi…
Di tutto quest’agitarsi intorno a lui, Gabriele non sa, né può sapere nulla.
Per ora, insieme ai genitori, a regalargli l’illusione che tutto vada avanti tranquillamente fra le cose di sempre, c’è soprattutto Ensa, che anche oggi lo rassicura. ”Sono qui vicino, sto arrivando”… da Subiaco un autobus fino a Ponte Mammolo, spiega, e poi la metro, e poi un trenino regionale, e poi un bus…
Cosa fate insieme? “Lui deve parlare con un amico… noi parliamo.. scherziamo.. ridiamo… parlare gli fa bene…”.. dice il giovane “sempre nero” venuto dal Gambia, Ensa che è sopravvissuto all’orrore, e che ha la forza per abbracciare e fermare il suo amico Gabriele, quando la confusione che ha dentro esplode nella violenza…
E cosa vi dite quando siete insieme?
“Lui scherza molto con me… è dolore se non ci sono”. Dolore che si moltiplicherà per mille se davvero dovesse andare via dal luogo di sempre.
Ha forza fisica, ma anche la forza della speranza, Ensa, che tutto ha lasciato alle spalle, ma che… “Aiwa!”

La forza della speranza sembra tutta chiusa in quella parola che quando tutto sembra fermarsi intorno, ragazzi come lui sempre ripetono: “ Aiwa”, che è sospiro che in arabo significa ‘sì, andiamo avanti’.
‘Aiwa’, sapete?, è diventato anche il titolo di un libretto di disegni fatti da altri amici di Ensa, come lui venuti dall’Africa, per raccontare il colore dei loro ricordi e dei loro sogni. Ieri, sulla pagina FaceBook della mamma di Gabriele è comparso questo messaggio: ‘noi siamo con te, Gabriele!’ Firmato, i ragazzi di Aiwa. Che sanno cos’è il dolore della perdita, loro che tutto hanno lasciato su una riva lontana…

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