L’inquieta Macedonia che di certo non ha neppure il nome, FYROM ufficialmente, Former Yugoslav Republic of Macedonia, perché la Macedonia di Alessandro Magno è solo greca, dice Atene. Se poi parliamo di popoli, in quel pezzo di sud Balcani vivono un po’ tutti, spesso in gara tra loro a concorrere da sempre su chi comanda.
Attivisti di destra fanno irruzione in Parlamento, titola la stampa internazionale.
In realtà sono i sostenitori del partito conservatore dell’ex premier Gruevski dopo l’elezione alla presidenza dell’assemblea di un esponente della minoranza albanese. Quindi, maggioranza slavo bulgara contro la importante e numerosa e decisa minoranza albanese che rappresenta un quarto, forse un terzo del Paese, e su questi numeri già finisce a botte.
A Skopje, capitale dello Stato, i sostenitori del partito conservatore Vmro-Dpmne, la sigla di partito più lunga al mondo, scendono in piazza ogni giorno da dicembre, quando si sono svolte le elezioni anticipate. Elezioni vinte da Gruevski, ma con due soli parlamentari in più dei socialdemocratici all’opposizione. Le trattative per un esecutivo di coalizione con una delle componenti albanesi si erano arenate sulla richiesta dell’albanese come seconda lingua ufficiale.
Partita etnica più che politica, o politica segnata dalle appartenenze etniche, se preferite, in un destino che segna il piccolo Stato dalla sua nascita, alla fine della seconda guerra mondiale.
Tra veti presidenziali e piazze in tumulto, lo scontro rischia di polarizzarsi dunque su base etnica.
Tutti i partiti etnici albanesi rappresentati in parlamento –coordinati da Tirana e Pristina– il 7 gennaio, giorno del Natale Ortodosso, hanno infatti reso pubblica una piattaforma politica congiunta che ha trasformato la natura dell’attuale crisi, da politico-istituzionale a etnica.
La piattaforma, vista da parte di alcuni dei macedoni etnici e dai sostenitori del partito di Gruevski come anticostituzionale, è stata posta come condizione necessaria dai leader dei partiti albanesi per entrare a fare parte della nuova colazione al governo.