mercoledì 19 settembre 2018

Boom nell’export armi dall’Italia, +85% nel 2016

Tra primi 10 acquirenti Arabia Saudita, Qatar e Turchia, che non risultano Paesi esclusi da guerre.
14,6 miliardi di euro nel 2016, con un aumento dell’85,7% rispetto ai 7,9 miliardi del 2015. Relazione annuale al Parlamento dalla Presidenza del Consiglio. Metà dell’affare dalla fornitura di 28 Eurofighter della Leonardo al Kuwait che diventa primo cliente per l’Italia. Armamenti per il 63,1%, diretti a nazioni extra UE e Nato (9,2 miliardi). In Africa settentrionale e Medio Oriente, le aree di maggior tensione nel Mondo

Cifre da brivido, in molti sensi

Entità: più di 14 miliardi e mezzo di euro, +85 per cento in un anno.
Per ciò che l’Italia si mostra brava a costruire e a vendere, cioè armi. E che armamenti sofisticati, vedi i 7 miliardi e rotti per 28 caccia Eurofighter della Leonardo, l’ex Finmeccanica, al Kuwait.
Fin che c’è guerra c’è speranza economica, verrebbe da dire in questa fase di difficoltà economica grave per il Paese, ma le possibili chiavi di lettura sono anche altre.
Ad esempio, per Rete Disarmo, questa crescita di produzione e vendita, alimenterebbe i conflitti, mentre ‘servirebbe invece più controllo e maggiore responsabilità’.

Rete Disarmo la definisce una politica insensata e sviluppa le sua argomentazioni.
Intento una lettura dei fatti più seria della striminzita relazione del governo al Parlamento. Il valore delle esportazioni effettive si attesta sui 2,85 miliardi, in linea con il passato, ma gli effetti delle autorizzazioni 2016 si vedranno nei prossimi anni. Un po’ di fumo oltre l’arrosto.
Decisiva la mega-commessa di caccia Eurofighter per il Kuwait, ma tra i principali Paesi destinatari troviamo anche Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Pakistan, Angola, Emirati Arabi Uniti.
E qui la prima osservazione politico strategica non soltanto pacifista: oltre il 60% delle nostre armi finirà a Paesi fuori da UE e NATO.

Scarsa trasparenza e controllo sulle vendite di armi, accusa Rete Italiana per il Disarmo, in spregio della legislazione vigente che impediscono/impedirebbero di esportare armamenti verso regioni in conflitto o con rischio di violazioni dei diritti umani. Arabia Saudita e guerra nello Yemen, sono la contestazione più immediata possibile. Autorizzazioni per la vendita a ben 82 Paesi, con il rischio di andare a rifornire regimi autoritari  nelle regioni di maggior tensione del pianeta, denuncia Francesco Vignarca, coordinatore Rete Disarmo, chiamando in causa l’UAMA, l’Unità per Autorizzazione dei Materiali d’Armamento, che deve controllare il rispetto della legge ma sospettata di farsi sponsor dell’industria militare.

L’Italia è stata classificata terza per numero di Paesi di destinazione delle vendite, dopo USA e Francia, e fra i primi 10 per valore delle esportazioni. «Appare notevole non solo il livello complessivo delle autorizzazioni all’export 2016 – sottolinea Maurizio Simoncelli vicepresidente dell’Istituto di Ricerche Archivio Disarmo- ma anche il fatto che il totale di autorizzazioni all’export militare italiano conferma la sua robusta crescita. Si è passati dai 3 miliardi nel quinquennio 2010-2014 agli 8 miliardi di autorizzazioni alla vendita già nel 2015».
Insomma, la nuova filosofia sembra essere quella del ‘vendete vendete vendete’ perché il Paese è alla canna del gas ed ha bisogno di soldi, senza guardare troppo per il sottile da dove arrivano.

Torniamo ai clienti, ai destinatari dei nostri sofisticati sistemi d’arma. Nel 2016 il valore delle autorizzazioni ha riguardato solo per il 36,9% i paesi dell’Unione europea e della Nato (5,4 miliardi) mentre la maggior parte, il 63,1%, sono andate a nazioni extra UE e Nato (9,2 miliardi). Tra le zone geopolitiche di esportazione, figurano al primo posto i paesi dell’Africa Settentrionale e del Medio Oriente che con oltre 8,6 miliardi euro.
«Africa Settentrionale e Medio Oriente sono le aeree di maggior tensione del mondo -rileva Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio OPAL di Brescia- e sono zone governate in gran parte da regimi autoritari e da monarchie assolute irrispettose dei più basilari diritti umani».

Dalla valutazioni politiche alle critiche tecniche. L’accusa: «Non è possibile sapere nel dettaglio quali specifici sistemi militari sono stati esportati negli 82 Paesi destinatari». A parte gli Eurofighter al Kuwait. Ancora: la relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze che continua a riportare solo gli “Importi segnalati” senza indicare il valore finale, i soldi veri .
E a proposito di trasparenza, ad esempio, quei 176 milioni di euro per non meglio identificate intermediazioni in campo commerciale. Quindi, appello finale al Parlamento di Rete Disarmo, datevi da fare nelle commissioni competenti per capire e rendere pubblico.

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