Scenari da paura.
Il ministro degli esteri cinese Wang Yi, in visita a Berlino, confessa di avere paura. Paura che tutto scoppi per una successione di ripicche, di arroganze ed orgogli contrapposti. Allarme e perorazione di saggezza cinese: a Stati Uniti e Corea del Sud a fermare le loro manovre militari, a Pyongyang a bloccare i programmi nucleari per raffreddare le tensioni.
«Sicurezza e stabilità sono molto fragili adesso e il pericolo di scoppio di un nuovo conflitto in ogni momento è grande». Wang Yi ammonisce chi poco conosce della Corea del Nord: «Non possiamo rischiare neanche l’1% delle possibilità di una guerra che avrebbe conseguenze inimmaginabili».
Fuori metafora e diplomazia, l’imprevedibile Kim Jong-un fa paura a Pechino, ma anche un Trump alla Casa Bianca non rassicura.
Da Berlino a Pechino, stesso coro.
«La Cina chiede con forza a Stati Uniti e Corea del Sud di fermare le azioni che peggiorino le tensioni regionali e danneggino interessi della sua sicurezza strategica, di cancellare il dispiegamento dei sistemi antimissile Thaad e di rimuovere gli equipaggiamenti».
L’installazione dei sistemi antimissile americani in Corea del Sud non è ovviamente sgradita a Pechino che avverte l’America, da gigante a gigante: «La Cina, ha aggiunto, farà tutti i passi necessari per difendere i suoi interessi».
Missili nella notte.
I militari americani hanno avviato in piena notte l’installazione dei sofisticati e avanzati sistemi antimissile Thaad col trasporto dei singoli pezzi a Seongju, nel Nord Gyeongsang, tra le proteste dei residenti, precvisa l’agenzia Ansa. L’avvio delle operazioni, avvenuto a sorpresa, è avvenuto a soli sei giorni dal via libera della Us Forces Korea.
Sul sito, riferisce l’agenzia Yonhap, manca ancora il rapporto di impatto ambientale che regola la presenza delle forze armate Usa in Corea del Sud. Gli Usa però avevano deciso di accelerare i piani e di rendere i Thaad funzionanti già prima delle elezioni presidenziali sudcoreane del 9 maggio.
La portaerei fantasma.
La Uss Carl Vinson e il suo gruppo d’attacco sono impegnati in manovre congiunte l’Aeronautica nipponica, nelle acque a sud del Giappone. L’iniziativa, che cade nella fase d’avvicinamento della Vinson alla penisola coreana, segue i due giorni di esercitazioni con due cacciatorpedinieri nipponici durante il passaggio del mar delle Filippine.
L’arrivo della Vinson davanti alla penisola coreana, in una prova di forza verso la Corea del Nord e i suoi piani nucleari e missilistici, è vicinissimo: anche qui ci saranno manovre congiunte con le forze armate sudcoreane. Deterrenza o provocazione?
Cina mediatrice, ma non soltanto
«Nel caso la guerra scoppi nella penisola, gli Usa saranno considerati del tutto responsabili per aver causato problemi dopo aver portato molti asset strategici e mezzi di guerra speciali», afferma un portavoce del ministero degli Esteri, in vista della seduta speciale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.