venerdì 21 giugno 2019

La Tv che cresce le paure del paese più fragile chiuso in casa

Talk del pomeriggio, tutti a dichiarare di voler aprire una finestra sulla vita. Poi l’affollamento di omicidi e “misteri”, balconata sulla morte…
Tutto l’insieme, la pubblicità, l’ansia trasmessa, l’evocazione del mostro, gli omicidi… a rimandare l’immagine deformante di un paese vecchio, asserragliato in casa, tra mille paure.

Appunti… accendendo qualche giorno fa la televisione per cercare altro, e incappando in uno dei talk del pomeriggio, che pur dichiarando di voler aprire una finestra sulla vita, sembrava, per l’affollamento di omicidi e “misteri” di cui si disquisiva, aprire piuttosto una balconata sulla morte…
Dunque. In un sonnolento pomeriggio d’aprile, tra casi giudiziari che si trascinano un po’ stancamente, più o meno irrisolti nel tempo, cosa ci si può inventare per tener vivi, caldi caldi, la tensione e il tremore? A metà settimana nessun “terrorista islamico” era all’orizzonte…
Per fortuna che ancora è aperta la caccia al “mostro di Budrio”. Igor Vaclavic, o chi per lui…
Così lo scivolare dei commenti e delle ipotesi e delle ricostruzioni a proposito dei delitti che furono, è stato più volte interrotto da collegamenti (quasi stesse ogni istante per accadere qualcosa di straordinario) con la zona a ridosso delle campagne nelle quali si suppone si sia nascosto, o almeno sia passato, “l’assassino”…

Da vedere in realtà c’era ben poco, se non il volto del telecronista continuamente sollecitato ad “aggiornarci” da studio, che indicava lo spazio verde recintato alle sue spalle, e le camionette dei carabinieri che di tanto intanto da lì passavano… ma il tono era tale da far pensare che da un momento all’altro si sarebbe potuto assistere allo spettacolo degli spettacoli: l’arresto del mostro, grondante magari dell’acqua dei canali nei quali magari era nascosto, magari ( e certo, volete mettere?, lo spettacolo sarebbe stato più succulento) grondante del sangue di un bello scontro a fuoco…
Ma il “mostro” non ha avuto la bontà di comparire, mentre i collegamenti si sono susseguiti (senza novità di sorta a ben pensarci), ma continuamente raccontando che, se il mostro non s’era ancora visto, qualcosa pur significava l’agitarsi tutt’intorno di “cani molecolari”. Già la parola fa paura… sembra rimandare a chissà quale ibrido con poteri mostruosi prodotto in laboratorio (leggo poi, scusate l’ignoranza, che si tratta di “sintesi giornalistica e non scientifica” per indicare cani allenati per riuscire a “fiutare piccolissime particelle che emanano odore, delle molecole’). E dunque, se sono sguinzagliati anche i “cani molecolari”, c’è di che continuare ad aver paura…

Pensando alla gente di Budrio, a quelle terre, ai paesi intorno sotto assedio, delle cronache più che del ‘mostro’, all’enfasi che crea paure, psicosi e reazioni più terribili delle storie pur terribili dalle quali nascono…
Riporto, perché difficile esprimere meglio l’amarezza, le parole della scrittrice Simona Vinci, che a Budrio vive: “…un fatto inaspettato e imponderabile. La narrazione che ne è seguita si è gonfiata in un torrente in piena che ci ha travolti e costretti anche, in qualche caso, a riempirci la mente e la bocca di paure e terrori e rabbie che da piccoli, umani timori si sono trasformati in qualcosa d’altro. Qualcosa che personalmente mi fa più paura del presunto killer russo “armato fino ai denti”, “bestia”, “macchina da guerra”, “killer ninja”, spietato ex soldato dell’Armata Rossa o chissà che altro ancora, che si aggira per le campagne della bassa braccato da Polizia, Carabinieri, corpi speciali, cecchini….”.

Insomma tutta la messa in opera a gonfiare psicosi. Una manna dal cielo per chi sa ben sfruttare e alimentare paure a fini elettorali. Per chi, soffiando sul fuoco dell’insicurezza, chiede che si sia tutti armati… eccetera eccetera…
E come diversamente, se siamo continuamente frastornati da narrazioni di un paese sotto assedio, preso di mira da ladri rapinatori assassini…
Eppure in Italia il numero degli omicidi, di anno in anno, va costantemente diminuendo. 479 (dati Istat) sono stati quelli del 2015, il numero più basso registrato dalle statistiche dall’Unità d’Italia. Così, negli anni ’50 si era intorno ai 1.500 l’anno, negli anni ’70 siamo scesi fra i 900 e gli 800… e via via decrescendo…
E se pensate che ogni anno in Italia vengono uccise più o meno 150 donne (da chi dovrebbe amarle), e il dato è pressoché costante da tempo, aggiungendo qualche donna (poche) che l’omicidio lo commettono loro, e qualche genitore che uccide il figlio (sempre meno) e qualche figlio che uccide il genitore (che pure accade)… forse le spalle dobbiamo imparare a guardarcele in casa.
Ma queste sono storie che valgono appena un lamento il giorno della donna, quando ancora ci si prende la briga di tirare le somme. Perché lo stupore per gli omicidi “ordinari” scivola via in fretta. Volete mettere con un bel criminale venuto dall’est, un po’ Rambo, un po’ Vallanzasca?
Molta tristezza, vedendo la trasmissione che vuole esser finestra sulla vita e lo è invece sulla morte. Sulla morte del senso di realtà, soprattutto.

La caccia all’uomo di questi giorni mi ha fatto venire alla mente un altro fattaccio di cronaca. Altra storia, stessa dinamica. Si cercava, allora, un uomo che nel corso di una rapina aveva ucciso un militare. Una rapina andata a male… Il “Lupo” l’avevamo chiamato. Altra storia, stessa eco di rullar di tamburi… Il “lupo”, fu ucciso a Roma dalle parti di Colle Oppio, dopo esser stato, per giorni, animale braccato. E tutti ci siamo sentiti più tranquilli…
Mi sembrò, e mi sembra ancora, esserci un ché di barbaro in quel che accadde. “Avrei voluto prenderlo vivo”, disse l’agente che l’aveva ucciso, capace di parole d’umanità, difficili da trovare fra le righe della narrazione che aveva eccitato le paure di quei giorni…

Ancora una nota, tornando alla trasmissione da cui si è partiti.
Sarà stato un caso, ma fra un collegamento e l’altro, capita della pubblicità evidentemente rivolta a un pubblico anziano (una sedia per salire scale…). I pubblicitari non comprano spazi a casaccio…
Tutto l’insieme, la pubblicità, l’ansia trasmessa, l’evocazione del mosto, gli omicidi… a rimandare l’immagine desolante (e deformante) di un paese vecchio, asserragliato in casa, tra mille paure.
E che non ci si distragga, da queste paure…

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