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mercoledì 22 Gennaio 2020

Per chi vota il terrorismo in Francia?

Il terrorismo non vota ma assassina. Ma in Francia domenica vota anche la paura del terrorismo. E c’è chi quella paura, opportunisticamente la cavalca. Massimo Nava da Parigi.

Marine Le Pen, giá in testa nei sondaggi, non ha perso nemmeno questa tragica occasione per strumentalizzare la paura e rinnovare gli slogan dominanti della sua campagna: chiusura delle frontiere, fuori dall’Europa, espulsione del maggior numero possibile di schedati e sospettati di islamismo radicale, trascurando il fondamentale dettaglio che trattasi pur sempre di cittadini francesi, nati e cresciuti in Francia, spesso segnati da esperienze di criminalitá comune.

Ma tant’é, l’idea che parlare alla pancia dei cittadini, evocando anche fantasmi, continua a fare breccia in chi spera di portare la Francia fuori dall’Europa e di alzare barriere contro lo “straniero”, che sia immigrato, clandestino o terrorista.

Molti osservatori ritengono tuttavia che alla fine la Francia impaurita e disorientata, che a giusto titolo chiede sicurezza, protezione e risolutezza contro la minaccia terroristica preferisca affidarsi mani esperte, a chi, come Fillon (per quanto azzoppato dagli scandali) può vantare una lunga esperienza di ministro, uomo di stato e primo ministro.

Certamente, la minaccia non favorisce né Melénchon, né Macron, che pure resta in testa nei sondaggi.
Quello che le Figaro ha definito “il cigno nero”, ossia la minaccia di una finale Le Pen – Melénchon sembra incombere sulla Francia, stando almeno ai ultimi sondaggi.

Il paradosso é che entrambi perderebbero nel duello con Fillon o in alterntiva con Macron. Di fatto, al tradizionale duello fra destra e sinistra, si è sostituito un confronto fra europeisti e antieuropeisti, con incognite che pesano non solo sulla Francia.

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