giovedì 21 settembre 2017

Qualcuno ha notizie della battaglia di Mosul?

La battaglia di Mosul non è ancora finita, ci informava Internazionale il 6 aprile scorso, la notizia più recente che abbiamo trovato. I grandi quotidiani internazionale assieme alle voraci agenzie di stampa, tutti quasi silenti. Che stia accadendo qualcosa di sgradevole da nascondere? O è tutto troppo ripetitivo, morto dopo morto, massacro dopo massacro? E gli inviati che ci hanno annunciato tante volte Mosul ‘quasi liberata’?

‘La battaglia di Mosul non è ancora finita’, titolo onestamente Internazionale la settimana prima di Pasqua. Dopo di che, vacanza giornalistica su tutti i fronti.
I grandi quotidiani internazionale assieme alle voraci agenzie di stampa, tutti quasi silenti. Che stia accadendo qualcosa di sgradevole da nascondere?
E gli inviati che ci hanno dato Mosul per ‘quasi liberata’?
Sembra la comica di Bassora, guerra Usa a Saddam, caduta almeno 100 volte negli annunci della guerra in diretta tv, e le 99 balle raccontate.

Un po’ di conti per scoprire cosa sta accadendo
Dal giugno del 2014 Mosul è stata la roccaforte del gruppo Stato islamico in Iraq. Noto a tutti. Lo scorso 17 ottobre le truppe irachene, sostenute dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, hanno lanciato un’offensiva per riconquistare la città. Dopo alcuni mesi la parte est di Mosul è stata sottratta al controllo dei jihadisti.
Il 19 febbraio l’esercito di Baghdad ha ripreso l’offensiva per riconquistare la parte ovest. Sappiamo che centinaia di civili sono morti sotto i bombardamenti della coalizione. Il 17 marzo un raid aereo statunitense ha distrutto un isolato del quartiere di Al Jadida causando, secondo alcune stime, fino a duecento morti. Il 5 aprile, dopo un breve periodo di pausa, sono ricominciati i raid dell’aviazione irachena. Secondo le Nazioni Unite dallo scorso ottobre più di 300mila civili hanno lasciato Mosul.

Assad non ha l’esclusiva dei gas
Agenzia Ansa del 16 aprile, Pasqua. ‘Il portavoce del Comando unificato che in Iraq coordina le operazioni contro lo Stato islamico, ha reso noto oggi che i miliziani dell’Isis hanno nuovamente usato il gas durante i combattimenti a Mosul Ovest.
Il generale Yahya Rasool ha sottolineato che si tratta del secondo attacco compiuto negli ultimi giorni con armi chimiche dai jihadisti contro i soldati dell’esercito iracheno.
Oggi, ha aggiunto il generale, sono almeno sei i soldati ricoverati in ospedali da campo perché non riuscivano a respirare.
Si sta cercando di capire, ha precisato, quale tipo di gas sia stato usato. Nel frattempo ai soldati sono state distribuite maschere antigas.

La battaglia contro ISIS è ancora lunga
Reportage su LookOut di Sara Manisera e Arianna Pagani, sempre più donne coraggiose al fronte.
Grazie e loro scopriamo che le cose in Iraq, a Mosul dei troppo ‘stand up’ tv con casco e giubbetto anti proiettile e raccontarci della battaglia ‘risolutiva’ che per ora non risolve un cavolo.
La quasi normalità della guerra quotidiana davanti la base dell’Emergency Response Division , nucleo della polizia federale irachena, a pochi chilometri da Mosul ovest, dove -raccontano e fotografano le reporter-un gruppo di bambini sudici e scalzi, passa il loro tempo rincorrendo i mezzi blindati che rientrano alla base.

La guerra infinita.
Lo scorso 19 febbraio, il primo ministro iracheno Haider al-Abadi aveva annunciato l’inizio delle operazioni per la riconquista di Mosul Ovest. Da allora, molto rumore di artiglieria e spari, poca strada fatta tra i vicoli del centro storico fatto trincea e trappola dai miliziani Isis.
‘Fronte liquido’, dicono i militari subito copiati del giornalismo ad effetto. Fronte fluido, in continuo movimento. La Golden Division e la polizia federale irachena avanzano di qualche strada ma spesso retrocedono. Il conflitto a Mosul è una guerriglia urbana che si sta combattendo a piedi, casa per casa, strada per strada, all’interno delle abitazioni dei civili o sui tetti dei palazzi dove sono posizionati i cecchini.

Le forze irachene stanno rallentando le azioni militari
Di fronte alla resistenza dell’ISIS e all’aumento delle vittime, le forze irachene stanno rallentando le azioni militari. Mosul, oggi, si trova completamente circondata, ma l’esercito deve affrontare le linee difensive dell’Isis, attraversando i vicoli e le stradine del centro storico, senza la copertura dei bombardamenti della coalizione internazionale e senza i mezzi blindati che non riescono a passare nei vicoli stretti della città vecchia. E ieri, dominio Isis, era peggio. Secondo una ricerca pubblicata dall’International Centre sull’anti terrorismo, 186 miliziani Isis stranieri, i foreign fighters, sarebbero morti compiendo attentati suicidi nel corso dell’ultimo anno.
La maggior parte proveniva dal Tagikistan, seguito da Arabia Saudita, Marocco, Tunisia e Russia. Lo studio sostiene che Isis abbia cominciato a ricorrere agli attacchi suicidi per mitigare la perdita territoriale e resistere alla pressione militare.

Ma anche le vittime dei ‘buoni’
Secondo Amnesty International, centinaia di civili sono stati uccisi da attacchi aerei nelle loro case o in luoghi dove hanno cercato rifugio. Solo il 17 marzo, un bombardamento della coalizione internazionale avrebbe ucciso più di duecento civili all’interno di un palazzo.
Nell’ospedale di Erbil, nel Kurdistan iracheno, gestito da Emergency, la maggior parte delle vittime sono civili, che hanno subito amputazioni agli arti a causa degli ordigni, esplosivi, delle schegge dei mortai e dei droni. Più del 50% sono donne e bambini, raccontano Sara Manisera e Arianna Pagani.
ll chirurgo di Emergency, Marco Pegoraro, le chiama ferite sporche: «Tutte le ferite di guerra sono per definizione sporche, perché tutte le schegge, vengono proiettate all’interno del corpo ma anche perché sono i civili a pagare il prezzo più alto dei conflitti». In questa guerra urbana, fluida e irregolare, i civili sono usati per rallentare le operazioni militari.

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